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Martedì, 30 Maggio 2023
Le conseguenze della guerra

Ue in recessione e prezzo del petrolio triplicato: la previsione degli economisti

L’economia europea entrerà in crisi nella seconda metà dell’anno e non ne uscirà prima dell’estate del 2023. In contemporanea, Mosca potrebbe tagliare la produzione di greggio facendo schizzare le tariffe

Inflazione record, impennata delle tariffe energetiche e domanda dagli Stati Uniti in calo. Questi i tre fattori che, secondo gli esperti della banca d'investimento giapponese Nomura, porteranno a una nuova recessione in Europa. In una previsione di cui ha dato conto il Guardian, l’istituto nipponico ha affermato che l'economia europea inizierà a contrarsi nella seconda metà del 2022 e che la recessione continuerà fino all'estate del 2023, con un calo totale dell'1,7% del Pil del Vecchio Continente. Una crisi determinata in gran parte dalla guerra in Ucraina, hanno sottolineato gli esperti.

A dirla tutta, i prezzi dell'energia erano già aumentati nella seconda metà del 2021 con la ripresa dell’attività economica dopo lunghi periodi di lockdown dovuti al Covid-19. Tuttavia, l’invasione russa non ha fatto altro che aggravare il problema anche per via della reazione europea che ha deciso di isolare economicamente Mosca riducendo le importazioni dalla Russia. Ma l’Europa, si ricorda nell’analisi, dipende ancora fortemente dalla Federazione Russa per il suo approvvigionamento energetico e perciò il Cremlino ha risposto alle sanzioni rallentando le forniture di gas. A farne le spese è stata anche la Germania, la prima potenza industriale europea, che dall’11 luglio dovrà far fronte alla chiusura di dieci giorni del gasdotto Nord Stream 1, ufficialmente giustificata dai russi con motivi di manutenzione, ma probabilmente architettata per impedire a Berlino di fare scorte di gas in vista dell’inverno.

Gas: la Russia sospende il flusso dal Nord Stream 1 per 10 giorni

La previsione degli analisti giapponesi si è aggiunta a quella degli americani di JP Morgan, che la scorsa settimana hanno avvertito che la Russia potrebbe anche causare “aumenti stratosferici” del prezzo del petrolio. Per fare ciò le basterebbe utilizzare i tagli alla produzione per vendicarsi le recenti decisioni del G7, mirate a mettere all’angolo il Paese guidato da Vladimir Putin. Diversi analisti hanno ipotizzato che i prezzi del greggio al barile potrebbero più che triplicare per toccare quota 380 dollari se la Russia dovesse diminuire la produzione di 5 milioni di barili al giorno.

“È probabile - hanno scritto gli analisti di JP Morgan - che il governo russo possa vendicarsi tagliando la produzione come un modo per infliggere danni all’Occidente” facendo leva, in particolare, sulla “rigidità del mercato petrolifero globale”, un fattore che gioca “dalla parte della Russia”. La tensione nel mercato del petrolio nei mesi scorsi ha infatti evidenziato che le altre potenze petrolifere mondiali, a partire dall’Arabia Saudita, non sono disposte ad aumentare l’offerta di petrolio per dare una mano all’Occidente, ma sembrano bensì determinate a lucrare sull’attuale contesto geopolitico. E alle promesse di aumento dell’offerta di petrolio arrivate nelle ultime settimane devono ancora seguire i fatti.

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