Giovedì, 21 Ottobre 2021
EU4Future

Ora il Recovery plan italiano è realtà: ecco cosa prevede punto per punto

La Commissione ha approvato quasi a pieni voti il piano di ripresa e resilienza. Gli unici dubbi di Bruxelles sono sui costi degli interventi

Dal Mezzogiorno alla digitalizzazione, passando per il Green Deal e le tanto agognate riforme strutturali. L’ok arrivato oggi, con la visita della presidente della Commissione Ursula dalla Commissione europea al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) avvicina l’attuazione del programma da oltre 250 pagine presentato a Bruxelles lo scorso 30 aprile. L’approvazione da parte dell’esecutivo Ue è ufficializzata nel primo pomeriggio, nell'incontro tra il premier Mario Draghi e la presidente dell'esecutivo comunitario Ursula von der Leyen, arriva con lo stesso punteggio degli altri piani ‘promossi’ finora: dieci ‘A’, che corrispondono al voto massimo, e una sola ‘B’. Quest’ultima è dovuta alle informazioni incomplete fornite in materia dei costi dei singoli interventi.

Passato il primo esame, la speranza è quella che i 191,5 miliardi in arrivo dall’Ue - dei quali 68,9 miliardi in sussidi e 122,6 miliardi in prestiti - siano capaci di orientare la ripresa verso una crescita sostenibile sia in termini economici che ambientali, i capisaldi del Next Generation Eu. Il Recovery italiano ai blocchi di partenza aspetta ora l’ok definitivo del Consiglio Ue (che dovrebbe arrivare entro un mese) e i 25 miliardi di prefinanziamento previsti per l’estate. Intanto, i punti cardine del piano sono ormai noti.

Hydrogen valley e impianti agro-voltaici

La maggioranza relativa dei fondi - ovvero 59,47 miliardi - vengono assegnati a una specifica ‘missione’ del piano: la rivoluzione verde e la transizione ecologica. Il grosso di questi soldi andranno allo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili, in investimenti sull’idrogeno e nel miglioramento della rete energetica e della mobilità sostenibile. Il Governo Draghi mira, in particolare, alla creazione delle ‘hydrogen valley’, “facendo leva su aree con siti industriali dismessi”. Parte dei soldi verranno inoltre investiti nella riduzione delle emissioni del settore agricolo (il 10% a livello europeo) tramite lo sviluppo di “impianti agro-voltaici di medie e grandi dimensioni”. Un progetto che “si pone il fine di rendere più competitivo il settore agricolo, riducendo i costi di approvvigionamento energetico” ad oggi stimati a oltre il 20 per cento dei costi variabili delle aziende “e migliorando al contempo le prestazioni climatiche-ambientali”.

Rete 5G e Servizio civile digitale

La seconda parte del piano per quantità risorse assegnate abbraccia le vaste categorie della “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo”. A queste voci andranno 40,32 miliardi di euro che serviranno - in buona parte - a finanziare le reti ultraveloci, a partire dalla banda ultra-larga e dal 5G. “L’ambizione dell’Italia - si legge nel piano - è di raggiungere gli obiettivi europei di trasformazione digitale in netto anticipo sui tempi, portando connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026”. Tra gli interventi pensati invece per incrementare le competenze digitali dei cittadini ci sarà il “Servizio civile digitale” mirato all’apprendimento dell’uso degli strumenti informatici di base “attraverso il reclutamento di diverse migliaia di giovani”. Rientra in questa parte del piano anche l’attesa riforma della pubblica amministrazione sviluppata su quattro linee di intervento: miglioramento dei meccanismi di selezione del personale; semplificazione delle procedure e dei processi; investimenti in capitale umano; rafforzamento della digitalizzazione. All’interno del riordino della Pa si mira anche ad “attivare una spinta all’occupazione femminile in termini di quantità e di qualità” dal momento che il pubblico impiego è “storicamente un veicolo decisivo dell'ingresso delle donne nel mercato del lavoro”. 

