Per Silvia Romano 4 milioni? I marò sono costati il doppio (e non solo loro)

Anche se non è mai stato confermato ufficialmente, non è la prima volta che un governo italiano è accusato di aver pagato riscatti milionari per liberare ostaggi detenuti da gruppi terroristici. Era già successo quando al potere c'erano Berlusconi, Lega e Meloni

Diversi quotidiani, tra cui Il Giornale e La Repubblica, hanno riportato la notizia secondo cui per il rapimento di Silvia Romano il governo italiano avrebbe pagato un riscatto pari a 4 milioni di euro. La notizia non è stata confermata da fonti ufficiali, ma ha già sollevato un polverone di polemiche, soprattutto tra le fila del centrodestra. Ma non solo. Il Codacons, organizzazione che dice di tutelare i consumatori, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti: “La vicenda presenta molte, troppe zone d’ombra su cui è necessario fare chiarezza - spiega l’associazione - Ovviamente salvare i nostri connazionali è un obbligo per lo Stato Italiano, e siamo tutti lieti per la liberazione di Silvia Romano, ma il pagamento di un riscatto in favore dei rapitori potrebbe rappresentare un reato non solo penale ma anche contabile”. Dello stesso avviso sono altri esperti, secondo cui pagare il riscatto a gruppi terroristici è un modo di finanziarli e renderebbe lo strumento dei rapimenti ancora più vantaggioso.

Al netto delle valutazione, va detto che, come dimostrato da una vecchia inchiesta del New York Times, Paesi come Italia, Germania, Francia, Austria o Svizzera, pur senza mai ammetterlo ufficialmente, avrebbero sempre preferito pagare i riscatti pur di liberare i loro connazionali rapiti in giro per il mondo. Successe per esempio nel 2012 quando, si disse, Roma avrebbe pagato 8 milioni di dollari per liberare Mariasandra Maini, turista rapita in Algeria da una cellula di Al Qaeda e portata in Mali. A guidare il governo che lavorò per la liberazione era Silvio Berlusconi e dell'esecutivo facevano parte la Lega e l'allora ministra della Gioventù Giorgia Meloni. Sempre un governo Berlusconi-Lega, nel biennio 2004-2005, si occupò della liberazione di due giovani cooperanti, Simona Pari e Simona Torretta, e della giornalista Giuliana Sgrena. Anche in quei casi si parlò di riscatti milionari mai confermati. 

Del resto, pare che questa sia la prassi dell'Italia a prescindere dal governo di turno: è successo con imprenditori, missionari, turisti. Altri Paesi, come Israele per esempio, preferiscono usare altri metodi di trattativa, come lo scambio di prigionieri. Ma l'Italia non ha certo queste leve da usare. Da qui la necessità di agire con azioni di intelligence sul campo e con la cooperazione con altre forze, come la Turchia, il cui aiuto nel caso della liberazione di Silvia Romano ha sollevato ulteriori polemiche (anche se Ankara è da tempo nostro partner alla Nato). 

Tornando al tema delle spese, andrebbe anche ricordato il caso dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: già nel 2016, stando a quanto riportavano diversi quotidiani, l'Italia aveva sborsato tra spese legali, avvocati e risarcimento alle famiglie dei pescatori uccisi qualcosa come 8 milioni di euro. Una spesa che sarà sicuramente lievitata, dato che il prcedimento giudiziario non si è ancora chiuso del tutto. Nessuno mette in dubbio che il costo sia stato alto, ma che avrebbero dovuto fare i vari governi che si sono succeduti?  

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