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Sabato, 20 Aprile 2024
Carcere ostativo

Perché il 41-bis è una tortura, secondo la Corte europea dei diritti umani

Lo hanno stabilito due sentenze della Cedu, confermate da un rapporto del Consiglio d'Europa: anche un mafioso ha il diritto alla riabilitazione

Il regime del 41-bis e il carcere ostativo violano la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, per la precisione l'articolo 3 che proibisce la tortura, le punizioni e i trattamenti inumani e degradanti. È quanto si legge in due diverse sentenze della Corte europea dei diritti umani (Cedu), emesse tra il 2018 e il 2019. Sentenze che tornano d'attualità oggi nel mezzo della vicenda dell'anarchico Alfredo Cospito. 

La Cedu si è pronunciata su due ricorsi, uno presentato dagli avvocati dell'ex capo di Cosa nostra Bernarno Provenzano per il mancato accesso del loro assistito a cure adeguate contro il cancro per via delle restrizioni imposte dal 41-bis, e uno riguardante il caso di Marcello Viola, altro boss mafioso, che contestava l'impossibilità di accedere ai benefici previsti per tutti gli altri ergastolani, come la riabilitazione e il reinserimento sociale. In entrambi i casi, la Corte europea (che non è un organo dell'Unione europea, bensì del Consiglio d'Europa) condannò il regime del 41-bis e il cosiddetto "fine pena mai". Nel caso di Viola, l'allora ministro degli Interni Matteo Salvini definì una "follia" la sentenza, mentre su Provenzano l'ex leader dei 5 stelle Luigi Di Maio aveva replicato a caldo: "Con la mafia nessuna pietà".

Il caso Viola

I giudici della Cedu sono dunque folli o peccano di eccesso di pietismo verso i mafiosi? Per rispondere, va prima detto che tali sentenze non sono una novità a livello internazione. Un rapporto del Consiglio d'Europa del 2019 giunge più o meno alle stesse conclusioni dei giudici, invitando "le autorità italiane ad avviare una seria riflessione sull'attuale configurazione ed esecuzione del regime detentivo '41-bis' in tutto il sistema carcerario". Mentre anni prima, nel 2007, un tribunale degli Stati Uniti aveva rifiutato rifiutato di estradare in Italia un trafficante di droga mafioso sulla base del fatto che il regime del 41-bis che avrebbe dovuto affrontare avrebbe "costituito una tortura".

Stando alla sentenza su Viola, la Cedu riconosce che la mafia sia "un fenomeno particolarmente pericoloso per la società". Tuttavia, "gli sforzi per contrastare tale piaga" non possono "giustificare una deroga alle disposizioni dell'articolo 3 della Convenzione, che vieta in termini assoluti trattamenti inumani o degradanti”. Per i giudici è "incompatibile con la dignità umana - che è l'essenza stessa del sistema della Convenzione - privare le persone della loro libertà senza adoperarsi per la loro riabilitazione e fornire loro la possibilità di riconquistare quella libertà in una data futura". La Cedu non contesta la previsione per legge di incarcerare a vita un detenuto, ma l'assenza di possibilità, per chi è condannato al carcere ostativo, di accedere ai benefici previsti per tutti gli altri ergostoli: "Il fatto che una condanna all'ergastolo" possa "nella pratica essere scontata per intero" non significa che sia "irriducibile", si legge nella sentenza su Viola.

Che i giudici della Cedu abbiano in qualche modo ragione lo ha ammesso indirettamente anche la nostra Corte costituzionale, che nel 2019 ha decretato illegittimo privare dei benefici penitenziari un detenuto, a patto che non sussista il rischio di ripristinazione dei collegamenti con la criminalità organizzata, e ha dato tempo al Parlamento di attuare le modifiche al regime del 41-bis entro il maggio 2022. Scadenza poi prolungata. Ma prima o poi, le modifiche richieste andranno apportate.

Il comitato anti-torture

Ma le critiche all'impianto del 41-bis non si fermano alla Cedu e alla sola riabilitazione. Il già citato rapporto del Consiglio d'Europa del 2019 solleva altre criticità, facendo riferimento anche a casi specifici, come le condizioni del carcere di Opera a Milano, lo stesso in cui è stato da poco trasferito Cospito. Nelle conclusioni del rapporto, curato dalla commissione contro la tortura del Consiglio, si esprimono tutta una serie di perplessità sulle cosiddette "aree riservate", ossia l'isolamento completo da altri detenuti del 41-bis (va "limitato nel tempo e soggetto a revisioni mensili"), e la mancanza di privacy nei bagni (le immagini delle telecamere andrebbero pixellate in questi casi, è il consiglio del comitato).

Il comitato, poi, punta il dito con quello che considera un certo automatismo nel rinnovo del regime del 41-bis per i detenuti: il rinnovo, scrive, "va basato su una valutazione del rischio individuale che fornisca ragioni obiettive per la prosecuzione della misura e non semplicemente un'assenza di informazioni per dimostrare che la persona in questione non è più legata a una particolare organizzazione". Nel rapporto, vengono anche criticate le condizioni del reparto 41-bis di Opera, in cui è stato trasferito Cospito: "Segni di muffa e umidità sulle pareti delle celle dovute alla pioggia, docce e lavandini dell'annesso sanitario che perdevano, mancato accesso all'acqua calda". 

Tornando al più generale 41-bis, "al fine di conferire un aspetto più umano a tale regime", il comitato "raccomanda che si provveda affinché tutti i detenuti (..) siano: dotati di una più ampia gamma di attività finalizzate e in grado di trascorrere almeno quattro ore al giorno fuori dalla cella insieme agli altri detenuti dello stesso gruppo sociale; riconosciuti diritti di visita mensili maggiorati nonché possibilità di cumulo di diritti di visita in caso di mancato utilizzo; autorizzati ad effettuare almeno una telefonata al mese, indipendentemente dal fatto che ricevano una visita nello stesso mese", conclude il rapporto.

Correzione 3 febbraio ore 8.01

La Corte europea non è un organo dell'Unione europea, bensì del Consiglio d'Europa. Ci scusiamo con i lettori

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