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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Fact check / Ucraina

Chi sono i 'nazisti ucraini' che Putin dice di voler eliminare

Nel Paese sono attive formazioni dell’ultradestra, che combattono anche contro i separatisti in Donbass. Kiev le ha sfruttate in chiave anti russa ma potrebbero essere un'arma a doppio taglio

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato di voler “smilitarizzare e denazificare” l’Ucraina, inviando l’esercito per proteggere “le persone che sono state oggetto di bullismo e genocidio da parte del regime di Kiev per otto anni” e per “assicurare alla giustizia coloro che hanno commesso numerosi crimini sanguinosi contro i civili” nelle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, appena riconosciute dal Cremlino. Il riferimento è alle formazioni politiche e paramilitari di estrema destra che si sono moltiplicate e rafforzate nel Paese ex-sovietico dalla sua indipendenza dall’Unione sovietica nel 1991. Negli ultimi anni alcune di queste sono state appoggiate, più o meno esplicitamente, da Kiev in funzione anti-russa e si sono rese protagoniste dei combattimenti nelle province separatiste contro i ribelli foraggiati da Mosca. Ma, a seconda di come si evolverà il conflitto, potrebbero diventare un boomerang contro lo stesso governo ucraino.

“Denazificare” l’Ucraina

Da mesi la propaganda russa sta denunciando la presenza di elementi dell’ultra-destra tra i combattenti nelle aree contese dell’Ucraina orientale, definendoli i “degni eredi” delle brigate che, guidate da Stepan Bandera, contribuirono all'attacco all'Urss (proprio in Ucraina) durante la Seconda Guerra mondiale puntando a creare uno Stato indipendente alleato della Germania di Adolf Hitler. Per combattere accanto ai tedeschi queste brigate si organizzarono nell’Armata ucraina d’insurrezione. Da questa si creò poi una divisione delle Ss (la 14esima Waffen Ss Galicia), che sventolava l’antica bandiera ucraina gialla e blu, vietata dal regime sovietico.

Da Bandera all’Euromaidan

Formazioni dell’ultra-destra ucraina hanno successivamente combattuto contro i russi a più riprese: a fianco dei georgiani nel 1993, contro i separatisti dell’Abcasia sostenuti da Mosca, e nel 1994 insieme ai ceceni. In entrambi i casi, si sono trovati dalla parte “perdente”, ma in Russia il ricordo dei “nazisti ucraini” è tutt’altro che sbiadito. Nel 2004, i nazionalisti ricomparvero (seppur con un ruolo marginale) nella cosiddetta rivoluzione arancione in Ucraina, che portò il filo-occidentale Viktor Yushchenko a insediarsi alla presidenza.

Ma fu nel 2014 che i gruppi ultranazionalisti riacquisirono centralità nelle vicende ucraine. Durante le settimane dell'Euromaidan, gruppi come il Settore destro, i Patrioti dell’Ucraina e i Battaglioni di difesa territoriale salgono sulle barricate per spodestare il presidente filorusso Viktor Yanukovich. E da quando i separatisti sostenuti da Mosca hanno cominciato il conflitto nel Donbass, queste formazioni sono scese in prima linea negli scontri con i ribelli, e sono state accusate (non solo dai russi) di gravi abusi e violazioni dei diritti umani, anche contro i civili.

In questi anni si è peraltro estesa sostanzialmente anche l’influenza politica esercitata da questi gruppi della destra radicale. Pur non potendo contare su una nutrita rappresentanza in parlamento, l’ultra-destra ucraina riesce comunque a condizionare la classe dirigente grazie al suo radicamento nelle piazze. Secondo molti osservatori, ad esempio, Kiev non ha mai applicato i punti dei protocolli di Minsk che prevedevano un’intesa con i separatisti anche per le pressioni di queste forze nazionaliste e neonaziste.

Il battaglione Azov

Tra i gruppi neonazisti ucraini il più forte è sicuramente il cosiddetto battaglione Azov. Il corpo nacque nel maggio 2014 a Mariupol, una città ucraina affacciata sul Mar d’Azov, per opera di Andriy Biletsky, un militare noto con l’appellativo di “Führer bianco” e sostenitore della purezza razziale della nazione ucraina. Si trattava inizialmente di una milizia irregolare composta da ultras neonazisti che combattevano contro i ribelli ucraini filorussi, macchiandosi secondo diverse fonti (tra cui Amnesty international e l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) di numerose atrocità anche contro la popolazione civile, tanto nel settore di Mariupol quanto negli oblast orientali, da Kharkiv a Lugansk. 

