“15 milioni di fondi Ue alla Guardia costiera libica”, è polemica sulla proposta maltese

La Valletta sarebbe vicina ad abbandonare la missione Irene in seguito al ‘no’ degli altri Paesi al suo piano di gestione dei migranti. Combattimenti a Tripoli: “Lancio di razzi presso residenza dell’ambasciatore italiano”

Malta sarebbe vicina a un clamoroso ritiro dalla neonata missione Irene per il rispetto dell’embargo di armi verso la Libia. A rivelare la possibile marcia indietro dello Stato mediterraneo è la stampa maltese, secondo la quale La Valletta avrebbe addirittura posto il veto sulle procedure di spesa per gli sbarchi di migranti. A creare tensione tra i partner europei della missione militare sarebbe stata anche la proposta di Malta di sostegno a favore della Guardia costiera libica, riconosciuta come pura ‘milizia’ da molte organizzazioni internazionali.

I fondi Ue alle 'milizie'

La proposta avanzata dal governo maltese il 13 aprile 2020 proponeva una serie di misure per impedire l’accelerazione delle partenze dei migranti, riprese assieme al conflitto civile tra milizie libiche e dovute anche alla diffusione dei contagi di coronavirus. La proposta prevede da una parte “incentivi a rimanere” in Libia, nella forma di una “missione umanitaria immediata” dell’Unione europea, dall’altra il “rafforzamento della Guardia costiera libica nel controllo delle proprie frontiere”. Allos studio in sede Ue ci sarebbe già la possibilità di stanziare ben 15 milioni di euro a favore della Guardia costiera, attingendo allo Strumento Europeo di Partenariato e al Fondo Fiduciario per l’Africa.

Le critiche

Una proposta aspramente criticata anche dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi). “È ormai stato appurato che la Guardia costiera libica con l’attrezzatura e la strumentazione tecnica e tecnologica fornita dai paesi membri dell’Ue compia – su delega degli stessi Paesi europei – dei veri e propri atti di respingimento”, si legge in una nota dell’associazione. “Non vi è dubbio, infatti - si legge ancora nel comunicato - dell’utilizzo violento che ne viene fatto contro i migranti, come nel caso delle 4 motovedette da rimettere in efficienza con i fondi italiani, intorno alle quali si è sviluppato un contenzioso ancora pendente di fronte alla giustizia amministrativa”. I giuristi chiedono quindi “l’immediata interruzione di ogni forma di collaborazione con le cosiddette autorità libiche nell’ambito delle operazioni di intercettazione o soccorso di migranti in mare”.

Le bombe di Haftar

Oltre alle polemiche sui migranti, si registra in Libia una preoccupante ripresa del conflitto, che nelle ultime ore ha messo a repentaglio la stessa incolumità del personale diplomatico italiano. Una grave “escalation militare confermata da lancio razzi stanotte presso residenza dell’ambasciatore italiano Buccino”, ha twittato la viceministra degli Esteri, Emanuela Del Re. "Solidarietà all’ambasciata italiana" è stata espressa dal portavoce della Commissione europea, nella giornata di oggi. “L’Unione europea condanna nei termini più forti possibili l’ultima serie indiscriminata di bombardamenti e attacchi contro i civili attribuibili alle forze di Haftar, che nella notte del 7 maggio hanno colpito numerosi quartieri residenziali a Tripoli, anche in prossimità della rappresentanza diplomatica italiana, uccidendo almeno 5 civili innocenti e ferendone molti altri”, si legge in una nota dell’esecutivo comunitario. “Esprimiamo la nostra solidarietà all'Italia e offriamo cordoglio alle famiglie delle vittime e desideriamo una pronta guarigione per i feriti”, conclude la nota.

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