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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Giovani donne vittime della crisi: il Recovery lancia un fondo per le imprese femminili

L’Ue lega l’assegnazione delle risorse al sostegno per 400 milioni di euro a favore di almeno 2.400 aziende. Da Bruxelles arriva anche la richiesta di creare un “clima culturale favorevole” alle imprenditrici

Giovane, donna, meridionale. L’identikit della categoria più colpita dalla crisi economica scatenata dalla pandemia è contenuto nella premessa del Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato da Bruxelles. A conti fatti, la situazione di svantaggio della popolazione femminile porta con sé ripercussioni negative sull’intera economia italiana. Un motivo in più, tanto per il governo quanto per le istituzioni Ue, per provare a invertire la rotta con l’aiuto del Recovery Fund. 

L'emergenza delle giovani donne

L’Italia, oltre a essere “il Paese dell’Ue con il più alto tasso di ragazzi tra i 15 e i 29 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione” segna anche un tasso di partecipazione delle donne al lavoro ancorato al 53,8 per cento, “molto al di sotto del 67,3 per cento della media europea”. “Questi problemi - si legge nel documento presentato dal governo italiano - sono ancora più accentuati nel Mezzogiorno, dove il processo di convergenza con le aree più ricche del Paese è ormai fermo”. Un’analisi impietosa che nella trattativa con Bruxelles per ricevere i fondi si è trasformata in obiettivi ben precisi. 

Il sostegno alle imprese femminili

Nei prossimi cinque anni l’Italia dovrà infatti assegnare un sostegno finanziario ad almeno 2.400 imprese femminili. L’intervento economico si colloca in continuità con l’attuazione del “Fondo Impresa Donna” pensato per “sostenere l'imprenditorialità femminile attraverso l'erogazione di finanziamenti finalizzati all'utilizzo di strumenti già attivi (NITO, Smart&Start) e del nuovo Fondo istituito dalla Legge di Bilancio 2021”, si legge nel documento Ue che fissa gli obiettivi per l’Italia.

I primi passi da compiere

I ‘compiti’ assegnati al Belpaese nel medio periodo potranno essere completati con le risorse Ue a patto che vengano mantenuti gli impegni iniziali. Il primo tra questi traguardi, da raggiungere entro settembre dell’anno in corso, prevede che il fondo a sostegno dell'imprenditorialità femminile venga adottato “per mezzo di un decreto ministeriale che stabilisca criteri di ammissibilità in linea con gli obiettivi” del Next Generation EU, compreso il principio “non arrecare un danno significativo all’ambiente”  e la sottoscrizione dell'accordo di finanziamento e degli accordi operativi con gli intermediari finanziari.

La cultura dell'imprenditorialità

Oltre ad assicurare la nascita del fondo, che verrà finanziato con 400 milioni di risorse Ue, il governo “deve attuare una campagna pluriennale di informazione per la promozione dell'imprenditorialità femminile e per attività di orientamento professionale destinate alle donne di ogni età e alle studentesse universitarie verso settori e professioni in cui le donne sono sottorappresentate, e creare una piattaforma di comunicazione”. Una scelta per evitare che le giovani poco informare o totalmente all’oscuro dell’iniziativa vengano tagliate fuori. Quello che chiede Bruxelles al governo italiano è la creazione di “un clima culturale favorevole che valorizzi l'imprenditorialità femminile”.

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