Coronavirus, ecco perché sul Mes la vera partita deve ancora cominciare

L’intervento della troika è ancora previsto dalle regole che i ministri delle Finanze si sono (solo) impegnati a cambiare. E nonostante un alleggerimento delle condizioni, il controllo della Commissione europea sarà necessario per evitare lo sperpero dei fondi Ue

Foto Ansa

Il controllo della troika - il terzetto formato da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale - è ancora previsto dalle regole sulle linee di credito del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) alle quali potrebbe accedere l’Italia per far fronte alle spese sanitarie extra dovute al coronavirus. Per averne conferma basta leggere i sette articoli che disciplinano le cosiddette linee creditizie Eccl, scelte dall’Eurogruppo per aiutare i Paesi in difficoltà nella lotta alla pandemia. “Tale supporto si basa sulla nostra linea di credito precauzionale denominata Eccl (Enhanced Conditions Credit Line), uno strumento nella cassetta degli attrezzi del Mes, mai usato prima, ma adatto per affrontare gli attuali problemi della crisi del coronavirus”, aveva dichiarato lo stesso direttore del Mes, Klaus Regling, al termine della riunione dei ministri delle Finanze della scorsa settimana. 

La tabella di marcia

Seppure inutilizzate, le linee di credito Eccl hanno già un regolamento ben preciso, che i ministri delle Finanze dell’Ue hanno promesso di modificare dopo l’eventuale ok dei leader al prossimo summit Ue, che si terrà il 23 aprile. Incassato il benestare dei capi di Governo, l’Eurogruppo si è impegnato a rendere disponibili le linee di credito “senza condizioni” per le spese sanitarie in due settimane. Un arco di tempo nel quale si determineranno le regole con le quali l’Italia potrebbe accedere a 37 miliardi di euro - pari a circa il 2% del Pil nazionale del 2019 - da usare in spesa sanitaria “diretta e indiretta”, come precisano le conclusioni dell’ultimo Eurogruppo. Una dicitura che include anche le spese di prevenzione, come precisano fonti Ue.

Il memorandum

Punto di partenza per Roberto Gualtieri e i suoi omologhi Ue, saranno le regole già scritte, ben lontane dalle “condizioni light” auspicate dal Governo italiano. Prima norma che, stando alle dichiarazioni di esponenti della maggioranza di Governo, risulta indigesta all’Italia è contenuta nell’articolo 3, paragrafo 4 a) del testo sugli Eccl e prevede che “la Commissione europea, di concerto con la Banca centrale europea e, ove possibile, insieme al Fondo monetario internazionale” abbiano il compito di negoziare con il Paese che richiede accesso al credito “un protocollo d'intesa che specifica le condizioni politiche allegate all'assistenza finanziaria precauzionale”. Il memorandum firmato da Atene, fatte salve le differenze tra i due Paesi, potrebbe quindi essere riproposto al Governo di Roma.

La Francia alleata con l'Italia

Una prospettiva che fa accapponare la pelle non solo all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, ma anche agli altri Governi europei - come quelli di Francia e Spagna - interessati ad accedere alle linee di credito a interessi vantaggiosi senza farsi commissariare la politica economica dalla controversa troika. Alleato dell’Italia in questa partita è il Governo di Parigi, che ha chiesto che le linee di credito vengano attivate anche per le spese non sanitarie. “Nessuno sa quale sarà la situazione dei nostri Paesi tra due, tre o quattro mesi - osserva il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire - credo che il Mes sia una protezione necessaria, poi spetterà a ognuno decidere che fare”. “Non posso dire se la Francia ne farà uso - sottolinea il ministro - ma il fatto che questa linea di credito sia a disposizione di tutti è una buona notizia”.

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La Commissione controllerà le spese 

“I costi legati alla decisione di chiudere parte dei settori economici devono far parte del perimetro di questa linea di credito”, sostiene Le Maire, chiedendo di fatto maggiore aiuto al Mes senza le condizioni esistenti. “Io non ci vedo alcuna ambiguità; è scritto nero su bianco: si parla di costi di prevenzione. E il lockdown lo è”, sottolinea il politico francese. A sciogliere i nodi interpretativi su cosa possa rientrare, e cosa no, tra le spese consentite coi soldi del Mes lo deciderà l’Eurogruppo. Quel che è sicuro è che ci dovrà essere un organismo di controllo delle spese sostenute tramite il Mes, per evitare che i Paesi beneficino delle linee di credito agevolate per dirottare i soldi altrove. Un ruolo di controllore che verrà, quasi certamente, dato alla Commissione europea, come rivela a Europa Today una fonte ben informata sui negoziati in corso. 

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