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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Il caso

La minaccia di Volkswagen: "Niente fabbrica di batterie in Europa, gli Usa pagano meglio"

Lo scrive il Financial times. Sullo sfondo il piano di incentivi e sgravi di Washington per le auto elettriche che sta attraendo sempre più investitori. Anche dall'Italia

Il gigante tedesco dell'auto che abbandona l'Europa per concentrarsi sulla produzione di batterie in Nord America. È quanto potrebbe accadere se Volkswagen darà seguito alla minaccia di sospendere il progetto di un impianto di batterie nell'Europa orientale e di dare la priorità a un impianto simile oltreoceano dopo aver valutato che potrebbe ricevere fino a 10 miliardi di euro di incentivi dagli Stati Uniti. Lo scrive il Financial Times, ma non è la prima volta che la casa tedesca minaccia di abbandonare il progetto nell'Est Europa, che sarebbe dovuto partire entro la metà del 2023. 

Sullo sfondo c'è l'Inflation reduction act (Ira), il maxi piano di incentivi con cui Washington vuole attrarre investimenti nella transizione ecologica, in particolare nel settore dei trasporti. Una delle misure centrali (e oggetto di un braccio di ferro a distanza con l'Unione europea e la stessa Germania) è l'incentivo fino a 7.500 dollari concesso a chi acquista una nuova auto elettrica a patto che questa e i suoi componenti (batterie comprese) siano prodotti prevalentemente in Nord America (Usa e Canada, ma anche Messico). Uniti agli sgravi fiscali e ai prestiti agevolati previsti dall'Ira, Volkswagen ha stimato di poter ricevere 9-10 miliardi di euro. Una cifra che, secondo quanto racconta il Financial times, sarebbe emersa durante un incontro tra i vertici del gigante tedesco e i funzionari dell'Ue.

L'occasione è stata la riunione dell'European battery alliance, il tavolo permanente con l'industria istituito da Bruxelles per promuovere lo sviluppo di gigafactory (ossia le fabbriche di produzione di batterie) nell'Ue e recuperare il gap con i concorrenti asiatici. Un gap che potrebbe adesso allargarsi anche con gli Stati Uniti. La dichiarazione di Volkswagen suona come una sferzata all'Europa affinché metta a punto una risposta adeguata all'Ira statunitense. La Commissione ha già presentato una proposta per aumentare gli aiuti di Stato, eliminando una serie di paletti antitrust. Ma questo tipo di corsa ai sussidi rischia di creare uno scompenso tra quei Paesi membri che hanno risorse a sufficienza per permettersi di elargire aiuti, e chi no. Tra i primi figurano essenzialmente Germania e Francia. 

La prossima settimana, l'esecutivo guidato da Ursula von der Leyen dovrebbe avanzare una proposta mirata in particolare all'industria auto, il Net zero industry act. Ma le prime bozze circolate in questi giorni non sembrano soddisfare il settore dell'automotive, ma anche aziende della nuova filiera dell'auto elettrica, come l'azienda chimica belga Umicore e il produttore svedese di batterie Northvolt, segnala il Guardian. Una recente analisi di Transport&Environment (T&E), la lobby europea del settore dei trasporti sostenibili, ha messo in guardia sul fatto che, a causa dell'Ira e della mancata risposta di Bruxelles, "in tutta Europa è a rischio il 68% della capacità produttiva di batterie agli ioni di litio prevista per i prossimi anni": le aziende che hanno programmato investimenti in gigafactory sul suolo Ue starebbero spostando i loro piani in Nord America, come per l'appunto Volkswagen. L'Italia, secondo T&E, sarebbe il Paese più colpito in termini percentuali (e il secondo in assoluto): il rapporto cita il caso di Italvolt, "il cui amministratore delegato ha anche fondato la fallita Britishvolt", e che "rischia di perdere la priorità a favore del suo progetto gemello, Statevolt, in California", attratta dai cospicui aiuti di Stato promessi dagli Usa con l'Inflation reduction act.

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