Dall'asilo all'università

La missione per l’istruzione e la ricerca è la terza per fondi assegnati (30,88 miliardi). Di questi, quasi venti miliardi andranno al potenziamento dell’offerta dei servizi, partendo dagli asili nido e arrivando fino alle università. Per andare incontro ai bisogni delle prossime generazioni e delle giovani coppie, il piano parte dalla “costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza degli asili e delle scuole dell’infanzia al fine di migliorare l’offerta educativa sin dalla prima infanzia e offrire un concreto aiuto alle famiglie, incoraggiando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la conciliazione tra vita familiare e professionale”. La misura, prevede il Governo, “consentirà la creazione di circa 228.000 posti”. Presente anche un piano di estensione del tempo pieno e mense e del potenziamento delle infrastrutture per lo sport a scuola. Andando sull’istruzione universitaria, l'esecutivo di Roma mira a finanziare “l'aumento del numero di borse per il diritto allo studio a favore degli studenti meritevoli e bisognosi”. Una misura grazie alla quale “sarà possibile aumentare di 700 euro in media l’importo delle borse di studio, arrivando così ad un valore di circa 4.000 euro per studente e ampliare, nel contempo, anche la platea degli studenti beneficiari”.

Più treni e meno auto

Al capitolo “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” andranno 25,4 miliardi. Il Pnrr italiano si pone l’obiettivo di “rafforzare ed estendere l’alta velocità ferroviaria nazionale e potenziare la rete ferroviaria regionale, con una particolare attenzione al Mezzogiorno”. Una misura che si prevede possa avere un impatto positivo anche dal punto di vista ambientale. “Si stima che un aumento della quota dei passeggeri che utilizzano la ferrovia dal 6% al 10% comporterà un risparmio annuo di CO2 pari a 2,3 milioni di tonnellate”, precisa il piano. Una linea di intervento che dovrebbe permettere all’Italia anche di diminuire il numero di auto in circolazione per numero di abitanti, attualmente il più alto tra i grandi Paesi Ue, mentre il Belpaese è maglia nera nel rapporto tra abitanti e numero di treni.

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Gap di genere e housing sociale

Le ultime due missioni individuate da Recovery italiano sono “Inclusione e coesione”, con un budget da 19,81 miliardi, e “Salute”, per la quale verranno destinati 15,63 miliardi. Nello specifico, il Governo prevede di spendere 4,4 miliardi di euro nelle politiche attive del lavoro e della formazione professionale, ma anche di mettere su un piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso e per il potenziamento dei centri per l’impiego. Verrà inoltre messo in campo un fondo per la creazione di imprese femminili da accompagnare a un sistema di certificazione della parità di genere “che accompagni e incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il gap” tra uomini e donne. Oltre 9 miliardi verranno investiti nella rigenerazione urbana e nell’housing sociale “al fine di ridurre le situazioni di emarginazione e degrado sociale nonché di migliorare la qualità del decoro urbano oltre che del contesto sociale e ambientale”. 

Case della Comunità per i malati cronici

Quanto alla sanità, il Recovery italiano ci concentra su due aspetti: la creazione di reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale; innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale. “L’emergenza pandemica - si legge nel piano - ha evidenziato con chiarezza la necessità di rafforzare la capacità del Servizio sanitario nazionale di fornire servizi adeguati sul territorio”. Di qui l’idea di creare una rete di 1.288 “Case della Comunità” che avranno il compito di “coordinare tutti i servizi offerti, in particolare ai malati cronici”. Poco più di 4 miliardi saranno infine stanziati per l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero “tramite l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico (TAC, risonanze magnetiche, Acceleratori Lineari, Sistema Radiologico Fisso, Angiografi, Gamma Camera, Gamma Camera/TAC, Mammografi, Ecotomografi)”.

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