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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
EU4Future

Dall'esercito comune agli aiuti ai Paesi di partenza dei migranti: le proposte dei cittadini all'Ue sulla sicurezza

Continuano i panel a Strasburgo: al centro del dibattito anche le relazioni esterne dell'Ue e le migrazioni

Si è concluso anche l’ultimo panel dei cittadini alla Conferenza sul futuro dell’Europa: forse quello in cui i 200 partecipanti sono stati invitati a discutere i temi più complessi, migrazione e relazioni dell’Europa con il resto del mondo.

Riuniti in plenaria e poi nei sottogruppi, i cittadini selezionati a caso tra i 446 milioni di europei hanno tracciato i primi contorni delle proposte che poi andranno a concretizzare nei prossimi due incontri, prima di presentarle alle istituzioni europee nelle primavera del 2022. Quello che è emerso chiaramente dalle prime proposte e dalla discussione in plenaria è che l’Europa deve essere più coesa nell’affrontare due grandi sfide del presente: il flusso migratorio dai paesi terzi e il delicato equilibrio con Russia, Cina e Stati Uniti. Non c’è più spazio per improvvisazioni, serve una politica commerciale chiara, che renda l’Unione europea una superpotenza economica ma che tenga anche in considerazione i diritti umani quando di stringono relazioni con paesi non democratici.

Azione esterna dell’Ue

C’è stato molto dibattito, in plenaria, sulla terminologia da usare: l’Europa deve essere un modello o un partner per gli Stati non comunitari? È stato uno dei sottogruppi a sollevare la questione: imporre uno standard agli altri Paesi, compresi quelli in via di sviluppo, porterebbe quasi a una forma di colonialismo. La plenaria, per alzata di mano, ha quindi concordato: l’Ue deve essere un partner economico e politico, che operi secondo i propri valori democratici senza però cercare di imporre metodi o regole.

Una proposta su cui sottogruppi e plenaria hanno raggiunto la quasi unanimità è stata la creazione di un esercito europeo comune, che porti con sé anche una politica di difesa comune e un sistema condiviso per la sicurezza informatica. Nei prossimi incontri poi i cittadini dovranno spiegare se questo esercito nascerà dalla fusione degli eserciti nazionali o se sarà un organismo nuovo, e soprattutto chi lo gestirà.

Per i cittadini politica commerciale comune e indipendenza energetica vanno di pari passo: cinque sottogruppi hanno proposto che l’Unione europea tagli le importazioni di fonti energetiche, trovando un modo sostenibile per produrle da sola – soprattutto se i paesi da cui le importa sono responsabili di violazioni dei diritti umani e politici. I valori europei di democrazia ed equità devono, secondo i cittadini, essere promossi anche attraverso le relazioni commerciali: l’Unione europea deve essere ambasciatrice dei diritti umani.

Uno dei sottogruppi ha sollevato la questione dell’allargamento dell’Ue: come si può gestire il veto dei Paesi membri all’ingresso di nuovi Stati nell’Unione, come recentemente è successo tra Bulgaria e Macedonia del Nord? Una domanda a cui i cittadini dovranno rispondere nei prossimi due incontri

Migrazioni

I 200 partecipanti sono concordi nel dire che quella migratoria è una questione che va affrontata in modo umano: l’Unione europea dovrebbe impegnarsi a combattere la tratta di esseri umani e a rendere più ospitali i campi profughi all’interno dei suoi confini.

Ma il flusso migratorio va gestito sia nel suo punto di inizio che all’arrivo. L’Unione europea dovrebbe investire nei paesi di partenza dei migranti, migliorando il tenore di vita, sedando i conflitti e dando protezione. Una volta arrivate in Europa però, le persone vanno sostenute nel processo di integrazione, che deve partire dal lavoro: nessun migrante va abbandonato a se stesso, dicono i cittadini, ma anzi ci deve essere un follow up continuo. Due sottogruppi propongono di combattere lo stigma della migrazione, che ormai è un fenomeno comune, un dato di fatto: come farlo sarà tema di approfondimento per i prossimi incontri.

Altro tema su cui i cittadini hanno trovato un accordo è la redistribuzione dei migranti che arrivano in Europa, che deve essere equa, sostenibile e finanziata. Due sottogruppi suggeriscono una riforma del Trattato di Dublino, materia di dibattito da anni anche tra gli Stati membri.

Infine, i cittadini vogliono un approccio comune al diritto d’asilo: i criteri per la richiesta d’asilo devono essere decisi a livello comunitario e valere per tutti. Accedervi deve essere più immediato, soprattutto per i bambini, e portare con sé anche l’insegnamento della lingua del Paese in cui si è accolti e l’inserimento lavorativo.

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