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Foto: ANSA/CIRO FUSCO

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Sbatti il mostro Ue in prima pagina: ecco perché il ritardo sui vaccini non è “tutta colpa di Bruxelles”

Il contratto con AstraZeneca era stato concluso da quattro Governi nazionali, tra cui quello italiano, prima di essere “ereditato” dalla Commissione. E prova che firmare in fretta non porta più dosi

Da qualche settimana l’Europa è diventata il mostro da sbattere sulle prime pagine dei giornali per giustificare i ritardi sui vaccini. Dagli autorevoli editorialisti ai virologi di fama internazionale, passando per gli immancabili rappresentanti di partito, le voci critiche sembrano unirsi in un solo coro: la campagna vaccinale europea è un fallimento. Ma se così fosse, perché gli Stati membri non voltano le spalle ai cosiddetti ‘eurocrati’ - accusati di pensare solo alla “lenta burocrazia” e di divertirsi a far aspettare 450 milioni di cittadini chiusi in casa da un anno - e non mettono su una propria strategia vaccinale nazionale e indipendente da quella europea? Le competenze in materia sanitaria sono saldamente nelle mani degli Stati che, se vogliono, possono autorizzare domattina il vaccino russo Sputnik o quello cinese, abbandonare la “lenta” Europa e correre verso un destino libero dal Covid-19.

Ma ciò non accade, forse perché un destino Covid-free, anche al di fuori della strategia europea, non è per niente garantito. Il motivo della permanenza degli Stati nella strategia vaccinale Ue va infatti ricercato nella complessità del mercato di dosi anti-Covid, caratterizzato da una domanda che corrisponde all’intero genere umano e da un’offerta concentrata in un pugno di produttori, che non sempre mantengono gli impegni contrattuali. Eppure, caso unico più che raro nella storia del diritto privato, la colpa viene attribuita tutta all’unica parte contrattuale che ha mantenuto gli impegni presi: l’Unione europea. Ma andiamo con ordine. 

Trattative e prezzi: i Governi erano d’accordo 

La Commissione europea è stata accusata - anche da esponenti dei Governi nazionali - di aver perso tempo a negoziare le dosi limando i decimali del prezzo per iniezione con l’obiettivo di risparmiare importi tutto sommato ininfluenti per i bilanci nazionali. Peccato che siano stati proprio i 27 Governi a sottoscrivere all’unisono la strategia vaccinale europea nata con l’obiettivo “di offrire il prima possibile un accesso equo a un vaccino dal costo accessibile”. Negli ultimi sei mesi del 2020, gli Stati, rappresentati durante le trattative con le case farmaceutiche e dunque informati sui progressi nei negoziati, non hanno fatto notare a Bruxelles alcuna urgenza di accelerare la firma dei contratti per accaparrarsi al più presto le dosi che - era chiaro da mesi - sarebbero state oggetto di contesa con le altre superpotenze mondiali.

Solo a inizio 2021, quando le case farmaceutiche hanno iniziato ad annunciare ritardi sulle consegne, dai Governi nazionali si è scatenata l’indignazione a scoppio ritardato per le trattative troppo lunghe e i presunti capricci sui prezzi. Ma a smentire l’esistenza di un nesso di causalità tra la durata delle trattative e l’arrivo delle dosi è la vicenda sul contratto più controverso dell’intera strategia vaccinale Ue, ovvero quello con AstraZeneca.

Ue incolpata per l'accordo che non ha concluso

La notizia della prima firma di un contratto tra quattro Paesi europei e la casa farmaceutica anglo-svedese risale allo scorso 14 giugno e, almeno fino a questa data, l’Ue non c’entra nulla. Il primo accordo con AstraZeneca venne infatti firmato dai ministri della Salute di Italia, Germania, Francia e Olanda, all’epoca riuniti in una “alleanza per il vaccino” che includeva i soli quattro Paesi. Di lì a pochi giorni la Commissione europea avrebbe proposto la "strategia europea" per evitare quello che stava già accadendo, ovvero che gli Stati più ricchi d’Europa si accaparrassero le dosi senza pensare ai vicini di casa nonché membri dell’Unione europea. I quattro Paesi protagonisti della fuga in avanti, Italia inclusa, hanno quindi ceduto volontariamente il testimone delle trattative a Bruxelles, che da quel momento in poi ha garantito un approccio comune. Ma quell’accordo con AstraZeneca era già stato concluso e venne di fatto solamente ‘convertito’, due mesi dopo, nel primo contratto firmato dall’Ue con una casa farmaceutica, che riporta lo stesso numero totale di dosi (400 milioni) dell’accordo originale siglato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, e dagli omologhi di Germania, Francia e Olanda. 

Il paradosso e gli attacchi personali

Leggendo o ascoltando le polemiche degli ultimi giorni può sembrare paradossale, ma è così: il contratto con AstraZeneca, quello che più di tutti sta caricando sulle spalle dell’Ue la responsabilità del presunto “fallimento” della strategia vaccinale, non è frutto delle trattative condotte dalla Commissione europea. Secondo Sandra Gallina, la direttrice del dipartimento Salute della Commissione europea, il contratto con la casa farmaceutica anglo-svedese “è stato ereditato da quello già siglato” da Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi. Il chiarimento della funzionaria Ue è arrivato durante un’audizione in Parlamento europeo di oltre un mese fa, ma non è servito a fermare gli attacchi, inclusi quelli personali.

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