Recovery fund, quanto "guadagna" davvero l'Italia. E quando arriveranno i primi soldi

Ue e governi non hanno ancora reso noto il modo in cui verranno ripartiti i contributi al nuovo fondo anticrisi. Per il nostro Paese, tra dare e avere, si preannuncia un incasso netto intorno ai 30 miliardi. Resta il nodo sui tempi

Il premier Giuseppe Conte alla fine del Consiglio Ue

La partita più importante, quella sui fondi effettivamente messi in campo per rispondere alla crisi determinata dal Covid-19, si è conclusa con un'innegabile vittoria: l'Italia sarà il Paese che riceverà la fetta più grossa del Recovery fund, circa il 28% dei 750 miliardi totali tra aiuti a fondo perduto e prestiti. Ma adesso bisognerà vedere se il meccanismo di finanziamento del nuovo fondo costruito dalla Commissione e confermato dal Consiglio degli Stati membri dopo 91 ore di negoziati porterà le risorse in tempi relativamente rapidi. E se non si risolverà in una "fregatura" come sostiene il leader della Lega Matteo Salvini. 

Andiamo per ordine: innanzitutto l'ammontare totale. Secondo i calcoli attuali (che potrebbero comunque variare, anche se non di molto), l'Italia dovrebbe ricevere 208,8 miliardi, di cui 81,4 a fondo perduto e 127,4 di prestiti. Quando si parla di fondi Ue, si fa spesso confusione e soprattutto si sottolinea che il nostro Paese è stato finora un contributore netto del bilancio europeo, ossia ha versato nelle casse comuni più di quanto ha ricevuto indietro con i vari programmi comunitari, come la politica di coesione e quella agricola. Secondo recenti stime, tra dare e avere, nel periodo 2014-2020 l'Italia ha versato circa 28 miliardi complessivi nel bilancio Ue (ottenendo in cambio una serie di vantaggi sul mercato unico che spesso i contributori netti fanno finta di dimenticare, in Italia come in Olanda).

Ebbene, stando alle prime stime sui contributi nazionali al Recovery fund, il nostro Paese potrebbe diventare un "beneficiario netto", ossia nei prossimi anni riceverà più di quanto verserà nelle casse comuni: alcuni dicono un incasso netto di 26 miliardi, altri di 36. Ma come si arriva a questa cifra? Per spiegarlo, bisogna fare un piccolo passo indietro: il Recovery fund verrà finanziato con l'emissione di debito comune: non sono i famosi eurobond, ma qualcosa di simile (o primordiale, a seconda dei punti di vista). In sostanza, la Commissione europea, grazie alle garanzie poste dagli Stati membri, in particolare da Germania e Olanda, raccoglierà sul mercato 750 miliardi in 3 anni. 

Come spiega la Reuters, l'Unione europea ha al momento 54 miliardi di euro di 'debito pubblico'. Con il Recovery fund e il Sure (il programma varato per finanziare i fondi nazionali per la disoccupazione) il debito potrebbe arrivare a 900 miliardi. Per il Recovery fund, si stimano circa 260 miliardi che verranno raccolti nel 2021, altrettanti nel 2022 e i restanti 230 circa nel 2023. Parliamo di stime, per l'appunto. E c'è già chi sostiene che l'Ue farà fatica a raggiungere questi target nei tempi prefissati. 

A ogni modo, i 750 miliardi raccolti verranno distribuiti agli Stati membri in due modi: 390 come aiuti a fondo perduto (quindi si incassano e non si devono restituire), altri 360 come prestiti (quindi vanno restituiti all'Ue a partire dal 2027). Ecco perché per calcolare l'incasso effettivo dell'Italia, bisogna eslcudere i prestiti, essendo queste risorse da restituire. Restano i circa 81 miliardi a fondo perduto: di questi, una quota tra i 45 e i 55 miliardi verrà coperta dal nostro Paese con le proprie casse. La parte restante è di 26 miliardi secondo i calcoli dell'ex ministro Carlo Calenda, mentre alcune fonti vicine al Movimento 5 stelle parlano di un surplus di 36 miliardi

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Quale che sia la cifra esatta, per la prima volta l'Italia otterrà dall'Ue più risorse di quelle che versa. E già questo sarebbe un grande traguardo. Ma la corsa a ridurre l'impatto della crisi del Covid si gioca anche sui tempi. E come spiegavamo prima, i tempi per la raccolta dei fondi del Recovery fund non si preannunciano rapidissimi. Un primo anticipo di 6 miliardi dovrebbe arrivare nella prima parte del 2021, ma l'Italia sperava di ricevere qualcosa già nel 2020 (anche per non vedersi costretta ad attivare il Mes). Secondo una clausola inserita nel testo di compromesso a Bruxelles, il governo potrà contabilizzare una parte delle spese sostenute a partire dallo scoppio della pandemia come spese del Recovery fund: in sostanza, sarebbe come se l'Italia anticipa alcune spese per poi venire rimborsata dall'Ue. 

Basterà questo a frenare le tentazioni di una parte della maggioranza a richiedere i prestiti del Mes? Oggi pare di sì. Ma bisognerà vedere nei prossimi mesi.     

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