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Venerdì, 2 Dicembre 2022
La trattativa

Il tetto Ue ai prezzi del gas resta ancora un tabù

L'Italia batte i pugni a Bruxelles chiedendo un vertice straordinario. Ma il sostegno di Francia, Spagna e Grecia per ora non basta

La proposta di un tetto Ue ai prezzi del gas resta ancora un tabù. Al termine della prima giornata del vertice europe di Bruxelles, le pressioni dell'Italia hanno sortito un primo timido risultato: i leader dei 27 hanno invitato la Commissione "a proseguire nei suoi sforzi nell'assicurare le forniture energetiche a prezzi accessibili". Il termine "price cap" non c'è, ma per Roma si tratta di un primo risultato. Da concretizzare possibilmente con un summit straordinario dell'energia a luglio, come richiesto dal premier Mario Draghi.

Al fianco dell'Italia ci sono i Paesi del Sud. C'è la Spagna, che ha già ottenuto una deroga da Bruxelles per praticare un price cap provvisorio nella penisola iberica, e che al vertice, per voce del premier Pedro Sanchez, ha portato sul tavolo delle proposte di "riforma del mercato elettrico" e di "un tetto ai prezzi del gas". Il capo del governo greco, Kyriakos Mitsotakis, ha sostenuto lo stesso concetto: "Ribadirò, insieme al presidente del Consiglio italiano, l'ormai urgente richiesta di iniziative coraggiose a livello europeo, come l'imposizione di un tetto al prezzo all'ingrosso del gas", ha detto prima di entrare al Consiglio Ue.

La richiesta italiana avrebbe incassato anche la forte sponda della Francia. "In un bilaterale organizzato negli uffici della delegazione italiana, prima del Consiglio europeo, Draghi e Emmanuel Macron hanno parlato, secondo fonti ufficiali, dei temi in agenda al Consiglio. Di fatto il premier italiano e l'inquilino dell'Eliseo hanno rinsaldato l'asse sulla richiesta di un intervento europeo sull'energia", scrive l'Ansa.

La paura dell'Italia è chiara: contrastare i ricatti della Russia sulle forniture di gas, che hanno già spinto la Germania a dichiarare la fase 2 dell'allerta energetica, l'ultimo passo prima della dichiarazione di uno stato di emergenza che provocherebbe impennate ancora più dolorose dei prezzi e razionamenti per imprese e famiglie. Il price cap, secondo Roma e i Paesi del Sud, sarebbe una contromossa utile non tanto a impedire eventuali chiusure dei rubinetti da parte di Mosca, quanto a evitare che tale eventualità, per diversi esperti molto probabile, inneschi meccanismi speculatori sul mercato. Avvantaggiando i fornitori alternativi alla Russia, a scapito delle tasche dei governi più dipendenti dalle importazioni di gas. Tra questi fornitori alternativi, per esempio, c'è la Norvegia, che proprio in queste ore ha assicurato che garantirà più gas all'Ue. 

Il tetto però continua a non convincere due pezzi grossi del blocco come Germania e Paesi Bassi. "Non ci opponiamo per principio" e "valutiamo la proposta", ma potrebbe non funzionare, ha spiegato il premier olandese Mark Rutte. Berlino per il momento sceglie la strada del silenzio: il ministro dell'Economia Robert Habeck ha predisposto un piano di emergenza che prevede il rilancio della produzione delle centrali a carbone, unita a risparmi sui consumi di gas. L'industria tedesca sostiene di aver già tagliato dell'8% i suoi consumi di oro blu. Ma non è detto che la strategia di Berlino possa essere d'esempio per altri. Nei primi 4 mesi del 2022, il carbone ha rappresentato oltre il 31% della produzione di elettricità in Germania, e il potenziamento delle centrali potrebbe far aumentare ancora di più questa quota. Il gas è sceso al 13%. 

In Italia, secondo il Gse, nel 2020 appena il 6% dell'elettricità veniva prodotta dalle centrali al carbone. Il gas naturale valeva il 42%. 

A partire dell'Italia. 

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