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Giovedì, 8 Dicembre 2022
La crisi energetica

Un tetto al gas russo, ma solo per Germania e (forse) Italia: l'idea di Bruxelles

La Commissione e i governi Ue al lavoro sulle proposte per contrastare il caro bollette. Ma i nodi da risolvere sono tanti

Se nel pacchetto di proposte che la Commissione europea dovrebbe presentare nei prossimi giorni ai governi ci sarà un tetto al prezzo del gas, questo potrebbe valere solo per il gas russo. E potrà essere applicato solo da una stretta cerchia di Paesi Ue, quelli più dipendenti dai giacimenti di Gazprom, ossia, tra gli altri, Germania e Italia. È quanto emerge dalle ultime negoziazioni in corso a Bruxelles tra i funzionari dell'esecutivo comunitario e gli ambasciatori dei 27 Stati membri.

Un pacchetto, due documenti di lavoro

I documenti interni che stanno circolando nella capitale europea sono essenzialmente due. Il primo, di cui abbiamo scritto venerdì, prevede un tetto al prezzo delle cosiddette "tecnologie di generazione elettrica inframarginali", ossia rinnovabili, nucleare e lignite, le fonti di energia che hanno costi operativi inferiori al gas, ma che vengono vendute allo stesso prezzo dell'oro blu per via della modalità con cui viene fissato il prezzo di vendita dell'elettricità (che per l'appunto dipende dalla tecnologia più costosa, il gas). Tale tetto dovrebbe servire a generare risparmi per gli Stati membri (ma non direttamente per le bollette dei consumatori). E questi risparmi, nei piani abbozzati dalla Commissione, dovrebbero essere girati alle famiglie e alle imprese più esposte ai rincari. Infine, la Commissione propone misure per ridurre i consumi di elettricità, e non solo, come concordato finora con i governi, i consumi di gas.

Il secondo documento che circola a Bruxelles aggiunge un tassello in più a questo piano, ed è stato in qualche modo pre-annunciato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, durante l'ultimo G7: tale bozza prevede un tetto al prezzo del gas, ma solo a quello russo. E, stando all'ipotesi che pare convincere di più i tecnici di Bruxelles, il price cap dovrebbe venire attuato non da tutti i Paesi Ue, ma solo da quelli più esposti alla minaccia energetica del Cremlino: in primis, la Germania e l'Europa centro-orientale. In seconda battuta, anche l'Italia. 

La terza via

Alla Commissione, dunque, sembra farsi strada una terza via tra il "modello iberico" e un price cap simile a quello a cui sta lavorando il G7 per il petrolio russo. Nel primo caso, si tratta della misura adottata da Spagna e Portogallo, che hanno fissato un tetto al gas naturale venduto all'ingrosso, sia esso russo o di altro Stato, e usato per la generazione di elettricità. Questo tetto è "artificiale", nel senso che le centrali iberiche comprano il gas al prezzo di mercato (quello fissato alla borsa di Amsterdam) e poi lo "rivendono" sotto forma di elettricità a prezzo calmierato. Le centrali non vanno in perdita, perché la misura prevede una compensazione per coprire la differenza tra tetto e prezzo reale che viene pagata dagli stessi consumatori. Ma l'effetto finale di questo meccanismo è che, secondo i dati del governo di Madrid, le bollette degli spagnoli sono più basse rispetto a come sarebbe senza price cap.

Questa misura non piace a Bruxelles, a quanto pare, perché, a detta degli esperti della Commissione, potrebbe comportare costi più alti dei benefici se attuata su scala Ue. Inoltre, i tecnici dell'esecutivo comunitario segnalano che il modello iberico avrebbe comportato un aumento dei consumi di gas nella Penisola (aumento innegabile, ma che Madrid attribuisce ai problemi alle sue centrali idro-elettriche fermate dalla siccità). La Commissione non pare gradire neppure l'ipotesi di un "modello G7", ossia di un price cap mirato alla Russia, in questo caso sul gas. 

La solidarietà europea

Secondo El Pais, Bruxelles nutre diversi timori sulla fattibilità di una misura del genere. Innanzitutto, a differenza del tetto limitato ai Paesi più esposti, un price cap generale al gas russo richiederebbe l'ok di tutti i 27 Stati membri. E l'Ungheria di Viktor Orban, che ha da poco trovato un accordo con Gazprom per aumentare le forniture di gas russo, potrebbe far saltare il banco (ma verrebbe da chiedersi se lo stesso non avverrà sul petrolio). In secondo luogo, ci vorrebbe un "unico ente acquirente che negozia volumi specifici a prezzi specifici con la Russia": una bella idea, ma che necessita di tempi di attuazione che l'Europa non può permettersi se vuole agire con efficacia nell'immediato.

Ecco perché la soluzione di un price cap sul gas russo solo per una parte dell'Ue sembra convincere i tecnici, per i quali una misura così mirata potrebbe spingere a Mosca a ritirare le sue strategie speculative facendo abbassare il prezzo del gas sul mercato. Ma non è detto i desiderata dei tecnici risolvano tutti i nodi politici, a partire dalle potenziali rimostrazioni dei Paesi esclusi, che potrebbero non digerire una misura ritagliata solo per Germania e Est Europa (e forse anche per l'Italia). Ci sono poi altre opzioni sul tavolo, coma la richiesta della Polonia di agire sulla tassazione ambientale europea, ossia di ridurre i costi per le industrie (comprese quelle energetiche) che devono acquistare i permessi di inquinare sul mercato Ets (il sistema di scambio di emissioni di Co2) dell'Ue.

Infine, alcuni governi avrebbero sottolineato il loro favore a disaccoppiare i prezzi del gas da quelli dell'elettricità. Ma anche in questo caso, non sembra esserci unanimità tra gli Stati membri. Del resto, come per tutte le altre ipotesi, alla fine il problema di fondo è l'unità dei 27. Ma la "solidarietà energetica", per il momento, deve fare i conti con gli interessi di parte. 

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