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Sci, Austria contro l'Italia: "Nostri impianti resteranno aperti, se Ue ci obbliga ci risarcisca"

A Vienna non piace la proposta di una stretta europea sul turismo negli impianti sciistici. Francia e Germania d'accordo per un coordinamento di Bruxelles. Ma intanto Polonia e Spagna riaprono le strutture. E c'è chi non le ha mai chiuse

L'Austria rischia di far saltare sul nascere il tentativo di Italia, Germania e Francia, di evitare nuovi casi come quello che ha coinvolto proprio una delle località più note dello sci austriaco Ischgl, diventata una sorta di maxi-focolaio europeo del Covid nel corso della prima ondata. Se il premier Giuseppe Conte ha detto chiaro e tondo di volere un coordinamento Ue per evitare la corsa alla stazioni sciistiche durante le vacanze di Natale, sostenuto in questo da esponenti di spicco della politica a Berlino e Parigi, il governo di Vienna sembra non voler sentire ragioni: niente stop ai turisti sulla neve. E se Bruxelles lo dovesse imporre, allora dovrà risarcire gli impianti e i settori colpiti. 

Il "no" dell'Austria

Una posizione espressa da due ministri austriaci, quello delle Finanze Gernot Bluemel e la ministra per il Turismo Elisabeth Koestinger: "Non posso condividere l'iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale", ha detto Koestinger citato dall'agenzia Apa. "I nostri operatori turistici si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza, l'après ski per esempio non sarà consentito".

La responsabilità dei contagi, secondo la ministra del Turismo, non è da attribuire esclusivamente al turismo e agli esercizi pubblici. E se Bruxelles dovesse imporre un divieto dello sci, allora andrebbe garantito un risarcimento per un settore che dà lavoro a 700.000 persone, ha detto Koestinger. Il ministro delle Finanze Bluemel ipotizza che uno stop peserebbe per circa 2 miliardi di euro ed ha perciò proposto fondi diretti che lo Stato potrebbe redistribuire alle aziende interessate oppure una riduzione del contributo che l'Austria versa all'Ue. 

La Baviera d'accordo con Conte

Il no dell'Austria alla proposta di un coordinamento per tenere chiusi gli impianti resta per ora isolato. La Baviera, uno dei lander più influenti in Germania, si è detta favorevole alla chiusura degli impianti sci in tutta l'Europa. "Se vogliamo tenere aperte le frontiere, abbiamo anche bisogno di un accordo chiaro per quello che riguarda le attività sciistiche", ha detto il governatore bavarese Markus Soeder a margine di una seduta del Parlamento regionale a Monaco, a quanto riferisce lo Spiegel online. Altrimenti, afferma ancora, "se qualcuno va a sciare nelle zone a rischio, deve sottoporsi ad una quarantena di dieci giorni. Io però preferirei una intesa condivisa a livello europeo". 

La Francia attende, anche l'Ue

Meno netta la posizione del premier francese Jean Castex, che ha annunciato una decisione entro 10 giorni: “Tenuto conto dei tempi di preparazione necessari per consentire un'eventuale apertura per le ferie di fine anno, nei prossimi dieci giorni verrà presa una decisione che sarà basata sull'evoluzione della situazione sanitaria e assicurando di essere il più possibile coerenti con i nostri Paesi vicini", ha indicato Castex in una nota. Ma il presidente Emmanuel Macron una decisione sembra averla già presa: "Impossibile aprire per le feste, forse a gennaio", ha detto durante la conferenza stampa in cui ha annunciato un rilassamento a tappe delle misure anti-Covid. 

La Commissione europea, chiamata ancora una volta a cercare un coordinamento che in estate è mancato per i veti incrociati degli Stati membri, sembra per il momento voler restare fuori dalle diatribe tra Stati membri. Eric Mamer, il portavoce della presidente Ursula von der Leyen, ha dichiarato che la chiusura degli impianti sciistici nell’Ue “non era un tema in agenda” dell'ultima riunione del Collegio dei commissari “e tantomeno è stato discusso”. 

In Polonia impianti riaprono

Intanto, la Polonia ha annunciato la prossima riapertura dei suoi impianti, specificando che l'accesso sarà riservato solo ai turisti locali. In Svezia e Finlandia, altri Paesi rinomati per le loro poste, le strutture non sono mai state chiuse. Come uno dei "giganti della neve", la Svizzera. O come la Spagna, che ha fatto sapere di essere pronta a riavviare il turismo nei Pirenei e in Sierra Nevada

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