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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Lo studio

L'Italia è tra i Paesi Ue che stanno sostenendo meno l'Ucraina

È quanto emerge da un database che verifica aiuti promessi ed effettivamente inviati a Kiev. A luglio, i 6 Stati europei più grandi non hanno assunto nuovi impegni militari

Per tutto luglio, i sei Paesi più grandi d'Europa, tra cui l'Italia, non hanno preso nuovi impegni militari per sostenere l'Ucraina. Si tratta della prima volta da quando è scoppiato il conflitto. E questo proprio mentre Kiev sta lanciando una controffensiva cruciale contro l'invasione Russia. È quanto emerge da un'analisi dell'Ucraine Support Tracker, un database che elenca e quantifica il sostegno militare, finanziario e umanitario promesso ed effettivamente erogato dai governi occidentali a Kiev. Un database che evidenzia come, al netto delle dichiarazioni pro-Kiev, il Belpaese sia tra i Paesi Ue che meno stanno aiutando l'Ucraina.

L'Ucraine Support Tracker, curato dal Kiel Institute for the World Economy, un centro studi tedesco, raccoglie di dati di 40 Stati che si sono schierati al fianco dell'Ucraina, almeno formalmente, dai membri G7 a quelli dell'Ue, passando per Australia, Corea del Sud, Turchia, Norvegia, Nuova Zelanda, Svizzera, Cina, Taiwan e India. 

Il database ha lo scopo di offrire informazioni concrete a supporto di una discussione sugli aiuti all'Ucraina. Come precisano i creatori, non risultano quantificate donazioni o trasferimenti privati ??da parte di organizzazioni internazionali come la Croce Rossa.  Il flusso di nuovo sostegno internazionale all'Ucraina risulta esaurito a luglio. Tra i grandi Paesi dell'Ue come la Germania, la Francia o l'Italia, nessuno ha assunto nuovi impegni significativi. D'altra parte, si è ridotto il divario tra aiuti semplicemente promessi e quelli effettivamente erogati. In totale, secondo il database gli impegni registrati ammontano a 84,2 miliardi di euro, ma a luglio le nuove promesse di sostegno all'Ucraina sono state pari a circa 1,5 miliardi di euro.

"A luglio, i Paesi donatori non hanno avviato quasi nuovi aiuti, ma hanno fornito parte del supporto già impegnato come i sistemi militari", afferma Christoph Trebesch , capo del team che compila l'Ucraine Support Tracker. La Germania, ad esempio, non ha ha annunciato ulteriore supporto militare, ma nel frattempo avrebbe inviato gran parte degli armamenti per cui si era impegnata in precedenza. Gli Stati Uniti primeggiano per tutte le tipologie di impegni. Nell'ambito di quelli militari, Washington ha promesso 25 miliardi di euro, seguono l'Ue con 2,5 miliardi ed il Regno Unito con 4 miliardi.

Tra singoli Stati membri la Germania è quella maggiormente esposta con 1,2 miliardi, mentre l'Italia si ferma a 150 milioni, dietro a Francia, Canada, Giappone e Polonia. Roma è ferma a 30 milioni per gli aiuti umanitari e a 310 milioni per quelli finanziari. È anche vero che l'Italia finora ha erogato interamente il suo sostegno militare rispetto alle promesse fatte, mentre gli Stati Uniti hanno inviato “solo” 2,6 miliardi di armi rispetto agli 8,63 miliardi di impegno, pari al 23,84% del totale. Diligente invece la Polonia che ha sborsato per intero il miliardo e 800 milioni promesso a Kiev, mentre per quasi tutti gli stati membri dell'Ue resta un divario tra promesse e versamenti effettivi.

Secondo i creatori del database la sfida importante è quantificare i trasferimenti non finanziari , come le spedizioni in natura di equipaggiamenti militari, armi, medicinali o generi alimentari. In molti casi, i governi riportano il valore delle loro donazioni in natura nella loro valuta nazionale, mentre in altri casi non riportano il valore degli aiuti, ma si limitano a citare gli articoli forniti, ad esempio armi specifiche o diverse “tonnellate di generi alimentari”. Per valutarli, gli economisti dell'istituto Kiel attingono a un'ampia gamma di fonti per identificare i prezzi di mercato. I quali precisano, inoltre, che non risulta ancora raccolto sistematicamente il sostegno di organizzazioni internazionali come la Croce Rossa o le Nazioni Unite, principalmente a causa della mancanza di dati e rapporti sistematici da parte della maggior parte di queste organizzazioni internazionali.

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