Perché sul vaccino anti-Covid è ancora presto per festeggiare

L'annuncio che la fase 3 dei test del farmaco creato dal duo BioNTech/Pfizer ha sucitato entusiasmo nelle borse e nella comunità scientifica. Ma c'è chi invita alla prudenza. Ecco perché

Le borse hanno esultato come se l'economia sia già pronta a ritornare all'era pre-Covid. La Commissione europea si è affrettata ad allargare il pre-accordo siglato in estate per accaparrarsi 300 milioni di dosi. E c'è già chi pensa a come garantire ai Paesi più poveri i super-congelatori necessari a trasportare il farmaco dai laboratori agli ospedali. Un entusiasmo comprensibile, visto che in pochi, tra gli addetti ai lavori, scommettevano che già a novembre uno dei vaccini sperimentali su cui lavorano i ricercatori di tutto il mondo riuscisse ad avere un tasso di efficacia del 90% (la Fda statunitense aveva fissato al 50% la soglia minima per l'immissione sul mercato). Invece, stando a quanto dichiarato dai suoi responsabili, il farmaco prodotto dall'americana Pfizer (che ha messo i suoi enormi mezzi finanziari frutto anche del successo del Viagra) e dalla tedesca BioNTech (che ha avuto l'idea) sembra avere le carte in regola per essere non solo il primo vaccino anti-Covid, ma anche quello più efficace per contrastare il virus. Detto questo, festeggiare come se la pandemia abbia i giorni contati è più che prematuro. Ecco il perché.

Cosa sappiamo del vaccino tedesco-americano

I responsabili del duo farmaceutico non hanno dato i dettagli, come è normale che sia, ma hanno reso noto i risultati della cosiddetta "fase 3" della sperimentazione del vaccino. La BioNTech è stata tra le prime società di ricerca biomedica al mondo a iniziare la sperimentazione, di sicuro la prima in Europa: il primo test risale ad aprile e, come tutti i test di fase 1, è stato condotto su un numero esiguo di pazienti per verificarne innanzitutto la tollerabilità da parte dell'uomo. Il fatto che si sia arrivati dopo appena 6 mesi alla fase 3 sembra avvalorare la tesi che, a differenza di altri farmaci sperimentali, questo vaccino abbiamo mostrato subito un alto grado di tollerabilità e, in fase 2, di efficacia. 

Nella fase 3, stando a quanto spiega Le Soir, "la protezione del paziente è stata raggiunta sette giorni dopo l'iniezione della seconda dose di vaccino e 28 giorni dopo la prima. Il tasso di efficacia del vaccino superiore al 90% è stato misurato confrontando il gruppo che ha ricevuto il vaccino e quello che ha ricevuto il placebo". Sulla base di questi primi risultati Pzifer e BioNTech stimano di poter inoltrare una richiesta di autorizzazione di emergenza alla Fda americana e all'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, durante la terza settimana di novembre. 

La buona notizia

La comunità scientifica sostiene che se il tasso d'efficacia fosse confermato, di sicuro saremmo davanti a una grande notizia: esiste la possibilità che un farmaco possa immunizzare la società dal Covid-19, e non solo ridurne gli effetti sulla popolazione, cosa che finora non era per nulla scontata. Ma ci sono diversi ma. E forse potrebbe non bastare un solo vaccino a fermare del tutto la pandemia.

Innanzitutto, c'è chi vuole vederci chiaro sul tipo di efficacia, e non solo sul grado (sempre che sia confermato da fonti terze); "Non abbiamo dettagli sul grado di efficacia del vaccino sugli ultraottantenni o su altri gruppi a rischio come i diabetici e gli obesi", osserva Jean-Michel Dogné, dell'Università di Namur in Belgio. “Non ci sono inoltre informazioni sulla persistenza dell'efficacia del vaccino", aggiunge.

Una nuova tecnologia

Inoltre, una parte del mondo scientifico (anche per ragioni di concorrenza, forse) sottolinea come il prodotto sviluppato dal duo Pfizer/BioNTech appartenga a una nuova generazione di vaccini che non è mai stata immessa sul mercato. Il principio consiste nell'iniettare nel corpo filamenti di istruzioni genetiche chiamate mRNA o "RNA messaggero" che indurranno le nostre cellule a sintetizzare una proteina virale chiamata "spike" (quella che rende questo virus particolarmente "efficace" nell'infettare l'uomo). Assunta da cellule specializzate del sistema immunitario, questa proteina stimolererebbe la produzione di anticorpi che impediranno al virus di invadere le nostre cellule se tenta di infettarci. In altre parole, la peculiarità di questo tipo di vaccini è che trasporta il codice genetico del virus nel corpo, piuttosto che qualsiasi parte del virus stesso

E se un farmaco solo non bastasse?

BioNTech non è la sola società farmaceutica ad aver puntato su questa biotecnologia: anche due vaccini ritenuti molto promettenti come quello di Moderna (Usa) e Curevac (Germania) usano il mRNA. Secondo Robin Shattock, professore dell'Imperial College di Londra e alla guida di un altro vaccino mRNA, questa svolta dimostra "la velocità e l'utilità della tecnologia dei vaccini" di questo tipo. Ma non tutti concordono che basti: diversi esperti hanno affermato che abbiamo bisogno di più di un vaccino per porre fine alla pandemia globale. Come quello del duo Università di Oxford/AstraZeneca, che utilizza una tecnologia diversa (e che ha dovuto fermare le sperimentazioni per una reazione avversa in un paziente). "Per un accesso equo globale, avremo bisogno di più vaccini per avere successo e quindi continuiamo nei nostri sforzi per testare nostro e speriamo di essere in grado di condividere i risultati provvisori entro la fine dell'anno", ha detto Andrew Pollard, capo del gruppo vaccino di Oxford.

La questione dell'equo accesso

Il riferimento all'"equo accesso" apre altri 2 tipi di problemi. Il primo è la quantità dei vaccini disponibili nell'immediato. Senza attendere l'approvazione delle autorità sanitarie, Pfizer ha già avviato la produzione del vaccino. L'azienda intende produrre 50 milioni di dosi di vaccini nel 2020 e fino a 1,3 miliardi nel 2021. Se tutto andrà bene, le prime somministrazioni potrebbero avvenire all'inizio del nuovo anno. Ma a chi? Le prime 340 milioni di dosi sono già state comprate: 200 dall'Ue, 100 dagli Usa e 40 dal Regno Unito. C'è poi il problema delle categorie da cui partire: prima il personale sanitario o gli anziani e le altre categorie di pazienti a rischio?

Altro problema: visto che le dosi non potranno coprire la popolazione mondiale, come fare con i Paesi più poveri? Non è solo una questione economica: per trasportare i vaccini mRNA servono super-congelatori in grado di conservarli a -80° C. I Paesi a basso reddito non li hanno, sebbene le Nazioni Unite stiano già lavorando sull'approvvigionamento di questi macchinari. 

Ecco perché, secondo diversi esperti, un vaccino potrebbe non bastare per cancellare in tempi rapidi il Sars-Cov-2 dalla faccia della Terra. E perché potrebbe essere auspicabile, oltre che necessario, averne altri in produzione.  

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