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Domenica, 28 Novembre 2021
Fake & Fact

Il caso dell'Austria: punta su AstraZeneca per risparmiare, e ora se la prende con l'Ue

Il cancelliere Sebastian Kurz, sostenuto da Lettonia, Bulgaria, Slovenia e Repubblica ceca, accusa la Commissione di non distribuire i vaccini in modo equo tra i diversi Paesi membri. Ma Bruxelles ricorda che fu proprio Vienna, insieme ad altri, a chiedere di accelerare sul farmaco anglo-svedese. E a chiedere e ottenerne più dosi rispetto al più costoso Pzifer-BioNTech

La Commissione europea non ha distribuito i vaccini contro il Covid in modo equo, favorendo alcuni Paesi a danno di altri. L'ultima accusa alla campagna di immunizzazione di Bruxelles arriva dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz, ormai sempre più trait d'union in Ue tra frugali e populisti à la Orban. In una lettera sottoscritta anche da Lettonia, Bulgaria, Slovenia e Repubblica ceca, il leader del governo di Vienna ha accusato Bruxelles di disparità di trattamento e ha chiesto una discussione sulla distribuzione dei vaccini al prossimo vertice Ue, previsto per fine mese.

All'accusa, la Commissione ha risposto ricordando a Kurz di aver proposto a suo tempo una rigorosa distribuzione proporzionale per ciascun tipo di vaccino, ma che i governi si sono oppsti chiedendo un approccio più flessibile. "Spetterebbe agli Stati membri trovare un accordo se volessero tornare alla base proporzionale", scrive Bruxelles in una nota. Il quotidiano Politico ha poi sottolineato come il team dell'Ue (quasi segreto) che è stato predisposto per le procedure centralizzate di acquisto dei vaccini è co-presieduto da un esperto nominato proprio da Kurz.

Inoltre, basta sfogliare le rassegne stampa europee dei mesi scorsi per ritrovare come diversi Paesi membri, tra cui la Polonia e la Bulgaria, avessero deciso di scommettere con forza sul più economico vaccino di AstraZeneca, mentre la Germania avvisava della necessità di fare maggiori scorte del farmaco di Pzifer e della tedesca BioNTech. Berlino fu all'epoca accusata di favorire il vaccino di casa, che costa 6 volte quello di AstraZeneca. E mise mano al proprio budget per rimpinguare le dosi di Pzifer. 

Erano i giorni in cui da più parti, Italia compresa, arrivavano appelli accorati (se non accuse) alla Commissione europea e alla sua agenzia del farmaco, l'Ema, affinché velocizzasse l'approvazione del vaccino di AstraZeneca. L'Austria del cancelliere Kurz era tra i più critici nei confronti delle lungaggini dell'Ema (il cui board, giova ricordarlo, è composto dai rappresentanti scientifici dei 27 Stati membri). Ottenuto il via libera dell'agenzia, come riporta il Der Standard, Vienna richiese un maggior numero di scorte di AstraZeneca rispetto a quelle che gli sarebbero arrivate da Bruxelles attraverso una ripartizione proporzionale: sembrava la scelta più furba: un vaccino meno costoso e più facile da trasportare. Cosa chiedere di più per un frugale come Kurz?

Nessuno avrebbe immaginato quello che sarebbe successo dopo: il braccio di ferro sulle consegne e il contratto tra AstraZeneca e la Commissione europea. I problemi con alcuni lotti che hanno portato diversi Paesi Ue a bloccare (o rallentare) la vaccinazione con il farmaco del gigante britannico-svedese. E poi un certo "shitstorm" mediatico e social su questo vaccino, che almeno nel Regno Unito ha riportato effetti collaterali e casi di sospetti decessi pari a quelli dei vaccini di Pfizer. 

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