Giovedì, 28 Ottobre 2021
Fake & Fact

La Nato non conta più

Dopo la sconfitta in Afghanistan gli Stati Uniti si occupano sempre più di casa loro: l'Alleanza Atlantica rischia di scomparire mentre il nuovo patto tra Usa, Australia e Regno Unito scippa alla Francia contratti da miliardari

Ha scatenato un vero e proprio terremoto geopolitico la decisione di Usa, Regno Unito e Australia di dare vita a un partenariato di sicurezza trilaterale rafforzato. L'Aukus (questo il nome dell'alleanza, dalle sigle inglesi dei tre Paesi), ha fatto infuriare soprattutto la Francia che, con una mossa senza precedenti, ha richiamato per consultazioni i suoi ambasciatori a Washington e Camberra. Ma non quello a Londra. E non perché meno arrabbiati con i britannici, ma come insulto a loro che sono stati definiti “l'ultima ruota del carro” dell'alleanza. In realtà però "l'ultima ruota del carro”, è quella che ha fatto più male alla Francia, scippandole un appalto da almeno 56 miliardi per la costruzione di 12 sottomarini per l'esercito australiano.

Scippo alla Francia

E infatti più che la triplice alleanza in sé è stato quello lo schiaffo che ha fatto andare su tutte le furie il presidente Emmanuel Macron, che si è visto fregare un affare enorme che ora Boris Johnson può rivendicare come un altro grande risultato del Regno Unito della Brexit, un Paese che ormai non deve più rendere conto ai suoi vecchi alleati delle proprie scelte politiche, economiche o militari. Il patto a tre, che ha principalmente lo scopo di combattere la crescente influenza della Cina nella regione dell'Indo-Pacifico, è stato annunciato a sorpresa mercoledì scorso, ed è stato negoziato in assoluto segreto. Per l'Australia la Francia avrebbe dovuto costruire sottomarini tradizionali, a diesel ed energia elettriche, ma Camberra ha deciso di rivolgersi poi a statunitensi e britannici che gli forniranno quelli nucleari, che sono molto più potenti. Dopo il richiamo degli ambasciatori il presidente Joe Biden ha chiesto un incontro telefonico con Macron, per provare a ricucire i rapporti, mentre Johnson ha parlato di "amore inestirpabile per la Francia", assicurando che il patto Aukus "non vuole essere esclusivo. Non è qualcosa di cui preoccuparsi, soprattutto per i nostri amici francesi".

La rappresaglia di Parigi

Ma gli “amici francesi” non ne vogliono sapere di abbassare i toni. “C'è stata una menzogna, c'è stata doppiezza, c'è stata una grave violazione della fiducia, c'è stato disprezzo, quindi non va bene tra noi, non va affatto bene. Vuol dire che c'è una crisi”, ha detto il ministro degli Affari esteri Jean-Yves Le Drian. E lo stesso Le Drian discuterà la faccenda con i suoi omologhi dell'Ue questa sera a New York a margine dell'Assemblea generale della Nazioni Unite. Come rappresaglia, Parigi è pronta a bloccare i negoziati dell'Europa con l'Australia per l'accordo di libero scambio, che sono arrivati all'11esimo round di trattative e che Camberra sperava di concludere entro la fine dell'anno. Un accordo che, secondo le stime della Commissione, avrebbe comunque aggiunto al Pil dell'Ue entro il 2030 solo un decimo di quello che il Regno Unito, insieme agli Stati Uniti, guadagnerà con la vendita dei sottomarini.

Un affare per Londra

Non è ancora chiaro chi produrrà i mezzi marini militari ma pare che BAE, che costruisce sottomarini per la Royal Navy nel suo sito di Barrow-in-Furness in Cumbria, nel nord-ovest dell'Inghilterra, sia in pole position per l'appalto, anche se la costruzione avverrà in uno stabilimento australiano. All'affare da 56 miliardi di euro (che però potrebbero diventare molti di più secondo le previsioni), si deve aggiungere il fatto che l'Australia non ha un'industria nucleare propria, e quindi avrà bisogno di decenni di pesante sostegno dai suoi due alleati, comprese forniture dirette di combustibile nucleare, che faranno aumentare i benefici per Usa e Regno Unito.

Colpo alla Nato

L'Aukus è anche un duro colpo per la Nato, che continua a perdere la sua centralità come perno delle alleanze geopolitiche occidentali, che sono rimpiazzate sempre più da patti tra nazioni. Gli stessi Stati Uniti con il disimpegno dall'Afghanistan hanno segnato una svolta nella loro politica estera, abbandonando il ruolo di guida dell'Occdente a livello globale, e dedicandosi più alle proprie questioni interne. L'Aukus però non può certo essere paragonato all'Alleanza Atlantica, e non prevede una clausola di difesa come quella della Nato, che impone a tutti i membri di entrare in guerra se uno di loro viene attaccato (la clausola fu utilizzata per la prima volta dagli Stati Uniti di George Bush dopo gli attacchi alle torri gemelle). Non è comunque la prima volta che la Nato viene 'bypassata' dai suoi principali componenti. Stati Uniti, Regno Unito e Australia, insieme a Canada e Nuova Zelanda, sono anche parte dell'Alleanza Cinque Occhi (Five Eyes), che è probabilmente la coalizione di spionaggio più grande di sempre.

Difesa unica Ue

E l'Aukus è anche una risposta all'accelerazione dell'Ue sull'esercito unico. Un'accelerazione per ora solo nelle dichiarazioni in realtà, ma che pure è un progetto fortemente sostenuto dalla Francia, che è la principale potenza militare dell'Unione e che di una Difesa comunitaria comune prenderebbe sicuramente il ruolo di leader di fatto, vista anche la reticenza della Germania ad assumere un ruolo del genere, con Berlino che si tiene sempre defilata su questi temi per l'ingombrante passato rappresentato dal nazismo. E anche la Difesa unica europea sarebbe un duro colpo per la Nato, che lo stesso Macron (non a caso) ha definito tempo fa in stato di “morte cerebrale”. Ma per ora l'esercito europeo resta ancora un miraggio. Nelle scorse settimane si è parlato di creare un corpo di intervento di almeno 5mila effettivi, ma sul punto non c'è unanimità tra i Paesi membri. E così Bruxelles per ora può fare solo affidamento su uno striminzito battaglione di 1.500 uomini: l'Eurocorps (di cui fa però parte anche la Turchia), e che di fatto non è mai stato impiegato in combattimenti vero, ma solo in due missioni di addestramento in Africa, una in Mali e l'altra nella Repubblica Centrafricana.

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