Sabato, 16 Ottobre 2021
Fake & Fact

Perché Londra avrà il vaccino a Natale e l'Ue no?

Il Regno Unito ha battuto tutti sul tempo e inizierà a breve a somministrare le dosi alla popolazione ma assicura di non aver usato "alcuna scorciatoia" nell'approvazione e di essere sicuro dell'efficacia del prodotto. Scetticismo di Bruxelles che dice: "Prima la sicurezza"

Per Boris Johnson è stato un vero e proprio trionfo: il Regno Unito sarà il primo Paese del mondo a dare il via alle vaccinazioni di massa contro il Covid-19, grazie al via libera arrivato in tempi di record al vaccino prodotto dalla Pfizer e della BioNTech, al momento quello che ha dato i risultati migliori. Ma l'Unione europea, che tra l'altro ha finanziato il vaccino in questione, nutre dubbi sui tempi di approvazione di Londra e tra i corridoi di Bruxelles il sospetto è che i tempi della scienza siano stati piegati a quelli della politica, tanto più visto il braccio di ferro sul Brexit.

L'ombra della Brexit

Per il premier britannico, infatti, l'ok al vaccino è una doppia buona notizia, non solo perché dalla prossima settimana inizieranno a essere distribuite le dosi e quindi si comincerà a vedere l'uscita dal tunnel della pandemia, ma anche perché il via libera accelerato è stato rivendicato come uno dei vantaggi dell'imminente Brexit, visto che a livello europeo il regolatore comunitario, l'Agenzia europea del farmaco (Ema), non prevede di dare il suo ok prima della fine dell'anno, e anzi ha criticato la decisione di Londra troppo affrettata rivendicando in una nota che la procedura di approvazione europea è la "più efficace" ed è "basata su più prove". Il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha voluto anche ricordare "agli amici britannici" che "BioNtech è un prodotto dell'Ue", così buono che il Regno Unito lo ha approvato "velocemente". E questo "dimostra che nelle crisi la cooperazione europea e internazionale è la strada migliore".

Procedure accelerate

Ma come ha fatto il Regno Unito a fare così presto? June Raine, il capo dell’agenzia indipendente di controllo e regolazione dei farmaci britannica, la Mrha, ha assicurato che “non è stata presa nessuna scorciatoia” e che l'agenzia ha “effettuato una rigorosa valutazione scientifica di tutte le prove disponibili di qualità, sicurezza ed efficacia”. Ciò è stato fatto utilizzando l'iter accelerato, la "revisione continua", che può essere utilizzata per completare la valutazione di un farmaco o un vaccino promettente durante un'emergenza di sanità pubblica nel più breve tempo possibile, cominciando ad analizzare i vari pacchetti di dati non appena diventano disponibili grazie agli studi in corso. Come ha spiegato la stessa Raine, il Regno Unito è "stato in grado di autorizzare la fornitura di questo vaccino utilizzando le disposizioni della legge europea, in vigore fino al primo gennaio". Secondo queste disposizoni tutti i Paesi europei, Italia compresa, possono rilasciare autorizzazioni di emergenza per vaccini e altri medicinali in caso di crisi sanitaria, quindi la Brexit c'entra relativamente.

Lavoro giorno e notte

Raine ha spiegato che le prime analisi sono state fatte già a giugno e che sono state aumentate le capacità operative e di personale dell'agenzia dedicate all'approvazione dei vaccini, con i ricercatori che sono stati divisi in diversi gruppi che hanno analizzato diversi aspetti in parallelo. “Hanno lavorato giorno e notte e anche nei weekend. I nostri standard sono equivalenti a quelli di ogni altra parte del mondo”, ha assicurato. “Quando devi scalare una montagna ti prepari prima, il 10 novembre quando sono arrivati i risultati a interim del vaccino noi eravamo già pronti al campo base e abbiano subito iniziato lo sprint”, ha aggiunto la donna con una metafora.

I dubbi di Bruxelles

Di diverso avviso la Commissione europea. Durante una conferenza stampa, Stella Kyriakides, commissaria europea alla Salute, ha ribadito: "E' cruciale garantire che il vaccino che approviamo e immettiamo nel mercato Ue sia sicuro ed efficace". Per questo motivo Bruxelles ha scelto la strada "dell'autorizzazione condizionale che chiede un quadro robusto di valutazione diverso dall'autorizzazione di emergenza emessa da altri Paesi", ossia come il Regno Unito. "La nostra autorizzazione - sostiene la politica cipriota - garantisce che la farmacovigilanza e i controlli sulla produzione delle partite di vaccini seguano una procedura giuridicamente stabilita e costantemente controllata". Questi "sono gli elementi fondamentali per garantire l'elevata protezione del cittadino nel corso di una campagna massiccia di vaccinazione". "Diversamente da una autorizzazione di emergenza, quella condizionale permette la commercializzazione di una medicina, mentre con quella di emergenza così non è", ha sottolineato la commissaria Ue. "Questo è il modo in cui procediamo e l'Ema  avrà tutto il tempo necessario per offrire una valutazione scientifica", ha concluso Kyriakides. 

L'efficacia del vaccino

Ma ci sono davvero ancora dubbi su efficacia e sicurezza del vaccino del duo Pzifer/BioNTech? Gli effetti collaterali segnalati finora sarebbero pochi, tra questi un dolore al braccio e mal di testa, ma scomparirebbero in un paio di giorni. Altri eventuali eventi avversi saranno segnalati durante il processo di somministrazione. Per essere efficace il vaccino deve essere iniettato in due dosi a distanza di 21 giorni. Il professor Munir Pirmohamed dell'Università di Liverpool, che presiede la commissione indipendente di esperti di medicina umana che ha consigliato l'Mhra, ha spiegato che l'immunità completa inizia circa sette giorni dopo la seconda dose, ma una certa protezione iniziale parte già 12 giorni dopo la prima. Il vaccino ha dimostrato di essere efficace al 95% e di funzionare in tutte le fasce d'età e il Regno Unito ha già ordinato 40 milioni di dosi, sufficienti per 20 milioni di persone.

Chi lo avrà prima

È già stata fatta una lista d categorie prioritarie che saranno vaccinate. Si partirà dai residenti e dal personale delle case di cura, poi il personale dell'Nhs, il servizio pubblico di sanità, e gli over 80. Si passerà poi alle persone clinicamente vulnerabili che riceveranno la dose insieme a quelle di età compresa tra 70 e 74 anni. Poi sarà il turno di altri cittadini con problemi come il diabete, le malattie cardiache e l'obesità grave riceveranno la dose una volta che gli over 65 saranno stati vaccinati, seguiti da tutti gli over 50. Alle donne incinte verrà consigliato di non fare ancora il vaccino.

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