Perché la sentenza dei giudici tedeschi sulla Bce è una buona notizia per l'Italia

Da Giorgia Meloni al M5s, si sono levate critiche contro quella che è stata letta come una bocciatura del "bazooka" della Banca centrale europea da parte della Germania

Nell’ultima seduta di Andreas Voßkuhle, presidente del Tribunale costituzionale federale (Bundesverfassungsgericht) che tra pochi giorni rimetterà il suo mandato per aver raggiunto il limite previsto dalla legge, la corte di Karlsruhe boccia parzialmente il piano di acquisti della BCE (PSPP, Public Sector Asset Purchase Programme) del 4 marzo 2015, dopo aver chiesto, nuovamente, il parere della Corte di giustizia dell’Unione europea, che si era espressa nel dicembre 2018 per la compatibilità piena del PSPP con il diritto dell’Unione.

Il Tribunale di Karlsruhe, invece, lo boccia, perché ritiene che il piano in questione sia da qualificare come ultra vires, cioè come un atto che va oltre il mandato che i trattati europei affidano alla Banca centrale. La Corte tedesca è stata chiara: la leale collaborazione con la Corte europea impone di accettarne i giudizi, anche quando essi arrivano a conclusioni opposte a quelle dei tribunali nazionali, purché essi possano essere ricondotti a principi metodici riconosciuti e non siano oggettivamente arbitrari, come già contenuto in più sentenze della Corte tedesca.

Tuttavia, in questo caso, per i giudici tedeschi la Corte europea non ha tenuto in nessun conto il principio della divisione delle competenze e della proporzionalità del Trattato sull’Unione Europea. In parole povere i giudici tedeschi credono che la Corte di giustizia avrebbe dovuto verificare, nel dettaglio, le conseguenze di politica monetaria della decisione della Banca centrale e, dunque, verificare se essa abbia agito in modo ‘proporzionale’ secondo il mandato affidatogli dai Trattati. Ancor più specificamente: i giudici europei hanno ritenuto che il piano della BCE fosse “sufficiente, nelle condizioni monetarie e finanziarie date, a contribuire alla realizzazione dell’obiettivo della stabilità dei prezzi”.

Per la Corte tedesca, invece, non sono affatto chiare le valutazioni del Consiglio della BCE sugli effetti del piano: in particolare la sua durata e la quantità di titoli acquistati potrebbero avere una serie di effetti (positivi e negativi) che la Banca centrale avrebbe dovuto valutare proprio in base al criterio della proporzionalità (cioè che gli atti delle istituzioni europei siano idonei a raggiungere gli obiettivi fissati e non vadano oltre questi obiettivi). Senza questa valutazione di costi e benefici del piano non è possibile, ad avviso dei giudici tedeschi, verificare se la Banca centrale europea si sia davvero tenuta al suo mandato.

Si tratta, appunto, di una bocciatura parziale: alla Banca centrale è chiesto di chiarire in modo più dettagliato la proporzionalità dei mezzi assunti con gli obiettivi posti. E qui il tribunale tedesco ha disinnescato in modo efficace il ricorso dei ricorrenti che chiedevano una bocciatura totale e che, pertanto, non potranno certo rallegrarsi di questo ‘scontro’ tra le due Corti.
I giudici tedeschi, infatti, non hanno accolto quello che stava più a cuore ai ricorrenti, vale a dire la totale bocciatura del provvedimento perché in violazione dell’articolo 123 comma 1 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (vale a dire il divieto di finanziamento degli stati membri). Anzi, il programma presenta – qui Karlsruhe recupera pienamente il parere della Corte europea – sufficienti garanzie (grazie ad alcune condizionalità: volume limitato degli acquisti, limite temporale, etc.) per una sua piena compatibilità con il diritto europeo e anche con la costituzione tedesca: non è una precisazione di poco. La Corte di Karlsruhe, escludendo che il piano violi l’articolo 123 del Trattato, di fatto lo salva, chiedendo, tuttavia, alla BCE di verificarne in modo più oggettivo e trasparente tutte le conseguenze, in modo tale da garantire anche ai Tribunali di poterne apprezzare la proporzionalità.

E, infatti, non è possibile ravvisare nemmeno una violazione dell’identità costituzionale tedesca e della responsabilità del Bundestag sulle politiche di bilancio: e questa potrebbe essere la vera caporetto dei ricorrenti, che puntavano proprio a veder riconosciuta come il piano costituisse un rischio per i diritti fondamentali delle istituzioni tedesche e dei cittadini della Repubblica federale. Karlsruhe lo ha escluso e, anzi, ha presentato alcune condizioni con le quali il Piano (presente e quelli futuri) della BCE potrebbero essere pianamente compatibili con il diritto europeo. 

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La Corte tedesca vieta, dunque, alla Banca centrale tedesca di prendere parte al piano se il Consiglio della Banca centrale, entro tre mesi, non presenti un dettagliato piano per verificare gli effetti di politica economica e fiscale. Con la precisazione importante che, una volta realizzato questo presupposto, la Banca centrale tedesca è obbligata a prendere parte al piano come a quelli futuri. Paradossalmente Karlsruhe sembra aver indicato la strada per una definitiva consacrazione di un ruolo più attivo della BCE, alla quale chiede però una maggiore trasparenza.

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