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Martedì, 30 Novembre 2021
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Rete 5G e Servizio civile digitale: ecco i traguardi previsti dal Recovery

Oltre alla connessione di nuova generazione, il piano di ripresa prevede un piano di formazione di massa all’uso dei servizi online

Mettere su una rete 5G che abbraccerà tutta l’Italia, portando la velocità di connessione ad almeno un gigabit per secondo su tutto il territorio nazionale. Ma anche investire sulla formazione con l'ausilio di 9.700 volontari che daranno vita al Servizio civile digitale, un progetto triennale per diffondere l’uso di internet nell’intero Paese. Questi sono solo due degli obiettivi in materia di digitalizzazione che l’Italia dovrà raggiungere entro i prossimi anni per ricevere tutti i fondi di Recovery promessi da Bruxelles. L’erogazione degli ormai famosi 191,5 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti è infatti legata al raggiungimento di veri e propri traguardi, molti dei quali si concentrano sui punti deboli dell’Italia, a partire dalle carenti competenze digitali e dallo scarso uso dei servizi internet da parte dei cittadini e delle imprese.

Il processo di digitalizzazione dell’Italia, nonostante i cambiamenti imposti dalla pandemia (basti pensare alla didattica e al lavoro a distanza), rimane infatti uno dei più lenti e ritardatari d’Europa. A certificarlo è l’indice Desi (digitalizzazione dell'economia e della società) pubblicato ogni anno dalla Commissione europea. I funzionari di Bruxelles, sulla base dei dati del 2021, hanno classificato l’Italia nella fascia medio-bassa. L’Italia risulta in ritardo rispetto alla maggioranza dei Paesi Ue nei parametri presi in considerazione ai fini dello studio: connettività, capitale umano, uso dei servizi internet, integrazione delle economie digitali e servizi pubblici digitali. 

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“Il governo - si legge nel Pnrr italiano presentato a Bruxelles lo scorso 30 aprile - intende recuperare il terreno perduto”. Una speranza tradotta in cifre e obiettivi dal documento della Commissione europea che fissa i traguardi da raggiungere per avere i finanziamenti. Entro giugno 2022 l’Italia dovrà provvedere all’aggiudicazione di tutti gli appalti pubblici per progetti di connessione più veloce. A metà del 2026, l’Ue si aspetta che l'Italia sia in grado di offrire “una connettività ad almeno 1 Gbps a un minimo di 8.500.000 unità immobiliari aggiuntive (di cui almeno 450.000 case sparse, ossia situate in zone isolate)”, ma anche ad almeno “altre 9.000 scuole e 12.279 strutture sanitarie pubbliche”. 

Come testimoniato dall’indice Desi, i veri punti dolenti della lenta digitalizzazione del Belpaese sono le competenze e l’abitudine a usare i servizi online. Di qui la decisione di mettere su un Servizio civile digitale con il compito di formare, entro metà del 2025, “almeno un milione di cittadini” che parteciperanno “a iniziative di formazione promosse da enti certificati senza fini di lucro e volontari”. L’operazione di scolarizzazione informatica di massa verrà messa in moto da “una rete di giovani volontari provenienti da contesti diversi di tutta Italia” che “aiuteranno gli utenti a rischio di esclusione digitale ad acquisire e migliorare le competenze digitali”. 

Oltre a portare il 5G e i volontari del Servizio civile digitale su tutto il territorio, il Recovery italiano prevede la creazione di centri di facilitazione digitale: veri e propri punti di accesso fisico, “solitamente presso biblioteche, scuole e centri sociali”, si legge nel documento Ue, “che offrono formazioni in presenza e online per l'acquisizione di competenze digitali, in modo da sostenere efficacemente l'inclusione digitale”. Un’iniziativa che parte dalle “esperienze regionali di successo”, rappresentate dai 600 centri già attivi, e che “mira a diffondere capillarmente questi centri sul territorio nazionale”. La presenza di tali centri “dovrà essere potenziata con attività di formazione dedicate e nuove attrezzature per raggiungere l'obiettivo generale di 2.400 nuovi punti di accesso in tutta Italia” che saranno capaci di formare “oltre 2.000.000 di utenti a rischio di esclusione digitale”. “Dei futuri 3.000 centri, circa 1.200 dovranno concentrarsi nel Mezzogiorno”, è la richiesta di Bruxelles. 

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