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Domenica, 2 Ottobre 2022
Covid-19

All'Europa restano 3 miliardi di vaccini Covid: che fine faranno?

Mentre i contagi tornano a salire, a Bruxelles ci si interroga sulla capacità vaccinale dell’Ue che rischia di restare inutilizzata

I contratti firmati dalla Commissione europea dall’inizio della crisi pandemica garantiscono all’Ue fino a 4,2 miliardi di vaccini. Oltre la metà di questi vengono dagli stabilimenti BioNTech/Pfizer, mentre le altre case farmaceutiche si dividono la restante quota di approvvigionamento Ue. Ma i ventisette Stati membri finora hanno utilizzato ‘solo’ 886 milioni di dosi. E in un momento in cui la pandemia è pressoché sparita dalle prime pagine dei giornali, la domanda sorge spontanea: quante dosi rischiano di finire sprecate?

Innanzitutto è bene fare una premessa: anche se l’emergenza Covid non è più sotto i riflettori dei media, la pandemia non è finita. Il coronavirus uccide ancora oltre 6 mila europei alla settimana e alcuni Paesi, come la Francia, stanno registrando un nuovo aumento nei contagi. A spaventare meno è il tasso di mortalità che è crollato dalle percentuali comprese tra l’1,5 e il 2% di un anno fa all’attuale 0,16%. Un abbattimento che gli esperti spiegano principalmente come effetto delle vaccinazioni primaria e di richiamo e, anche se in misura inferiore, come conseguenza della diffusione della variante Omicron, notoriamente più contagiosa e meno letale della Delta. 

Dati che spiegano quanto sia stato fondamentale per l’Ue avere ingenti quantità di vaccini a disposizione nell’ultimo anno. Tuttavia è lecito chiedersi quanto fosse necessario concludere contratti per un numero di dosi otto volte superiore rispetto alla popolazione europea. Fonti di Bruxelles che seguono da tempo il dossier della campagna vaccinale fanno però notare che il numero effettivo delle dosi richieste dall’Ue per far fronte all’emergenza è ben inferiore ai 4 miliardi. In effetti, nel totale delle dosi oggetto dei contratti firmati dalla Commissione europea ci sono anche 900 milioni di dosi Pfizer e 100 milioni di fiale Novavax che sono oggetto di una semplice “opzione di acquisto”. In altre parole, gli Stati Ue si sono riservati di stabilire in un secondo momento se acquistarle, ma non sono obbligati a farlo. Inoltre, l’esecutivo europeo ha concluso contratti per 60 milioni di dosi con Valneva, il cui vaccino anti-Covid è ancora in fase di sviluppo, e per 300 milioni di dosi con Sanofi-Gsk, ma il consorzio franco-britannico è ancora in attesa dell’autorizzazione dell’Ema necessaria all'immissione in commercio. Sottraendo le dosi ‘opzionate’ e quelle non ancora autorizzate, il numero di dosi procacciate dall’Ue scende a circa 2,8 miliardi, una media inferiore alle sei dosi per cittadino europeo. 

Va poi contato il ‘fattore richiamo’. Come precisato più volte dall’Ema, il vaccino anti-Covid, dopo le tre dosi già raccomandate, potrebbe evolversi in un richiamo stagionale adattato alle varianti in circolazione. Una strategia vaccinale che darebbe senso alle dosi oggetto di contratti che prevedono l’adattamento delle dosi alle varianti dominanti. 

Infine, ci sono le donazioni. “L’Europa oggi è il più grande donatore a livello mondiale di vaccini e credo che questa sia una scelta giusta”, ha detto il ministro alla Salute, Roberto Speranza, al termine della riunione del Consiglio Ue con gli omologhi europei. Rispondendo a una domanda sulla possibilità che una parte delle dosi Ue vengano sprecate, l’esponente del governo italiano ha ricordato che donare dosi ai Paesi in via di sviluppo “non è solo una scelta di natura etica, morale e di uguaglianza”, bensì “è una cosa giusta anche sul piano sanitario” dal momento che “si esce solo tutti insieme dal Covid”. Una scelta solidale che, tuttavia, perderebbe significato dopo la recente intesa raggiunta tra Usa, Ue, Sudafrica e India e che presto dovrebbe permettere ai Paesi in via di sviluppo di produrre per conto proprio le dosi di cui hanno bisogno senza dover chiedere l’autorizzazione alle case farmaceutiche titolari dei brevetti.

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