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Lunedì, 2 Ottobre 2023
Il caso / Cina

L'Unione europea dichiara guerra alle auto elettriche cinesi

La Commissione lancia di un'indagine antidumping contro Pechino, von der Leyen: "Tengono i prezzi dei veicoli bassi grazie ai sussidi di Stato, è una distorsione del mercato". Ma gli Stati membri sono divisi

L'Unione europea ha deciso di lanciare una guerra contro le auto elettriche cinesi, che Bruxelles ritiene stiano violando le regole di mercato. La Commissione europea ha lanciato un'indagine per valutare se il blocco debba imporre tariffe per proteggersi dai produttori del gigante asiatico, accusati di tenere i prezzi bassi grazie a sussidi statali. Lo ha annunciato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo stato dell'Unione al Parlamento europeo di Strasburgo.

"I mercati globali sono ora invasi da auto elettriche cinesi più economiche. E il loro prezzo è tenuto artificialmente basso da enormi sussidi statali. Questo distorce il nostro mercato. E poiché non lo accettiamo dall'interno, non lo accettiamo nemmeno dall'esterno", ha detto la popolare tedesca tra gli applausi dei deputati. "L'Europa è aperta alla concorrenza. Non a una corsa al ribasso. Dobbiamo difenderci dalle pratiche sleali", ha aggiunto von der Leyen.

Il cortocircuito dell'auto elettrica cinese

Secondo i ricercatori di Jato Dynamics, nella prima metà del 2022 il costo medio di un veicolo elettrico cinese è stato inferiore a 32mila euro, contro i circa 56mila d quelli europei. Il vantaggio non è dovuto però soltanto ai sussidi, ma anche al fatto che Pechino ha un maggiore controllo sulla catena di approvvigionamento delle materie prime critiche e alla loro lavorazione, cosa su cui si è mossa con grande anticipo rispetto ai concorrenti mondiali che ora (ancora una volta) si trovano a rincorrere. Secondo le stime i produttori cinesi di veicoli elettrici avrebbero un vantaggio di costo di circa il 20% rispetto a rivali come Tesla.

I produttori cinesi, tra cui Byd, Nio e Xpeng, stanno puntando con forza al mercato europeo, le cui vendite sono aumentate di quasi il 55%, raggiungendo circa 820mila veicoli nei primi sette mesi del 2023, pari a circa il 13% di tutte le vendite di auto. Xpeng prevede di espandersi in altri mercati del continente nel 2024, mentre Zhejiang Leapmotor Technology ha annunciato cinque modelli per i mercati esteri, compresa l'Europa, nei prossimi due anni. Secondo la società di consulenza automobilistica Inovev, quest'anno l'8% dei nuovi veicoli elettrici venduti in Europa è stato prodotto da marchi cinesi, rispetto al 6% dello scorso anno e al 4% del 2021.

I produttori europei stanno rincorrendo lo sviluppo tecnologico del settore di produttori che sono in uno stadio più avanzato, soprattutto quelli asiatici ma anche quelli statunitensi, come la Tesla. Dal 2035 la vendita di auto con motori a combustione sarà bandita dall'Ue e la competizione per assicurarsi fette di mercato è fortissima. Da tenere in considerazione il fatto che non solo nei veicoli in generale, ma anche nella produzione di componenti la Cina è molto più avanzata, e la nostra industria dipende dal gigante asiatico.

La Cina da sola rappresenta il 76 % della capacità di produzione mondiale di batterie ad esempio, mentre l'Ue (come gli Usa) è ferma al 7%. Le industrie di Pechino, nel 2021, hanno garantito una capacità totale di 665 Gwh, contro i 71 dell'Ue. Attualmente, il grosso della produzione di batterie in Europa è concentrata in Ungheria, seguita da Polonia e Svezia. I Paesi più ricchi, però, si stanno muovendo con forza (anche se in ritardo): Germania, Francia e Italia hanno stanziato quasi 6 miliardi di aiuti di Stato per accelerare la nascita di gigafactory (le fabbriche di batterie).

In Europa è soprattutto la Francia di Emmanuel Macron che sta spingendo per una lotta contro Pechino, con l'Italia di Giorgia Meloni che sembra sulla stessa linea, mentre la Germania di Olaf Scholz vuole tenere i toni più bassi, temendo ritorsioni da parte di Pechino, che avrebbero effetti sulla nostra economia.

Da mesi il governo di Parigi ha fatto pressione affinché l'esecutivo dell'Ue avviasse un'indagine antidumping, e alla fine la linea di Macron pare abbia avuto la meglio. Il fatto è che le case automobilistiche americane ed europee hanno grandi impianti di produzione in Cina e anche gran parte delle auto elettriche esportate dalla Cina sono di marche occidentali. I francesi invece sono meno attivi nella nazione, e per questo sarebbero più protetti da eventuali contromisure.

Da sempre il sistema socialista cinese si basa su giganteschi programmi di sovvenzioni statali per le industrie che il partito comunista vuole trasformare in campioni globali, cosa che è vietata per le industrie europee, che si trovano quindi in una situazione di svantaggio. L'imposizione di dazi sulle importazioni se da una parte favorisce l'industria interna, dall'altra penalizza i consumatori, in quanto tiene fuori dal mercato prodotti che altrimenti sarebbero a più basso costo.

L'Unione europea ha il potere si limitare le importazioni dall'esterno se stabilisce che alcuni prodotti sono stati sovvenzionati o sono venduti sottocosto e stanno colpendo l'industria dell'Ue. Questo già accade su prodotti cinesi come l'acciaio e l'alluminio o i pannelli solari, ma finora Bruxelles ha evitato di prendere di mira beni di fascia più alta come automobili, treni e dispositivi medici, per timore di scatenare le ire di Pechino e una conseguente guerra commerciale con imposizione di tariffe anche da parte del gigante asiatico, tariffe che potrebbero mettere in difficoltà l'industria europea.

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