Venerdì, 30 Luglio 2021
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L'ironia contro l'islamofobia: così una fumettista italiana abbatte gli stereotipi

Intervista all'artista Takoua Ben Mohamed, che ha realizzato un video e una campagna che coinvolge anche Francia, Belgio, Polonia, Ungheria e Bulgaria. Per andare oltre ai pregiudizi e combattere violenza e hate speech

Il 65% dei musulmani italiani dichiara di aver subito qualche forma di violenza, pregiudizi o discriminazione, secondo quanto emerso da un recente studio di Vox Diritti. Su Twitter, tra i termini dispregiativi più spesso associati alle persone di religione islamica ci sono terrorista, jihadista e tagliagole. Le donne e le ragazze sono quelle più spesso prese di mira. Il pretesto è il velo: “Devi togliertelo, altrimenti vuol dire che sei sottomessa”, è lo slogan dietro cui si nasconde la violenza. Secondo la Rete Europea Contro il Razzismo (ENAR) le donne musulmane subiscono una discriminazione multipla sulla base del genere, della provenienza e della religione professata: aggressioni fisiche e verbali, hate speech online ed esclusione sociale, con difficoltà ad accedere al mondo del lavoro e dell’istruzione. Contro tutto questo, c'è chi ha pensato bene di usare l'arma dell'ironia. Si chiama Takoua Ben Mohamed, ed è una fumettista italiana. 

E' lei l'autrice del cartone animato che fa parte della campagna Look beyond prejudice, promossa dalla onlus Fondazione L’Albero della Vita nel quadro del progetto europeo contro l’islamofobia che MEET (More Equal Europe Together). Sono coinvolte associazioni di sei Paesi europei: l’Italia, coordinatrice con Albero della Vita, e poi Francia, Belgio, Polonia, Ungheria e Bulgaria. Il cartone animato è ambientato in una metropolitana e racconta la vita quotidiana di una ragazza con il velo, fatta di insulti, occhiate e bisbigli a bassa voce. Che però Takoua affronta con ironia e delicatezza.

Takoua, raccontaci di Look beyond prejudice.

Questo progetto che mi vede protagonista come direttrice artistica e come testimonial è una campagna di sensibilizzazione contro l’islamofobia che le donne e le ragazze subiscono in tutta Europa. Le donne musulmane per via del velo sono molto più visibili, riconoscibili, rispetto agli uomini e questo le rende vittime di un’aggressività verbale o fisica maggiore. La situazione poi dopo l’11 settembre è andata sempre più peggiorando.

Hai scelto la forma espressiva del fumetto: quali pensi che possano essere i suoi punti di forza in questo contesto?

Sono molto appassionata di fumetti e animazione: sono mezzi di comunicazione molto potenti, che riescono a semplificare l’informazione e a renderla accessibile a tutte le fasce d’età, a chi è interessato e a chi non lo è. Attirano l’attenzione, e secondo me veicolano l’ironia che serve per far passare un messaggio così delicato e così importante.

Quindi l’ironia è una carta vincente?

Assolutamente sì! Io ci credo molto, ne ho fatto la base del mio lavoro fino ad adesso. Ma anche della mia vita, è un ottimo modo per reagire a tutte le situazioni spiacevoli che mi sono capitate.

Questo progetto prende spunto anche su tue esperienze personali?

Tutto il mio lavoro è tratto da esperienze personali che ho vissuto oppure ho visto vivere in prima persona. È una delle caratteristiche di quello che faccio: quindi sì, per una campagna così importante bisogna prendere riferimenti dalla realtà. Chi meglio di me, una ragazza lavoratrice che porta il velo da tantissimi anni?

Look beyond prejudice è parte di una campagna più grande, MEET, a cui hanno contribuito sei paesi europei compresa l’Italia: l’idea è di coinvolgere i ragazzi più giovani perché siano osservatori locali di episodi di discriminazione e li denuncino, portando avanti anche forme di advocacy verso le istituzioni europee. I ragazzi sono anche impegnati in laboratori di video making e di  dibattito, per stimolarli a costruire una società senza discriminazioni.

Come dicevamo, la onlus italiana Fondazione L’Albero della Vita è coordinatrice del progetto. Daria Crimella è referente dei programmi europei della ong.

Di cosa si occupa Fondazione Albero della Vita?

Siamo una onlus che dal 1997 promuove i diritti dell’infanzia, dell’adolescenza e delle donne in situazioni di vulnerabilità. Con programmi e servizi ci dedichiamo all’inclusione sociale e alla lotta alle discriminazioni. In questo contesto nascono il progetto MEET e la campagna Look Beyond Prejudice, che sono finanziati dall’Unione Europea e vedono la collaborazione di altri cinque paesi: Francia, Belgio, Polonia, Ungheria e Bulgaria. Albero della Vita è molto attenta ai temi europei ed è molto attiva nella cooperazione europea, se la possiamo chiamare così. I nostri progetti sono sponsorizzati e finanziati dal Fondo AMIF (Asylum, Migration and Integration), dall’ERASMUS e dal REC (Rights, Equality and Citizenship). Facciamo anche advocacy, coinvolgendo gli europarlamentari italiani ma non solo.

Quali sono le difficoltà di tenere insieme realtà che vengono da Paesi molto diversi dall’Italia, anche in tema di diritti e solidarietà?

Per noi è importante lavorare con partner diversi e differenti tra di loro, ma che condividano la nostra filosofia. Negli ultimi anni abbiamo lavorato con Paesi che hanno avuto un percorso politico e sociale difficile, di involuzione di diritti fondamentali. Abbiamo avuto alcune difficoltà nello svolgere semplici attività: per esempio in alcuni Paesi non è stato possibile portare avanti progetti che riguardavano minori stranieri non accompagnati. Nonostante ciò è necessario fare una precisazione: noi non lavoriamo con i governi, ma con associazioni selezionate all’interno dei Paesi. I partner con cui collaboriamo hanno ben chiaro quali sono i valori europei di tolleranza e non discriminazione.

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