Sabato, 24 Luglio 2021
Fake & Fact

Vaccino anti-Covid, anche la Germania critica l'agenzia Ue per i ritardi

Berlino punta il dito contro l'Ema e chiede una approvazione entro Natale. Ecco perché l'ente europeo sta procedendo con più lentezza rispetto alle agenzie di Regno Unito, Canada e Usa

La cancelliera tedesca Angela Merkel e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen (a destra)

Il primo a lamentarsi era stato il premier ungherese Viktor Orban, seguito a stretto giro da quello polacco Mateusz Morawiecki, il quale, durante l'ultimo vertice Ue, ha espresso un disappunto che forse non era isolato al tavolo dei leader europei. Anche perché qualche giorno dopo a puntare il dito contro il presunto ritardo con cui l'agenzia Ue del farmaco, l'Ema, sta approvando il primo vaccino anti-Covid non è stato un esponente del cosiddetto fronte eurocritico (o euroscettico), ma un esponente del governo di Angela Merkel, il ministro della Salute tedesco Jens Spahn: "Serve via libera entro Natale", ha detto in una intervista all'emittente pubblica Zdf. Una tirata d'orecchi che non deve essere piaciuta alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, vuoi perché proveniente dalla sua Germania (e dal suo ex governo), vuoi perché dietro potrebbe celarsi una questione ben più ampia, quella sulla futura gestione della sanità europea. 

Ma andiamo per ordine: come ormai è noto, sul vaccino contro il nuovo coronavirus si sta giocando una battaglia d'immagine e geopolitica tra le grandi potenze internazionali. Il fatto che il Regno Unito, il Canada, gli Stati Uniti e persino il Bahrein abbiano battuto sul tempo l'Ema non è certo uno spot favorevole all'euroburocrazia. Tanto più se si considera che il vaccino in questione, quello di Pfizer/BioNTech, è nato nei laboratori tedeschi e con la spinta dei fondi di Berlino e Bruxelles. 

Il disappunto di Berlino

In un primo momento, la Commissione Ue aveva giustificato i tempi più lunghi di approvazione appellandosi alla necessità di garantire la sicurezza del farmaco: da qui la scelta di procedere con una "autorizzazione condizionata", che richiede un processo di verifica più lento, ma anche più approfondito, rispetto all'autorizzazione di emergenza, che è stata la strada seguita dal Regno Unito. Questa giustificazione, però, non ha retto che qualche giorno: prima il Canada, poi la Fda statunitense, pur seguendo gli stessi protocolli dell'Ema, sono arrivati a dare l'ok alla somministrazione del vaccino. Mentre l'Ue dovrà attendere la fine dell'anno, ossia il 29 dicembre secondo quanto dichiarato dalla direttice dell'Ema Emer Cooke (e il 12 gennaio per l'altro vaccino pronto per la somministrazione, quello di Moderna). 

Il ritardo non è piaciuto ai medici tedeschi. "È difficile comprendere perché l'autorità di regolamentazione americana, la Fda, possa gestire (il processo di autorizzazione, ndr) in un lasso di tempo molto più breve rispetto all'Ema. Se ci saranno ulteriori ritardi, il governo tedesco dovrebbe valutare se può rendersi necessaria un'autorizzazione nazionale", ha scritto domenica in un comunicato stampa l'Associazione degli ospedali tedeschi. A stretto giro sono arrivate le parole di Spahn: "Il nostro obiettivo è ottenere l'approvazione prima di Natale ed essere in grado di iniziare la vaccinazione quest'anno. Ma è l'Ema che deve decidere", ha detto, anticipando quindi di almeno una settimana il termine annunciato dalla direttrice Cooke.

La questione dei no-vax

Ma qual è la ragione del ritardo dell'Ema? A quanto pare, la presidente von der Leyen, nel corso dell'ultimo vertice, ha spiegato che un processo di approvazione più lento è anche più accurato. E questo può servire a controbbattere le accuse del vasto fronte no-vax, secondo cui la corsa al vaccino cela ragioni di business e mette a rischio la salute delle persone. Che il problema esista è innegabile: l'Europa è il continente più scettico nei confronti del vaccino. E durante un'audizione del Parlamento europeo di pochi giorni fa, l'eurodeputata spagnola Margarita de la Pisa Carrión, del partito di estrema destra Vox, ha accusato l'Ema di muoversi troppo frettolosamente: "Serve tempo per conoscere gli effetti a lungo termine", ha avvertito. Per contrastare questo sentimento diffuso di scetticismo, la Commissione starebbe pensando a una campagna di sensibilizzazione con il coinvolgimento delle star del calcio.

Come funziona l'Ema

Ma come per la questione dell'autorizzazione condizionata, anche sui no-vax la giustificazione regge poco (o meglio, non pare così centrale). Come si può evincere dal sito dell'agenzia, il sistema dell'Ema di approvazione dei farmaci sia più laborioso: mentre un'agenzia nazionale (come quella britannica) agisce in base a delle valutazioni indipendenti e ai propri esperti interni, all'Ema di mezzo c'è anche un ulteriore livello di analisi, quello delle agenzie dei Paesi membri e del Comitato permanente composto da 27 esperti, uno per ogni Stato Ue. Un meccanismo più complesso, ma che garantisce anche una supervisione più ampia dell'intero processo. 

La presidente von der Leyen ha accelerato il più possibile tale processo, riducendo da 22 giorni a 1 giono il periodo di consultazione del Comitato permanente, e aumentando le risorse per il personale dell'Ema. Ma evidentemente non è bastato a "battere" Londra sul tempo: uno smacco doppio, vista la retorica della Brexit come antidoto all'euroburocrazia e il fatto che, proprio con l'uscita dall'Ue, l'Ema ha traslocato dal Regno Unito per raggiungere Amsterdam.  

Il rovescio della medaglia, segnala sempre Politico, è che, essendo più ampia di una semplice agenzia nazionale come la Mhra britannica, l'Ema potrebbe gestire meglio le successive approvazioni per gli altri vaccini: stando a quanto ripetono diversi esperti, infatti, per garantire una più rapida copertura vaccinale non basterà un solo farmaco, ma ne serviranno almeno tre o più. E l'Ema, proprio per via della sua mole di personale ed esperti a vari livelli che l'ha rallentata con il vaccino Pfizer/BioNTech, potrebbe riguadagnare il terreno perduto arrivando prima sulle prossime autorizzazioni. 

Chi è responsabile?

Un altro aspetto da valutare, almeno nei confronti di Londra, è la responsabilità in caso di reazioni avverse impreviste del vaccino: "Mentre con l'approvazione dell'Ue a essere responsabili saranno i produttori di farmaci, il Regno Unito ha rinunciato a questo diritto", scrive Politico. In sostanza, sarà lo Stato britannico a doversi fare carico di eventuali risarcimenti, mentre le case farmaceutiche potranno godere dello scudo penale.

Al netto di tutti questi ragionamenti, resta il fatto che, come dice  Thomas Lonngren, ex direttore dell'Ema, quella sui vacini "è una valutazione scientifica di un file complesso con migliaia di pagine e ci vuole tempo per farlo nel modo corretto". E "non dovrebbe esserci alcuna gara tra le agenzie" perché questo "non aiuta la fiducia che le persone devono avere nella procedura per l'immissione di un vaccino sul mercato".

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