Mercoledì, 29 Settembre 2021
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Vo’ Euganeo: la crisi economica ora è la vera minaccia del Comune ‘modello’ nella lotta al Covid

Parla il sindaco Giuliano Martini: "Il nostro modo di lavorare ha fatto scuola, ma oggi il mercato è mezzo vuoto. La gente ha paura di spendere, si comprano solo i beni di prima necessità". Il comune veneto fu tra i primi in Europa a entrare in lockdown

“Vengo avvisato che due persone sono ricoverate in ospedale, positive al Covid”. Cominciò così la pandemia per il sindaco di Vo’ Euganeo, Giuliano Martini. Un anno dopo, il primo cittadino ha ricordato i momenti tragici che segnarono le prime ore di emergenza nel suo piccolo comune in provincia di Padova. Le prime persone ricoverate “purtroppo sono state anche le prime due decedute nel comune di Vo’, e da lì è iniziato tutto”. Intervistato da Alberto Pezzella di Treviso Today, Martini ha raccontato i giorni difficili del primo lockdown imposto in Europa. Ma anche la resistenza alla pandemia, frutto del sacrificio della popolazione locale e sostenuta dalle istituzioni nazionali ed europee. 

La reazione

“Dopo un primo momento di sconcerto - ha ricordato il sindaco della città simbolo nella lotta al Covid - ci siamo mobilitati e abbiamo messo su un’organizzazione che ha permesso di fare un grande lavoro di squadra”. “Ci siamo dati tutti da fare - ha aggiunto Martini - a cominciare dai dipendenti comunali, i carabinieri, la polizia, la protezione civile e l’Università di Padova”, da dove è arrivato il sostegno del professore Andrea Crisanti, tra i fautori della strategia incentrata sui test di massa e sul monitoraggio periodico dei casi postitivi. Un’attività che ha consentito non solo di tenere a bada il virus nei Colli Euganei, ma anche di far diventate famoso il cosiddetto modello Vo’, riconosciuto anche da uno studio pubblicato sulla rivista Nature. “Abbiamo creato un modo di lavorare che poi ha fatto scuola per altri comuni”, ricorda con orgoglio il sindaco.

Le spese e gli aiuti Ue

Ma la pandemia ha costretto l’amministrazione comunale anche a sostenere per prima gli ingenti costi di prevenzione e controllo. “Abbiamo avuto delle spese a cui abbiamo dovuto far fronte immediatamente”, ha spiegato Martini. Poi “si sono aggiunti a diverso titolo dei finanziamenti che hanno ristorato le spese che avevamo supportato”, ha spiegato con riferimento agli aiuti ai comuni più colpiti arrivati dal Governo di Roma e dalle istituzioni di Bruxelles. Queste ultime, dalle primissime fasi della crisi pandemica, hanno liberato delle risorse fresche che sono andate a tamponare le immense spese extra che le amministrazioni locali si sono trovate a dover sostenere mentre le entrate calavano per effetto del lockdown. 

Tra le prime azioni intraprese dalla Commissione europea c’è stata infatti quella di destinare i fondi non spesi della politica di coesione per combattere l’emergenza. Con questa decisione, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione sono stati mobilitati per contrastare gli effetti della crisi sanitaria pubblica. A dicembre 2020, inoltre, il Parlamento europeo ha approvato lo strumento React-Eu, che consiste nell’utilizzo, tra il 2021 e il 2022, di 47,5 miliardi di fondi europei aggiuntivi rispetto all’attuale politica di coesione. Le somme andranno spese non oltre il 2023 per affrontare la crisi sanitaria ed economica provocata dal Covid. 

Gli effetti della crisi

“Devo dire che il volontariato, che qui nella zona è molto presente, ha fatto in modo di diminuire le spese”, ha ricordato ancora il sindaco. Pensando al presente, Martini è tutt’altro che ottimista. Il comune di Vo’, anche quando terminerà la crisi del Covid, “non sarà più lo stesso”. Intervistato nel giorno del mercato locale, il sindaco ha fatto notare con rammarico che “c’è poca gente” perché “le persone hanno paura”. “Non certo di venire al mercato - ha poi precisato il primo cittadino - ma hanno paura di comprare e i prodotti non essenziali restano invenduti”. “Finché non ci sarà il vaccino a mettere fine a questa problematica”, è l’amara conclusione del sindaco, “penso che il mercato lo vedremo sempre così, mezzo vuoto”.

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