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Domenica, 22 Maggio 2022
Sanzioni

L'Ue verso lo stop al carbone dalla Russia: "Risposta alle atrocità di Bucha"

La Commissione europea propone di dare un primo colpo al potere energetico di Mosca. Ma è una misura soprattutto simbolica. Ecco perché

Tra la Polonia e i Baltici che chiedevano un embargo completo all'import di fonti energetiche fossili dalla Russia, e la Germania e l'Italia a bloccare una misura del genere che rischierebbe di portare l'Ue in "recessione" (parole di Olaf Scholz), alla fine la Commissione europea ha deciso di proporre una via di mezzo: il nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, se approvato dagli Stati membri, farà scattare un embargo completo sul carbone russo. 

Si tratta di una misura dal forte valore simbolico, perché rappresenterebbe il primo colpo vero al potere "fossile" di Mosca. Ma che potrebbe avere contraccolpi limitati su entrambi i fronti. Già, perché se è vero che la Russia costituisce quasi il 70% del fabbisogno di carbone termico dell'Ue (quello che serve alla produzione di elettricità), è anche vero che tale mercato è più flessibile di quello del gas naturale. Detto altrimenti, è più semplice per chi ne è dipendente (Germania e Polonia in testa, seguite a netta distanza dall'Italia) trovare alternative in tempi relativamente rapidi. 

L'associazione tedesca degli importatori di carbone, per esempio, ha affermato che le importazioni dalla Russia possono essere sostituite in pochi mesi grazie ad accordi con Usa, Colombia, Sud Africa, Indonesia e Australia. Thierry Bros, un ex analista energetico che ora è professore all'Istituto di studi politici di Parigi, sostiene che l'Ue potrebbe "sostituire questo carbone con altro carbone e gas. Se potessimo sostituire metà del carbone russo con il gas, aumenterebbe la nostra domanda di gas di 20 miliardi di metri cubi all'anno, e questo sarebbe gestibile senza un embargo sul gas". Ossia non chiudendo i gasdotti provenienti da Mosca e affidandosi, per esempio, ai 15 miliardi di metri cubi di Gnl promessi da Washington all'Ue. La stessa Russia potrebbe rispondere al contraccolpo sul fronte Ue aumentando l'export verso la Cina, tanto per fare un esempio. 

Insomma, l'embargo sul carbone è sicuramente una mossa forte da parte di Bruxelles, ma come dicevamo all'inizio, ha una valenza soprattutto simbolica, l'ultimo passo prima di affondare i colpi sul petrolio, e, soprattutto, sul gas. Da un punto di vista politico, consente ancora di mantenere gli equilibri interni, con la Germania che per qualche giorno può scacciare le pressioni di chi, a Kiev come a Varsavia, chiede a Berlino una resa dei conti definitiva con il potere energetico di Vladimir Putin. E con la Francia di quel Emmanuel Macron che ha bisogno di portare a casa un risultato forte sul fronte anti-Russia in vista del primo turno delle presidenziali (tanto più se la sua principale sfidante, Marine Le Pen, sconta un'eccessiva vicinanza con lo "zar"). Non è un caso che proprio in queste ore, Parigi si sia esposta per la prima volta a favore di un embargo sul petrolio russo.

La Commissione Ue, come al solito, ha cercato di trovare l'equilibrio tra tutte queste posizioni: "Le immagini raccapriccianti di Bucha e di altre aree da cui le truppe russe sono recentemente partite" sono "atrocità" che "non possono e non rimarranno senza risposta", ha spiegato la presidente Ursula von der Leyen nell'annunciare il nuovo pacchetto di sanzioni, il quinto dall'inizio del conflitto.

Oltre al carbone, Bruxelles propone un divieto totale alle transazioni Swift di quattro banche russe che "rappresentano il 23% della quota di mercato nel settore bancario" di Mosca. C'è poi il "divieto alle navi russe e alle navi operate dalla Russia di accedere ai porti dell'Ue", salvo per quelle che trasportano beni "essenziali" come "i prodotti agricoli e alimentari, gli aiuti umanitari e l'energia" (quindi petroliere e navi Gnl potranno ancora attraccare nei porti Ue). Inoltre, "proporremo un divieto per gli operatori di trasporto su strada russi e bielorussi. Questo divieto limiterà drasticamente le opzioni per l'industria russa di ottenere beni chiave", scrive Bruxelles.

Ci sono poi "ulteriori divieti all'esportazione" di prodotti Ue mirati "per un valore di 10 miliardi di euro" nelle aree in cui la Russia è vulnerabile. "Ciò include, ad esempio, computer quantistici e semiconduttori avanzati, ma anche macchinari sensibili e attrezzature di trasporto. Con questo, continueremo a degradare la base tecnologica e la capacità industriale della Russia", assicura Bruxelles. Quinta misura riguarda "nuovi divieti specifici all'importazione, del valore di 5,5 miliardi di euro, per tagliare il flusso di denaro della Russia e dei suoi oligarchi, su prodotti dal legno al cemento, dai frutti di mare ai liquori. In questo modo, chiudiamo anche le scappatoie tra Russia e Bielorussia".

Infine, "un divieto generale dell'Ue alla partecipazione delle società russe agli appalti pubblici negli Stati membri" e "l'esclusione di qualsiasi sostegno finanziario, europeo o nazionale, agli enti pubblici russi". Questo pacchetto adesso andrà sul tavolo dei negoziatori dei Paesi Ue, e già domani potrebbe avere l'ok degli ambasciatori dei 27.

Oggi più di 40 paesi applicano sanzioni come queste.  Prendere una posizione chiara non è cruciale solo per noi in Europa, ma anche per il resto del mondo.  Una posizione chiara contro la guerra di scelta di Putin.  Una posizione chiara contro il massacro di civili.  E una posizione chiara contro la violazione dei principi fondamentali dell'ordine mondiale.

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