Sabato, 25 Settembre 2021
Fake & Fact

Il caso Italia: 220mila disoccupati in meno nell'anno del Covid. Nell'Ue sono 2 milioni in più

Nel giorno del clamore suscitato dalla rilevazione dell'Istat sugli occupati, i dati Eurostat mostrano che, stando al tasso di disoccupazione, il nostro Paese è in controtendenza rispetto al resto dell'Europa. Germania e Spagna i mercati con il più alto aumento assoluto di persone senza lavoro

Una doppia premessa (anzi, tripla) è d'obbligo: le statistiche sull'occupazione e quelle sulla disoccupazione fotografano la stessa realtà, ma si concentrano su aspetti diversi dello stesso mercato del lavoro. EuropaToday non è un sito d'informazione scientifica, ma si limita a leggere comunicati e rapporti degli istituti statistici ufficiali. E i rapporti dell'Eurostat (l'istituto di statistica dell'Ue) sono redatti sulla base dei dati comunicati dagli Stati, nel caso dell'Italia dall'Istat. Fatto questo preambolo, nel giorno del clamore suscitato dai dati Istat sull'occupazione nel nostro Paese (un calo di 101mila occupati tra novembre e dicembre 2020), l'Eurostat ha pubblicato il suo bollettino mensile sulla disoccupazione. Da cui emerge come l'Italia, nell'anno della pandemia, abbia visto diminuire di circa 220mila unità i suoi disoccupati. Un fenomeno quasi unico nell'Ue, dove tra il dicembre 2019 e il dicembre 2020 si sono registrati ben 2 milioni di nuovi disoccupati. Di cui, ben 560mila in Germania, e altrettanti in Spagna. 

In altre parole, almeno se si guarda ai tassi di disoccupazione e ai numeri assoluti, il mercato del lavoro del nostro Paese sembra mostrare una resilienza (come oggi si ama dire) maggiore di quella del resto dell'Ue e dell'Eurozona. Ma questo non vuol dire che l'occupazione stia andando bene, come del resto era inevitabile data l'eccezionale crisi che stiamo vivendo: nello stesso periodo, infatti, come ricorda l'Istat, gli occupati sono calati di ben 444mila unità. Perché questa discrasia? 

Ce lo spiega l'Istat: il tasso di occupazione è il rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento, mentre il tasso di disoccupazione è il rapporto tra le persone senza lavoro che sono in cerca di occupazione e le corrispondenti forze, ossia coloro che sono in età lavorativa e cercano attivamente o hanno un'occupazione. Dietro quete due rilevazioni statistiche si celano differenti fenomeni, da quelli demografici all'aumento di coloro che hanno smesso di cercare lavoro. Agli esperti, lasciamo l'analisi. Noi ci limitiamo a segnalare come, guardando al tasso e ai numeri assoluti dei disoccupati, l'Italia mostri una situazione decisamente meno drammatica di altri Paesi Ue.

Stando all'Eurostat, infattti, se i disoccupati italiani erano 2 milioni e 479mila nel dicembe 2019, un anno dopo esatto, con in mezzo la pandemia di Covid-19 e i pesanti contraccolpi sull'economia, le persone senza lavoro (sul totale di coloro che sono in età lavorativa e cercano attivamente un'occupazione) sono calate a 2 milioni e 250mila. Il tasso di disoccupazione era del 9,6% un anno fa, oggi è del 9%.

In Germania, come dicevamo, nello stesso periodo la disoccupazione è aumentata: il tasso è passato dal 3,3% al 4,6%, il numero totale è arrivato a 2 milioni, contro i circa 1,5 milioni del dicembre 2019. In Spagna, i disoccupati sono schizzati al 16,1% contro il 13,7% di un anno fa: tradotto vuol dire 3,7 milioni di disoccupati, circa 560mila in più. Più contenuto, ma sempre elevato, l'aumento dei disoccupati in Francia: 190mila circa su base annua. L'aumento della disoccupazione non ha risparmiato neppure Svezia e Olanda, che hanno registrato rispettivamente +80mila e +60mila disoccupati. 

Tornando all'Italia, e tenendo a mente le premesse fatte all'inizio di questo articolo, è bene citare anche i dati dell'Istat sull'occupazione, che indicano tra dicembre 2019 e dicembre 2020 una flessione di occupati nel nostro Paese pari a 444mila unità. Come dicevamo, le statistiche su occupazione e disoccupazione sono come due filtri diversi che fotografano la stessa realtà. Per esempio, l'eurodeputata del M5s Tiziana Beghin, in queste ore ricorda che un'altra statistica, l'indice Pmi, "che monitora la fiducia dei responsabili acquisti delle imprese europee dimostra che l’Italia è sulla buona strada. A gennaio l'indice ha toccato nel nostro Paese quota 55,1 contro una media dell’Eurozona di 54,8". Per Beghin, si tratta di "un segnale incoraggiante che smentisce tutte le Cassandre che continuano a vedere il peggio per la nostra economia".

Forse, il peggio deve ancora arrivare per l'economia italiana. E di sicuro, per molte famiglie e imprese italiane, il peggio è già arrivato. Come in ogni crisi, ci sono Cassandre, e ci sono gli ottimisti (spesso governativi). Ma al netto di ciò, ci auguriamo che sia troppo presto per fasciarsi la testa. 

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