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Martedì, 16 Aprile 2024
Il braccio di ferro

Bruxelles denuncia la Cina: "Impone alle aziende europee hi-tech di cedere i brevetti"

La Commissione ha avviato un'azione presso l'Organizzazione mondiale del commercio. Ecco come Pechino ottiene le tecnologie Ue a basso prezzo

Una pressione esercitata attraverso i tribunali per costringere le aziende hi-tech europee a cedere a basso prezzo o addirittura a costo zero le loro tecnologie chiave, come quelle sul 5G, ai giganti del settore di casa. È questa l'accusa con cui l'Unione europea ha aperto una nuova battaglia legale nei confronti della Cina in sede di Organizzazione mondiale del commercio (Omc).

L'azione, si legge in una nota di Bruxelles, riguarda le restrizioni imposte da Pechino alle imprese dell'Ue che si affidando a un tribunale straniero per proteggere e utilizzare i loro brevetti. Nell'agosto 2020 la Corte suprema del popolo cinese ha stabilito che i tribunali cinesi possono vietare ai titolari di brevetti di adire un tribunale non cinese per ottenere il rispetto dei loro brevetti emettendo una "anti-suit injunction"; la Corte suprema del popolo ha anche stabilito che la violazione dell'ordinanza può essere punita con un'ammenda giornaliera di 130mila euro. Da allora i tribunali cinesi hanno emesso quattro "anti-suit injunction" nei confronti di titolari di brevetti stranieri.

I brevetti oggetto della controversia, spiega la Commissione, "sono brevetti essenziali (SEP), ossia brevetti che sono indispensabili per fabbricare prodotti conformi a una determinata norma tecnica internazionale. Poiché l'uso delle tecnologie protette da tali brevetti è obbligatorio per la produzione, ad esempio, di un telefono cellulare, i titolari dei brevetti si sono impegnati a concederli in licenza ai fabbricanti a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie (FRAND)". Per tali brevetti un fabbricante di telefoni cellulari "dovrebbe pertanto ottenere una licenza (dietro pagamento di diritti di licenza negoziati con il titolare del brevetto). Se un fabbricante non ottiene una licenza e/o si rifiuta di pagare, il titolare del brevetto può esigere il rispetto del brevetto e rivolgersi a un tribunale per far bloccare le vendite dei prodotti che incorporano quella tecnologia senza una regolare licenza".

Pechino, dunque, avrebbe tolto alle aziende europee la possibilità di "battersi per far valere i loro diritti". I titolari di brevetti che si rivolgono comunque a tribunali al di fuori della Cina sono spesso soggetti a pesanti ammende e, in sostanza, a "pressioni affinché accettino diritti di licenza più bassi rispetto alle tariffe di mercato". Il risultato è che i giganti cinesi del settore, come le imprese di telefonia, hanno ottenuto "un accesso alla tecnologia europea a un costo inferiore o senza alcun esborso".

L'Ue ha sollevato la questione con la Cina in varie occasioni nel tentativo di trovare una soluzione, ma senza successo. Poiché secondo l'Ue "i provvedimenti cinesi sono incompatibili con l'accordo dell'Omc sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS), l'Ue ha avanzato richiesta di consultazioni in sede di Omc", spiega Bruxelles.

"Dobbiamo tutelare il settore Ue dell'alta tecnologia, un settore dinamico, un motore di innovazione che ci garantisce il ruolo di leader nello sviluppo delle tecnologie innovative del futuro. Le imprese dell'Ue hanno il diritto di chiedere giustizia a condizioni eque se viene utilizzata illegalmente la loro tecnologia. Ecco perché oggi avviamo consultazioni in sede di Omc", dice Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione. 

Le consultazioni richieste dall'Ue per la risoluzione della controversia rappresentano il primo passo della procedura di risoluzione delle controversie dell'mc. Se non condurranno a una soluzione soddisfacente entro 60 giorni, l'Ue potrà chiedere all'Omc di istituire un panel che decida in merito alla questione.

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