Martedì, 22 Giugno 2021
Fake & Fact

Perché il pass di Draghi non serve a portare turisti Ue in Italia (per ora)

Il nodo centrale è il riconoscimento a livello comunitario della possibilità di viaggiare tra uno Stato e l'altro senza doversi sottoporre a quarantena al rientro in patria. Per questo, serve il Certificato proposto da Bruxelles. Ma sul quale i leader europei fanno ancora melina

C'è stato grande entusiasmo in queste ore (almeno stando alle dichiarazioni dei partiti di maggioranza e di alcune organizzazioni produttive e del settore turistico) per l'annuncio del premier Mario Draghi sull'avvio del Green pass italiano, che dovrebbe entrare in vigore dal 15 maggio e che concede maggiori libertà di movimento a chi è vaccinato, è guarito dal Covid o ha effettuato un tampone con esito negativo. Una misura che di sicuro favorirà i viaggi all'estero degli italiani, ma che per ora vale poco per i flussi inversi: quelli dei turisti stranieri (almeno quelli di altri Paesi Ue) verso le mete italiche delle vacanze estive. 

Già, perché se grazie al pass nazionale, gli italiani potranno andare in Spagna o in Grecia senza doversi sottoporre a quarantena al loro rientro (basterà mostrare l'esito negativo di un test Covid effettuato 48 ore prima, scrive Repubblica), lo stesso non vale, per esempio, per un belga che voglia andare in Italia per i giorni di festa nazionale del ponte dell'Ascensione (dal 13 al 16 maggio prossimi). Per il turista belga, infatti, l'Italia è ancora zona a rischio, e un'eventuale vacanza nel nostro Paese comporterebbe una settimana di quarantena al suo rientro. Lo stesso vale per buona parte dei Paesi europei. E rischia di essere cosi' finché i pass Covid nazionali che cominciano a sperimentarsi in Italia e altrove (come in Germania), non verranno sostituiti da un pass Ue.

A lanciare l'allarme è stato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz: "Fino all'estate l'Ue non vuole attuare il Green pass vaccinale e questo per l'Austria è troppo tardi, sono termini non ideali considerando che il turismo dovrebbe essere iniziato già da tempo", ha detto in vista del summit con gli altri leader europei che si terrà il 7 e 8 maggio a Porto. Sia chiaro, a ritardare l'applicazione del pass comune è l'Ue intesa come Stati membri: il Certificato verde digitale è stato proposto dalla Commissione sulla scorta anche di una serie di proposte di armonizzazione sui test rapidi antigenici da riconoscere a livello Ue. Il Parlamento europeo ha velocizzato l'iter burocratico adottando una procedura d'urgenza e vincolando il suo ok al pass a due criteri: che non vi sia discriminazione tra immunizzati e chi è negativo al tampone, e che i test siano gratis o comunque a basso costo.

Quello che manca, per l'appunto, è l'accordo tra gli Stati. Finché i cittadini europei non avranno la certezza che le loro vacanze in un altro Paese Ue non comporteranno la necessità di quarantene in patria, difficilmente pianificheranno un viaggio all'estero, preferendo di contro un meta casalinga. Ecco perché più tempo si perde sul pass Ue, meno turisti si muoveranno fuori i confini nazionali. Un danno per Paesi come l'Italia il cui turismo dipende con forza dai viaggiatori Ue. 

Ed ecco anche perché le parole di Draghi rivolte ai ministri del turismo del G20 ("È arrivato il momento di prenotare le vostre vacanze in Italia, non vediamo l’ora di accogliervi di nuovo") non vanno lette, come qualcuno ha fatto, come l'annuncio di un ritorno sostenuto dei turisti esteri attratti dal green pass italiano (che non servirà certo a loro). Ma sono forse un invito agli altri Paesi (non solo dell'Ue) a chiarire al più presto un quadro normativo di cooperazione per i viaggi. Senza certezze, non ci sono prenotazioni. E senza prenotazioni, la ripresa del turismo italiano sarà meno sostenuta di quanto si spera. 

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