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Lunedì, 28 Novembre 2022
La mossa / Turchia

Tutti alla corte di Erdogan: il 'sultano' riabilitato dalla guerra in Ucraina

Il conflitto si è rivelato una grossa opportunità per Ankara che sta mettendo in campo una fitta diplomazia del gas, che potrebbe esserle utile anche dal punto di vista politico

La guerra in Ucraina si è trasformata in una straordinaria opportunità per la Turchia. Il Paese guidato da Recep Tayyip Erdogan sta guidando lo sforzo diplomatico per provare a trovare una soluzione e porre fine all'invasione ordinata da Vladimir Putin, ospitando i colloqui tra i suoi rappresentanti e quelli di Volodymyr Zelensky.

Ma c'è un'altra diplomazia che Ankara sta mettendo in campo in maniera meno evidente, ma forse anche più frenetica: quella del gas. Con l'Unione europea intenzionata a ridurre sempre di più le importazioni da Mosca, la Turchia punta a diventare il nuovo principale hub per l'ingresso degli idrocarburi nel vecchio continente, una mossa che porterebbe guadagni economici ma anche politici. Se Ankara si dimostrerà un partner affidabile in questa partita, potrebbe mettere sul tavolo delle trattative con Bruxelles anche la liberalizzazione dei visti per i turchi che vogliano entrare in Europa, o addirittura lo sblocco delle pratiche per l'ingresso come Paese membro, il cui iter è bloccato da anni.

La Russia attualmente copre il 40% del fabbisogno annuale di gas dell'Europa, attraverso l'esportazione di 150 miliardi di metri cubi l'anno. Si tratta di grosse quantità che di certo non saranno rimpiazzate semplicemente con il Gnl degli Stati Uniti o di altre parti del mondo. E con i Paesi nord africani, Libia in testa, che non sembrano al momento in grado di aumentare più di tanto produzione e distribuzione degli idrocarburi, ecco che la Turchia potrebbe trovarsi a giocare un ruolo chiave, grazie alla posizione strategica per raggiungere i consistenti giacimenti dell'Azerbaigian, attraverso il gasdotto Trans-Anatolico (Tanap), ma anche quelli israeliani.

Circa quattro miliardi di metri cubi l'anno di gas azero già arrivano in Europa grazie alla Tanap, che passa attraverso la Turchia dove attualmente si fermano 6 miliardi di metri cubi l'anno. L'infrastruttura, divenuta operativa a giugno 2018, non è ancora a pieno regime e potrebbe aumentare notevolmente. Al momento le forniture di gas dall'Azerbaigian arrivano in Italia attraverso la Trans Adriatic Pipeline (Tap), la tappa europea del Corridoio, che ha recentemente raggiunto il traguardo dei 10 miliardi di metri cubi, ovvero la piena capacità. Ma la Tap potrebbe essere ampliata per arrivare a trasportare 20 miliardi di metri cubi l'anno, una decisione che può essere presa però solo dopo i test di mercato.

La rotta del gas azero potrebbe incrociarsi con quella del gas estratto nel Kurdistan iracheno, dove il governo autonomo, ma non indipendente da Baghdad, ha già espresso il desiderio di esportare gli idrocarburi dei propri giacimenti in Turchia e da lì in Europa e ha concluso un accordo per un gasdotto che si spingerà a soli 35 chilometri di distanza dalle infrastrutture del Tanap. Un po' più complicato lo sfruttamento del gas israeliano, vista la diffidenza di Tel Aviv nei confronti di Erdogan, ma anche a causa dell'instabilità di Siria e Libano, i due Paesi che separano Israele e Turchia. Ma le cose potrebbero cambiare. Lo scorso 9 marzo il presidente israeliano Isaac Herzog ha incontrato ad Ankara quello turco, è stato il primo incontro tra leader dei due Paesi in 13 anni. Un primo passo verso una normalizzazione dei rapporti tra le due nazioni, che potrebbe essere facilitata dall'interesse comune a far passare attraverso le infrastrutture turche il gas dell'enorme giacimento 'Leviatano' che ha 600 miliardi di metri cubi almeno di produzione, ed è il più grande del Paese mediorientale.

E così quello che un tempo era l'inaffidabile e pericoloso Erdogan, ora sta tessendo una fitta rete di nuove relazioni con diversi Stati membri. Dopo aver già ricevuto il mese scorso il premier olandese Mark Rutte, quello greco Kyriakos Mitsotakis, il presidente polacco Andrzej Duda e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, l'ultimo bilaterale in Turchia è stato con il cancelliere austriaco Karl Nehammer, a cui Erdgan ha garantito "che le risorse energetiche nel bacino del Caspio e nel Mediterraneo orientale possono essere trasportate in Europa attraverso la Turchia”, ha spiegato un portavoce. Anche la Romania si è espressa in sostegno dello sviluppo del corridoio meridionale del gas, e pure il suo ministro dell'Energia Virgil Popescu ha appena incontrato Erdogan a Istanbul. Nell'incontro "ci siamo concentrati sul rafforzamento della cooperazione nel campo dell'energia”, e Bucarest ha assicurato di “sostenere lo sviluppo del Corridoio meridionale del gas", ha spiegato Popescu.

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