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Lunedì, 29 Novembre 2021
EU4Future

"È difficile parlare di migrazioni con l'opinione pubblica, ma una buona comunicazione aiuta i cittadini"

Per la studentessa 22enne Laura Maria Cinquini "servono maggiore cooperazione e coesione" tra gli Stati membri dell'Ue nella gestione dei flussi

Laura Maria Cinquini si sta laureando in antropologia e sogna una carriera accademica o un lavoro che le permetta di sfruttare i suoi studi per avere un impatto sociale, reale, sul mondo. Ha 22 anni ed è di Prato, ed è una degki 800 cittadini selezionati a partecipare alla Conferenza sul Futuro dell’Europa. È stata scelta per essere parte dei 200 appartenenti al panel che discute di migrazione e politica estera dell'Ue, e per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori ritiene che pur essento un tema "difficile per l'opinione pubblica", gli Stati devono puntare a fornire una "corretta comunicazione" che aiuti tutti a capire come stanno le cose e ad avere anche meno paura.

Su migrazione e politica estera cedi che l'Europa si stia muovendo bene?
Dal mio punto di vista servono maggiore cooperazione e coesione quando parliamo di migrazione e politica estera dell’Unione europea: non avere regole comuni porta a complicazioni burocratiche crescenti. È un tema difficile da affrontare con l’opinione pubblica, e infatti nel gruppo abbiamo concordato sul fatto che serve una corretta comunicazione, sia quando parliamo di cifre, del numero di migranti che arriva, e di cosa l’Europa fa e non fa e di quali sono le sue competenze. Anche in politica estera serve più coesione, l’interesse dei singoli Stati non deve mettere a rischio il perseguimento di obiettivi comuni. Come l’Ue si posiziona fra Cina e Stati Uniti è decisamente una priorità.

Come sono andati i lavori della conferenza finora?
Mi sono trovata benissimo perché era tutto molto organizzato per essere un evento così complicato. Ci sono state delle critiche, le abbiamo presentate e sono state accolte. Per esempio non abbiamo avuto una formazione precedente su questi temi, che sono molto complessi. È vero che questo ci ha permesso di esprimerci liberamente senza essere influenzati, e questo era anche il nostro compito: dare i nostri pareri da cittadini europei normalissimi. Però discutere e cercare di focalizzare i temi senza formazione diventa complicato. Ma dietro a tutto questo c’è un’idea e un programma, quindi staremo a vedere. Comunque c’è stata una discussione educata e civile su temi che di solito sono spinosi e animati. Nel mio gruppo di lavoro c’erano italiani, finlandesi, francesi e un signore di Lussemburgo: ci siamo trovati d’accordo su molti temi e abbiamo lavorato bene e in modo rispettoso.

Avete presentato delle proposte?
Pensavamo di doverlo fare, ma strada facendo abbiamo capito che in questa prima sessione avremmo dovuto solo proporre temi da approfondire nei prossimi incontri. C’è un piano, anche se a volte non sembra [ride]. Sarà molto interessante anche confrontarsi con altri gruppi e altre persone, perché nei prossimi appuntamenti, uno online e uno a Maastricht verremo mischiati, non saremo negli stessi sottogruppi.. Mi sembra un meccanismo che può funzionare.

Quale tema ti sarebbe piaciuto approfondire di più?
Decisamente la politica estera, perché ho studiato tanto la cultura e la politica cinese, quindi ho una prospettiva particolare su questi temi. Purtroppo non è un mondo vicino, studiato e conosciuto all’opinione pubblica. 

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