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Martedì, 25 Giugno 2024
Politiche sociali / Spagna

Supermercati e alloggi pubblici: così la Spagna vuole combattere l'inflazione

Tra l'impennata dei prezzi delle case e dei prodotti alimentari, la coalizione guidata da Sánchez cerca di rispondere con la creazione di nuovi appartamenti e punti vendita sostenuti dal governo, ma non è facile

Il boom dei prezzi per le case ha superato di gran lunga la crescita dei salari e il costo dei prodotti alimentari ha raggiunto livelli record. È questo lo scenario che il governo spagnolo di Pedro Sánchez sta cercando di gestire, con misure che tentano da un lato di mettere a disposizione più alloggi pubblici e dall'altro di creare una catena di supermercati che possa offrire prezzi dei prodotti più bassi ai cittadini.

La Spagna, che assieme al Portogallo è uno degli Stati più poveri dell'Europa occidentale e con un numero di case pubbliche molto più basso rispetto alla media dei Paesi dell'Ocse, prevede di utilizzare una "bad bank" per creare fino a 50mila nuovi alloggi pubblici. Istituita nel 2012, la banca (che riceve beni che hanno perso il loro valore e debiti che difficilmente verranno saldati) aiuterà il governo nel suo obiettivo di aumentare del 17% lo stock nazionale di case pubbliche, scrive il Financial Times.

La parte finale del piano prevede di rendere disponibili i lotti di terreno vuoti appartenenti alla bad bank, di cui il governo centrale detiene la maggioranza, per la costruzione di 15mila nuove unità abitative pubbliche. Jesús Leal, sociologo e professore all'Università Complutense di Madrid, ha affermato che "l'edilizia pubblica è l'unica soluzione a lungo termine" alla crisi dei prezzi. Ma si è detto "un po' scettico" sull'efficacia del nuovo piano di Sánchez perché la crisi abitativa spagnola è più acuta nelle grandi città come Madrid, Barcellona e Valencia, mentre molte delle proprietà della bad bank sono vicine alla costa mediterranea della Spagna.

Sánchez ha dichiarato che la mossa affronterà un "problema enorme e reale" rendendo disponibili più case a prezzi equi, soprattutto per i giovani. "In Spagna la casa è un diritto costituzionale, ma non un diritto reale. I giovani devono aspettare un tempo inaccettabilmente lungo per accedere a un alloggio e diventare indipendenti", ha dichiarato il capo del governo.

La gravità del problema è stata sottolineata lunedì dai nuovi dati del portale immobiliare Fotocasa, che hanno mostrato come i prezzi degli affitti in Spagna abbiano raggiunto un nuovo record a marzo, aumentando di quasi del 10% rispetto a un anno fa. Una situazione che in parte dipende anche dai forti aumenti dei tassi d'interesse effettuati dalla Banca Centrale Europea nel corso dell'ultimo anno.

Anche in Portogallo la situazione è simile. I costi degli immobili in rapporto ai guadagni non sono mai stati così elevati e c'è una forte angoscia per il fatto che molti dei residenti locali si trovano costretti a lasciare Lisbona e Porto, le due città più grandi. "Le risposte del mercato privato non sono sufficienti", ha dichiarato Marina Gonçalves, ministro dell'Edilizia abitativa. L'anno scorso il governo portoghese ha approvato un piano per investire 2,4 miliardi di euro nell'edilizia pubblica entro la fine del 2026, mentre la scorsa settimana ha presentato al Parlamento una proposta di legge che consentirebbe allo Stato di trasformare le proprietà private in alloggi sociali, ma con il pagamento dell'affitto ai proprietari.

Sebbene le stime varino, gli alloggi pubblici rappresentano circa il 2% dello stock abitativo portoghese e tra l'1 e il 3% di tutte le abitazioni in Spagna, numeri ben al di sotto della media Ue del 7,5%. Queste cifre riflettono il fatto che l'edilizia pubblica è stata solo una priorità politica sporadica nella penisola iberica da quando le dittature sono crollate negli anni Settanta.

L'altro tentativo del governo spagnolo di combattere l'inflazione punta invece sulla creazione di supermercati di proprietà pubblica. "È un'idea ambiziosa, ma crediamo che sarà molto utile a lungo termine", ha dichiarato a Euronews María Teresa Pérez, segretario di Podemos per l'Azione istituzionale. Quello dell'aumento dei prezzi è un serio problema per il Paese, con una crescita che ha raggiunto un livello record nel mese di febbraio, pari al 16,6% in più rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Da allora i prezzi non sono diminuiti molto, nonostante la riduzione dell'Iva su alcuni prodotti alimentari di base introdotta dal governo di Sanchez, riporta Euronews.

Podemos vuole fare un passo avanti, ma gli spagnoli sono divisi sulla proposta. "Ogni volta che faccio la spesa, pago sempre di più", ha detto Enrique, insegnante di letteratura a Valencia. Molti, come lui, optano per i prodotti di base e "non comprano più pesce e carne se non sono in offerta". Javier Ortega, economista di Madrid, ha dichiarato di essere preoccupato che questa proposta finisca per avere un impatto sul portafoglio dei cittadini. "È vero che finirebbe per ridurre i prezzi nei supermercati, ma sono sempre i contribuenti che finiscono per pagare di più per compensare le perdite generate dalle aziende pubbliche", ha affermato Ortega.

"Precios Justos", traducibile con "Prezzi equi", sarà il nome dell'azienda statale che si occuperà del progetto. Secondo Pérez, si inizierà con un piano graduale, partendo dall'apertura dei primi mille negozi nei comuni con più di 20mila abitanti. "Vogliamo raggiungere ogni famiglia, indipendentemente dal reddito e dalla residenza", ha spiegato. L'obiettivo è quello di abbassare il prezzo dei prodotti, pagando di più i produttori e offrendo condizioni di lavoro dignitose ai dipendenti.

Di fronte ai dubbi circa la quantità di denaro pubblico che sarà necessario per sostenere la misura, Pérez ha dichiarato che "lo sforzo economico dovrà ovviamente provenire dal bilancio pubblico, ma non abbiamo ancora fatto il calcolo". Nel complesso, secondo il partito, i benefici saranno superiori ai costi, poiché si creerebbero fino a 50mila nuovi posti di lavoro.

Tuttavia, l'idea di un supermercato finanziato dal governo è stata categoricamente respinta dalle catene di distribuzione spagnole, con le quali il partito di sinistra è apertamente in guerra. "Solo quattro aziende detengono il 40% dell'intera quota di mercato. Mercadona, che è la più grande, ha il 25%", ha sottolineato Pérez. L'economista Raymond Torres ha infine aggiunto che il modo migliore per ottenere ciò che Podemos sta cercando sarebbe invece la concorrenza: "È vero che si potrebbe ottenere attraverso una rete pubblica di supermercati, ma penso che sia molto meglio modificare le condizioni di concorrenza", ha affermato Torres.

In Europa, la Spagna non è il primo Paese a riflettere su questa opzione. La Polonia l'ha presa in considerazione tre anni fa, quando il governo ha proposto di creare una catena di supermercati di proprietà statale per aiutare gli agricoltori. Anche in Romania, poco prima della pandemia, il Ministero dell'Agricoltura aveva annunciato la creazione di un "commercio agroalimentare", una società di proprietà statale che avrebbe sostenuto i piccoli agricoltori rumeni e promosso i prodotti nazionali. Il Ministero ha dovuto però bloccare la misura a causa della pandemia, chiedendo più tempo per poterla attuare.

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