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Lunedì, 8 Agosto 2022
EU4Future

Il corso che forma gli agricoltori del futuro: digitali e sostenibili

Finanziato dal Fondo sociale europeo, punta sulle tecnologie più all'avanguardia in nome della sostenibilità

Se l’obiettivo dell’agricoltura del futuro è la piena sostenibilità, il mezzo per raggiungerla è la digitalizzazione. Nuove tecnologie, fatte di sensori, intelligenza artificiale e strumenti all’avanguardia aiuteranno gli agricoltori del futuro a rispettare l’ecosistema e fare profitto nello stesso tempo.

Qualcuno ci ha già pensato, e ha deciso di investire sulla digitalizzazione del settore. Siamo in Emilia Romagna, dove opera la società di formazione Formart. “Progettiamo e realizziamo servizi formativi, tirocini e apprendistati”, spiega Elisabetta Pistocchi, la presidente di Formart. Con più di duemila corsi all’anno e una rete di altrettanti docenti, la società offre una formazione professionale a 360°, costruita anche sulle esigenze delle aziende e del mondo del lavoro. “Tra i nostri corsi, ne abbiamo anche uno per formare figure professionali all’avanguardia nel campo dell’agricoltura digitale”, aggiunge Pistocchi. “Si chiamano digital farming specialist, e sono il futuro del settore”.

Come l'Ue vuole creare i nuovi agricoltori digitali

Sono giovani uomini e donne, con un diploma di scuola superiore, che imparano a utilizzare tecnologie all’avanguardia per applicarle all’agricoltura 4.0. Si tratta di 800 ore di lezione, di cui la metà passate nelle aziende del territorio, ed è finanziato dal Fondo sociale europeo. È stata una delle iniziative premiate a inizio dicembre nell'ambito del concorso Regiostar, rivolto ai progetti finanziati dall’Europa e votati all’innovazione. “Formiamo una ventina di alunni a corso, e quella che è iniziata nel 2021 è la quarta edizione”, conclude Pistocchi.

Uno di questi alunni è Giulio Gennari, giovanissimo – si è diplomato in agraria nel 2020 – e già esperto dell’agricoltura di precisione: “Abbiamo imparato a valorizzare le materie prime, il terreno e le sue peculiarità”, racconta. “Ora siamo in grado di capire come varia nel tempo, e i livelli di assorbimento delle sostante chimiche e organiche dei singoli terreni”.

Tutto il corso è orientato alla valorizzazione della sostenibilità ambientale attraverso l’uso di nuove tecnologie. “Per esempio - spiega sempre Giulio - usiamo una tecnologia che si chiama near infrared. Con uno strumento che si chiama georesisimetro mandiamo un impulso elettrico con lunghezza d’onda a infrarossi nel terreno. In base a come torna indietro possiamo capire quali sono le caratteristiche di quel terreno”. In questo modo i giovani digital farming specialist capiscono dove ci sono più sostante organiche, dove la presenza d’acqua è maggiore, dove è più alta la concentrazione di fertilizzanti. “Nel pratico, questa tecnologia evita lo spreco di fertilizzanti: se scopriamo che un terreno assorbe poco le sostanze chimiche, ci rendiamo conto che versare in quel punto litri di fertilizzante è inutile, e quindi uno spreco”, spiega Giulio.

Anche l’indice di vegetazione è una delle nuove tecnologie insegnate durante il corso: sfrutta i satelliti destinati all’agricoltura, che si chiamano Sentinel 2, per avere mappe e rappresentazioni dei campi coltivati. “Questo strumento ci permette di calcolare l’attività fotosintetica di una pianta, e i suoi eventuali deficit di acqua e concime, o se è stata attacca da insetti patogeni”, racconta ancora Giulio. Questo perché gli insetti mangiano le foglie delle piante, che quindi hanno un rallentamento dell’attività fotosintetica: un elemento, aggiunge il giovane, molto importante nei vigneti.

La figura del digital farming specialist ha un raggio di applicazione molto alto. “Qualcuno dei miei compagni di corso ha applicato queste conoscenze alla sua azienda” spiega Giulio. “Altri, come me, sono diventati liberi professionisti e fanno attività di consulenza”. Ma si può anche prevedere un futuro in cui queste figure professionali lavorano a stretto contatto con le associazioni di categoria, oppure sono ai vertici delle grandi aziende. “Quello che so con certezza è che l’agricoltura di precisione è il futuro”, assicura. “Tra cinque o dieci anni avremo solo precision farming, sostenibilità ambientale e tecnologie all’avanguardia”.

Questo vale soprattutto per la grande agricoltura e le grandi filiere, come quella del Parmigiano. Per i piccoli agricoltori potrebbe essere più complicato, perché queste tecnologie necessitano di investimenti non alla portata di tutti. “Ma il Governo dà dei contributi a fondo perduto che finanziano fino al 40% della spesa. Certo, è una spesa importante, ma bisogna anche volerlo: fortunatamente ci sono i giovani agricoltori, che stanno investendo su queste tecnologie per il futuro del settore in Italia”, conclude Giulio.

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