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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Elezioni / Portogallo

Lotta all'austerity e vaccini, il "modello Costa" trionfa in Portogallo

Il premier socialista ribalta le previsioni e aumenta i consensi alle elezioni anticipate. Tra gli artefici del Recovery fund, ha ricevuto il plauso internazionale per la sua campagna vaccinale anti-Covid

Secondo diversi analisti internazionali, compresi i principali media italiani, le urne avrebbero spinto il Paese verso l'instabilità politica. Invece, il premier socialista Antonio Costa non solo ha riconfermato la sua leadership, ma ha anche guadagnato la maggioranza assoluta di seggi in Parlamento, a scapito degli ex alleati del blocco di sinistra. E adesso potrà concentrarsi su quei progetti e quelle riforme del Recovery fund che avevano fatto deflagrare la crisi di maggioranza e portato alle elezioni anticipate in Portogallo. 

Il "modello Costa", in altre parole, non è fallito, almeno per il momento. Divenuto un simbolo della lotta all'austerity nell'Unione europea, il premier era salito al potere nel 2015, trovando un Paese sull'orlo del baratro dopo la dura crisi economica e finanziaria che l'aveva colpito. Accettando come garanzia un salvataggio internazionale di 78 miliardi di euro che mantenne a galla le finanze, Costa ha saputo approfittare della ripresa economica globale pre-pandemia, garantendo crescita, occupazione e stabilità dei bilanci e tagliando i ponti con una serie di misure impopolari attuate dal centrodestra e ispirate ai dogmi del rigore: ha invertito i tagli ai salari e alle pensioni del settore pubblico ed è riuscito comunque a ridurre il disavanzo di bilancio quasi a zero nel 2019, il livello più basso dal ritorno del Portogallo alla democrazia nel 1974. Da qui, la nascita di quello che alcuni analisti internazionali hanno definito il "modello Costa".

Nei primi quattro anni di governo, la crescita economica del Portogallo è stata superiore alla media dell'Unione europea, mentre il tasso di disoccupazione era sceso al 6,4 per cento. Anche grazie a questi risultati, i socialisti vinsero le elezioni alla fine del 2019, e Costa si trovò a gestire una maggioranza spostata ancora più a sinistra.  Neppure il tempo di cementare il nuovo governo e, però, Costa si è ritrovato a dover gestire una nuova e profonda crisi, quella del Covid-19. Nel pieno delle tensioni a Bruxelles tra chi chiedeva un piano straordinario per la ripresa e i frugali che si opponevano proponendo al massimo il Mes (già usato dallo stesso Portogallo tra il 2011 e il 2014), Costa balzò agli onori delle cronache europee per il duro attacco ai frugali, in particolare all'Olanda: "Dobbiamo sapere se possiamo continuare ad andare avanti con tutti i 27 (Paesi) nell'Unione europea, i 19 (della zona euro, ndr), o se c'è qualcuno che vuole essere lasciato fuori. Naturalmente, mi riferisco ai Paesi Bassi", aveva detto nei giorni caldi delle tensioni tra Italia e Olanda. 

Quello che accadde dopo è noto. Costa ha affrontato la pandemia riuscendo a contenere la disoccupazione, nonostante un crollo notevole del Pil dettato da un'economia che resta ancora troppo dipendente dal turismo. Secondo le previsioni economiche della Commissione Ue, il Pil del Portogallo dovrebbe tornare ai livelli pre-pandemia nel 2022. Inoltre, il "modello Costa" è stato usato anche per descrivere la gestione della crisi sanitaria da parte del Paese, con una campagna di vaccinazione che ha ricevuto il plauso internazionale: il 100% di vaccinati tra gli over 65% , e un tasso intorno al 90% per tutta la popolazione. Nonostante questi risultati, il governo è però entrato in crisi: il Partito comunista e il Blocco di sinistra, i due principali alleati di Costa, hanno accusato il leader di non tener fede alle sue promesse anti-austerity, proponendo un bilancio eccessivamente rigoroso e poco espansivo nei confronti delle categorie sociali più colpite dalla crisi. 

Per la sinistra, il "modello Costa" anti austerity tanto apprezzato all'estero (in particolare dal centrosinistra liberale, che lo ha ribattezzato il "capitalismo della sardine") in realtà sarebbe un falso mito. Come scrive Joana Ramiro, il Portogallo "ha registrato la spesa pubblica più bassa in tutta l'Unione europea nel 2020 e nel 2021, mentre gli stipendi e le pensioni continuano a essere scandalosamente bassi per gli standard dell'Europa occidentale. Tra tutti i Paesi dell'Ocse, il Portogallo ha il sesto salario medio più basso (circa 1.000 euro al mese), ma l'aumento comparativamente più alto dei prezzi delle case. In parole povere, questo significa che mentre l'elettore portoghese medio ha ancora un lavoro dopo due anni di coronavirus, la maggior parte si sente sottopagata, oberata di lavoro e incapace di permettersi molto altro dopo aver pagato l'affitto".

Il quadro dipinto da Ramiro centra senza dubbio una delle debolezze strutturali del Portogallo, i bassi salari, che con l'inflazione galoppante rischia di esplodere. La sinistra ha cavalcato questo fantasma, inaugurando una crisi politica che ha portato alle elezioni anticipate. Di contro, il centrodestra, guidato dal Psd e spesso usato da Costa per avere un appoggio esterno e contenere le critiche a sinistra, ha accusato il premier di voler mettere a rischio la stabilità finanziaria del Paese con il suo progetto di bilancio 2022. E facendo affidamento ai sondaggi, ha pensato che la crisi della maggioranza potesse consegnargli le redini del governo. 

Le urne, però, hanno restituito un risulato politico opposto alle previsioni di sinistra e centrodestra: comunisti e Blocco di sinistra hanno visto quasi dimezzare i loro consensi rispetto al 2019, il Psd ha mantenuto lo stesso pacchetto di seggi di due anni fa. Gli unici a crescere, oltre ai socialisti, sono i deputati dell'estrema destra di Chega, che con circa il 7% dei consensi sono oggi la terza forza del Parlamento, ma che restano comunque lontanissimi dai socialisti e dal Psd. Costa invece ha guadagnato il 5% in due anni, conquistando 117 seggi sui 230 del Parlamento contro i 108 vinti nelle elezioni del 2019.   "Maggioranza assoluta non significa potere assoluto. Non significa governare da soli. E' una maggiore responsabilità e significa governare con e per tutti i portoghesi", ha detto Costa commentando a caldo la vittoria.

Di certo, il premier ha già dimostrato di saper usare le geometrie variabili per gestire il potere, strizzando l'occhio a sinistra e al centrodestra. Ora potrà continuare a farlo con una posizione ancora più solida, e con il fantasma dell'estrema destra da sventolare a suo favore. Ma l'arma più importante che il premier potrà adesso utilizzare è senza dubbio il Recovery fund: a Bruxelles, è stato tra i protagonisti della creazione del piano della ripresa. Adesso, a Lisbona, ha un pacchetto da 16,6 miliardi di euro da gestire, di cui 13,9 miliardi di sussidi.  

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