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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Defense production act

Prima i prodotti europei (in tempi di crisi): così Bruxelles vuole imporre alle imprese di rifornirsi nell'Ue

È quanto prevede una proposta della Commissione la cui bozza è stata rivelata da Bloomberg. Multe pesanti per chi non si adegua

La Commissione europea vuole imporre alle aziende europee di rifornirsi in via prioritaria da altre imprese dell'Ue e non dall'estero durante i periodi di crisi. Chi non si adegua rischia multe pesanti. Lo scrive Bloomberg sulla base di una bozza di proposta a cui starebbe lavorando l'esecutivo comunitario e che dovrebbe venire presentata a metà settembre. 

Si tratterebbe di una sorta di "Defense protection act" simile a quello in vigore da 70 anni negli Stati Uniti. Secondo quanto riporta il documenti citato da Bloomberg, "la Commissione può, in circostanze eccezionali", richiedere alle aziende di evadere prima gli ordini di "beni rilevanti per la crisi" da altre imprese Ue. In caso contrario, le aziende potrebbero incorrere in multe fino all'"1,5% del fatturato medio giornaliero nell'anno lavorativo precedente per ogni giorno lavorativo di non conformità".

Secondo Bruxelles, questo piano di emergenza serve a tutelare il mercato unico e si sarebbe reso necessario sulla scorta di quanto visto durante la pandemia di Covid-19 e, di recente, con la guerra in Ucraina e la crisi energetica. I problemi emersi negli utlimi due anni lungo la catena di approvvigionamento dell'economia europea potrebbero diventare la norma, anziché l'eccezione, è il ragionamento della Commissione, e pertanto è necessario anticipare possibili emergenze tra cui "l'instabilità geopolitica, i cambiamenti climatici e i conseguenti disastri naturali, la perdita di biodiversità e l'instabilità economica globale", si legge sempre nel documento. "Il funzionamento del mercato unico deve essere garantito in tempi di emergenza", sintetizza Bruxelles. 

A tal fine, la proposta contiene altre misure. Da un lato, c'è il monitoraggio congiunto con i governi Ue sulle catene di approvvigionamento strategiche per prevenire carenze. Tale monitoraggio, rassicura la Commissione, verrà fatto tutelando le informazioni commerciali sensibili delle aziende. Ma per chi dovesse fornire, "intenzionalmente o per negligenza grave", informazioni errate o fuorvianti scatterebbe una multa fino a 300.000 euro.

In base alla bozza, Bruxelles potrebbe anche chiedere agli Stati membri di immagazzinare determinati prodotti "indispensabili per garantire la preparazione a una potenziale emergenza del mercato unico" se viene attivata una cosiddetta "modalità di vigilanza". In questo quadro, la Commissione prende a esempio quanto fatto durante la pandemia con l'acquisto centralizzato dei vaccini, che potrebbe diventare la modalità utilizzata dall'esecutivo Ue per negoziare e acquistare i beni rilevanti per la crisi. Infine; la questione della libertà di movimento nello spazio Schengen: Bruxelles vuole "evitare la chiusura delle frontiere interne dell'Ue e i divieti di esportazione come è successo nei primi giorni della pandemia, quando Paesi come la Germania e la Francia hanno interrotto le forniture di dispositivi di protezione individuale e l'area Schengen è stata ripetutamente chiusa", scrive Blommberg.

La proposta dovrebbe arrivare sui tavoli dei governi del blocco a metà settembre. Ma nove Paesi membri, tra cui Belgio, Danimarca e Paesi Bassi, avrebbero già avvertito la Commissione di essere contrari a una misura del genere, che, a loro parere, andrebbe al di là dei poteri conferiti dai trattati all'esecutivo comunitario.

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