Fake news: Bruxelles lancia un codice di condotta contro la disinformazione

Una definizione comune e regole volontarie per piattaforme e social media, oltre a un sistema di monitoraggio indipendente. Per i Verdi il "rimedio è peggio del danno: necessario promuovere giornalismo indipendente"

Manifesto contro le fake news in Malesia. EPA/FAZRY ISMAIL

Una definizione comune, un codice di condotta, una rete di verificatori indipendenti e un sostegno contro le interferenze elettorali, tante misure tutte con un unico obiettivo: circoscrivere il più possibile il fenomeno delle fake news e il loro impatto sulla vita pubblica. 

La Commissione europea è scesa oggi in campo contro la disinformazione presentando una batterie di proposte, per il momento volontarie, che pretendono arginare il fenomeno. Se non basteranno queste indicazioni da seguire, appunto, su base volontaria, Bruxelles si riserva l'opzione di agire su base regolamentaria, quindi dettando norme per gli Stati, il settore dell'informazione e quello dei social media. 

La definizione di fake news

a prima novità della comunicazione presentata oggi è che la Commissione, per la prima volta, fornisce una chiara definizione di una fake news: una "informazione rivelatasi falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, e che può arrecare un pregiudizio pubblico".

Il codice di condotta

L'esecutivo comunitario chiede poi alle piattaforme e ai social media di mettersi d'accordo entro luglio su un codice di condotta che garantisca trasparenza sui contenuti sponsorizzati (in particolare sui messaggi pubblicitari di natura politica), limiti la profilazione a fini di propaganda politica e riduca i profitti dei vettori di disinformazione. Il codice di condotta dovrebbe costringere piattaforme e social media a fare maggiore chiarezza sul funzionamento degli algoritmi, consentire verifiche da parte di terzi, agevolare l'accesso da parte degli utenti di fonti di informazione diverse che sostengano differenti punti di vista, applicare misure per identificare e chiudere gli account falsi e per affrontare il problema dei bot automatici.

Spazio per il monitoraggio indipendente

La Commissione chiede inoltre alle piattaforme e ai social media di fare in modo che i verificatori di fatti, i ricercatori e le autorità pubbliche possano monitorare costantemente la disinformazione online. Il codice di condotta dovrebbe essere pubblicato al luglio, con l'obiettivo di ottenere un impatto misurabile entro ottobre. Bruxelles promuoverà anche una rete europea indipendente di verifica di fatti, che stabilità metodi di lavoro comuni, scambierà le pratiche migliori" e lavorerà per attenere la più ampia diffusione possibile di correzioni fattuali in tutta l'Ue. I verificatori saranno scelti tra i membri dell'Ue che fanno parte del "International Fact Checking Network" che segue un rigido codice etico.

Contro le interferenze elettorali

La Commissione intende anche fornire sostegno agli Stati membri per garantire processi elettorali solidi contro minacce informatiche sempre più complesse, fra cui la disinformazione online e gli attacchi informatici. Sul fronte dell'informazione di qualità, l'esecutivo comunitario invita gli Stati membri a aumentare il loro sostegno al giornalismo di qualità, pluralistica e varia. La commissaria Ue al digitale Mariya Gabriel ha annunciato che ci sarà anche un registro apposito sugli aiuti di Stato concessi ai media affinchè tutti sappiano quali media vengono finanziati dai governi. 

"Attendiamo risultati in ottobre", altrimenti "ci riserviamo il diritto di decidere in dicembre nuove misure", ha avvertito Gabriel, sottolineando che le piattaforme e i social media "devono diventare attori responsabili".

I Verdi: "Promuovere il giornalismo indipendente"

"Il rimedio proposto dalla Commissione", reagiscono i Verdi del Parlamento Ue, "può essere più pericoloso del male da curare". "Il fatto che la Commissione riconosca l'urgenza di affrontare la disinformazione è una buona cosa - afferma in una nota l'ecologista francese Eva Joly - ma che con questa colga l'opportunità di attuare la propria agenda politica è più discutibile".

Secondo i Verdi il miglior antidoto alle informazioni false è costituito da informazioni accurate e verificate: "riteniamo pertanto prioritario che l'UE lavori per difendere la libertà di stampa e la protezione dei giornalisti. Chiediamo la creazione di un premio del Parlamento Ue per i migliori giornalisti investigativi e un fondo permanente per sostenere il giornalismo investigativo nel prossimo quadro finanziario pluriennale. Chiediamo inoltre un supporto importante per lo strumento di monitoraggio del pluralismo dei media del Centro per il pluralismo e la libertà dei media dell'Istituto universitario europeo".

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