Nell’ottobre dello stesso anno il battaglione diventò così imponente da essere inquadrato nella Guardia nazionale, sotto il controllo del ministero degli Interni, per sfruttare al meglio le milizie rivelatesi cruciali per arginare l’avanzata dei ribelli nel Donbass. Biletsky ottenne il grado di colonnello e una medaglia al valore per aver guidato la squadra probabilmente più efficace al fronte.

Ora l’Azov, che conta circa 1.260 effettivi, è un reggimento di forze speciali e viene addestrato da istruttori Nato, ma ha mantenuto le insegne che ricalcano gli emblemi delle Ss naziste sopra al cosiddetto sole nero, un altro simbolo caro a Hitler. Dal febbraio 2019 è dislocato nuovamente in Donbass, e probabilmente nelle prossime ore sarà ancora in prima linea contro le forze armate russe.

Le conessioni europee

Il movimento ha tentacoli in tutta Europa e anche oltre: insieme ad altre organizzazioni forma una rete nera di reclutamento internazionale che richiama neonazisti e suprematisti bianchi da entrambe le sponde dell’Atlantico (anche attraverso Facebook), guadagnandosi il soprannome di “legione nera ucraina”. Centinaia di giovani giungono da luoghi diversi in Ucraina per combattere tra le sue fila, e una volta rientrati nel proprio Paese mantengono il collegamento con i centri di reclutamento ucraini.

In Italia il battaglione ha avuto diversi contatti con la galassia dei gruppi di estrema destra (messi in evidenza anche attraverso le indagini sulle reti del neoterrorismo nero) e in particolare con i militanti di CasaPound, alcuni dei quali avrebbero partecipato agli addestramenti dell’Azov. 

Il partito

Ma l’Azov non è solo un reggimento: è anche un movimento politico, che si è dato una struttura nel corso del tempo. Il suo fondatore Biletsky ha creato un partito, Corpo nazionale, nell’ottobre 2016 e ha pubblicato un libro, “Le parole del Führer bianco”, che funziona da manuale per l’addestramento delle reclute. Il campo d’azione dell’Azov si è espanso, tanto da inglobare altri soggetti della galassia dell’estrema destra come i Patrioti dell’Ucraina (i quali erano stati accusati di aver aggredito dei migranti e degli studenti).

Intervistato da Repubblica, Biletsky ha dichiarato di essere un uomo di destra ma di non considerarsi né nazista né fascista. Quanto ai crimini di guerra di cui il suo reggimento è accusato, non li ha riconosciuti e anzi ha detto che i suoi uomini “si sono sempre comportati da cavalieri, al contrario dei russi”. Alcuni “reparti nazionali” (costole dell’Azov) si sono presentati alle elezioni parlamentari del 2019, ma non hanno raggiunto la soglia di sbarramento. Il loro programma politico comprendeva l’espansione dei poteri presidenziali, la rottura dei legami con Mosca, l’opposizione all’ingresso di Kiev in Ue e nella Nato, il rilassamento delle norme sul porto d’armi e la reintroduzione della pena di morte per alcuni reati.

Pressione su Kiev

Pare addirittura che le classi dirigenti ucraine abbiano esortato queste formazioni ad armarsi più pesantemente nella prospettiva di una resistenza armata contro i russi, come riportato dal New York Times. Ma si potrebbe trasformare in un’arma a doppio taglio per il governo ucraino, nel caso in cui gli ultranazionalisti ritenessero che Kiev abbia concesso troppo a Mosca per ottenere una tregua. “Se qualcuno nel governo ucraino cerca di firmare (le trattative con la Russia), un milione di persone scenderà in strada e quel governo cesserà di essere il governo”, ha dichiarato Yuri Huymenko, capo del partito-milizia Ascia Democratica, un'altra formazione di estrema destra nata negli ultimi anni. Con il suo gruppo si era detto pronto ad imbracciare le armi, e non perdonerebbe al proprio Paese una linea troppo “morbida” nei confronti dell’invasore: prima di fare concessioni al Cremlino, ha sostenuto, bisogna resistere. 

E molti partiti politici sono dello stesso avviso: non si può cedere a Mosca. Secondo Oleksandr Ivanov, a guida del Movimento contro la capitolazione, la società civile in Ucraina "ha un’influenza maggiore sulla politica rispetto ai partiti politici veri e propri”. Questo significa che “firmare compromessi è una garanzia per avere proteste”. Tradotto: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky deve prestare attenzione sia alla minaccia esterna, i carri armati russi, sia a quella interna, i destabilizzatori nazionalisti. E, nelle parole di Huymenko, i politici di Kiev “temono più il popolo ucraino che l’esercito russo”. Dal canto suo, Zelensky aveva accusato Ascia democratica di un tentato colpo di Stato in autunno, ma l’attacco ordinato da Putin ha rimescolato tutte le carte in tavola.

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