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Mercoledì, 29 Giugno 2022
sicurezza energetica

Cosa succede se Gazprom riduce il gas a Italia e Germania

Per ora, si tratta solo di punture di spillo. Ma la strategia del gigante russo potrebbe colpire le riserve Ue per l'inverno. Mentre le spedizioni di gnl dagli Usa hanno subito un grave stop

Per ora, si tratta solo di punture di spillo: Gazprom ha annunciato una riduzione temporanea delle sue forniture di gas alla Germania via Nord Stream del 40%, mentre Eni ha comunicato un calo, sempre temporaneo pare, del 15% dei flussi dai giacimenti del gigante russo. L'effetto immediato di tali tagli non è preoccupante, concordano tutti gli analisti, sebbene abbia come conseguenza l'innalzamento dei prezzi del gas. Il problema semmai è se con queste riduzioni siano l'inizio di una precisa strategia di Gazprom volta a impedire all'Unione europea di raggiungere l'obiettivo prefissato per assicurarsi un inverno più tranquillo sotto il profilo della sicurezza energetica, ossia il riempimento delle riserve di gas all'80%.

Germania e Italia, infatti, sono i due principali centri di stoccaggio dell'Ue, con una capacità rispettivamente di 245 TWh e 197 TWh. Insieme, rappresentano il 40% delle riserve potenziali del blocco. Se si aggiungono l'Austria (Paese che dipende dallo stesso gasdotto russo che arriva in Italia) e i Paesi Bassi (il cui principale sito di stoccaggio è controllato dalla stessa Gazprom) la quota supera il 60%. Ecco perché il piano che la Commissione europea ha lanciato a marzo per riempire le scorte in vista del prossimo inverno (e ridurre il potere di ricatto di Mosca), dipende molto dalle riserve di questi Stati membri.

L'esperienza recente lo dimostra: durante il 2021, ossia prima del conflitto in Ucraina, Gazprom ha ridotto il flusso dei suoi rubinetti verso l'Europa, con l'effetto che le riserve Ue hanno toccato i minimi dal 2018 (a novembre erano sotto l'80% dello stoccaggio contro quasi il 100% del 2019). Da lì è cominciata la spirale dei rincari dei prezzi, esacerbata poi dalle conseguenze della guerra. Il meccanismo potrebbe riproporsi adesso, dando uno schiaffo ai progetti di Bruxelles: "Al momento non ci sono indicazione di rischi per l'approvvigionamento delle forniture" e "i livelli di riempimento degli stoccaggi di gas nell'Ue sono oggi sono intorno al 52-53%, al di sopra del livello dello scorso anno", ha dichiarato Tim McPhie, portavoce della Commissione europea. Il che è vero, ma non dice tutta la verità.

Il riempimento attuale degli stock è leggermente più alto rispetto allo stesso periodo del 2021, ma decisamente più basso degli anni precedenti, quando superava ampiamente il 60%. Inoltre, ci sono Paesi come Austria e Olanda che sono nettamente indietro rispetto alla media Ue. Germania e Italia per ora si aggirano sul 55% (erano al 70% nel giugno del 2019), ma cosa succederà se Gazprom dovesse ridurre le sue forniture nei prossimi mesi? L'estate si preannuncia calda, non solo geopoliticamente: le previsioni meteo parlano di un'ondata record di calore non solo al Sud e che sta già colpendo alcune aree del Nord Europa. Questo, inevitabilmente avrà effetti sui consumi di energia elettrica.

Inoltre, la mossa di Gazprom (che finora in realtà si è appellata a problemi tecnici e alle conseguenze delle sanzioni Ue, almeno nel caso del Nord Stream) arriva a pochi giorni a ridosso dell'incendio che ha messo temporaneamente fuori uso il terminal di Freeport in Texas, uno dei principali hub per la spedizione di gas naturale liquido (gnl) dagli Usa al resto del mondo. Come è noto, l'accordo sottoscritto a Bruxelles dal presidente Joe Biden e dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, prevede l'impegno degli Stati Uniti ad aumentare già quest'anno le sue forniture di gnl per compensare eventuali riduzioni dal lato russo. I problemi al terminal texano non sono una buona notizia in tal senso: i responsabili dell'impianto hanno affermato che potrebbero essere necessari 90 giorni per un riavvio parziale della struttura e che la piena capacità non dovrebbe essere disponibile fino alla fine del 2022. "Questo è un altro segno di quanto sia fragile il mercato europeo del gas", ha dichiarato all'agenzia Bloomberg Ole Hansen, responsabile materie prime di Saxo Bank. 

E' vero che l'Ue sta cercando di pompare più gas possibile da altre fonti, sia con i gasdotti da Algeria, Norvegia e Aezrbaigian, sia con il gnl da Nigeria e dalla stessa Algeria. Ma se Gazprom dovesse continuare la sua strategia di riduzione delle forniture, gli esperti dubitano che queste alternative saranno sufficienti a consentire di raggiungere il target dell'80% di stoccaggio entro novembre come richiesto da Bruxelles. Secondo  Kateryna Filippenko, analista di Wood Mackenzie, "molto probabilmente nell'Ue lo stoccaggio finirà per essere poco più della metà (della capacità totale, ndr), forse intorno al 54%. Ciò potrebbe porre problemi all'industria poiché l'Europa cercherà di proteggere i consumatori vulnerabili limitando l'uso del gas industriale, ha aggiunto Filippenko. 

Bruxelles, per ora, professa tranquillità. Il tema dei tagli alle forniture di gas da parte del gigante russo Gazprom - ha spiegato una fonte Ue - verrà affrontato nella riunione di domani del Gas Coordination Group, ovvero il gruppo di lavoro composto dagli alti funzionari delle autorità competenti degli Stati membri per la sicurezza dell'approvvigionamento, ma anche dell'agenzia europea Acer, e dell'organizzazione di categoria Entsog.

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