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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Recovery fund

Davvero senza Draghi perdiamo i fondi europei del Pnrr?

Il prossimo appuntamento è con la rata di dicembre del Recovery, tra elezioni e riforme da portare a termine

Quanto costerà agli italiani il game over del governo Draghi? Al momento è difficile dirlo, visto che le variabili sono numerose (dai tempi per andare al voto al contesto internazionale), così come gli allarmi che si sono letti nelle ultime ore sui giornali. Alcuni di questi si sono già rivelati infondati. Ad esempio, stamani il Consiglio direttivo della Bce ha approvato lo scudo anti-spread, il meccanismo che dovrebbe mettere al riparo i Paesi dalle speculazioni di mercato legate alle misure anti-inflazione della Banca centrale. Eppure, tanti osservatori italiani negli ultimi giorni avevano avvertito che, senza Mario Draghi in sella al governo, Roma non sarebbe mai riuscita ad far passare il meccanismo, oggi invece approvato all’unanimità. E i fondi Ue? Questa partita è più complessa e per capirla è bene ripassare qualche regola.

Innanzitutto, le istituzioni europee sono tenute a trattare allo stesso modo tutti i governi nazionali a prescindere dal colore politico dei partiti che li sostengono. La recente approvazione del Recovery plan della Polonia, guidata da uno dei governi più ostili nei confronti di Bruxelles, ne è stata una dimostrazione. L’addio al governo Draghi certamente non può essere un motivo di riduzione dei fondi Ue destinati all’Italia, ma il discorso si fa più complesso se si guarda al calendario delle scadenze del Pnrr, ovvero il Piano italiano approvato da Bruxelles che dà accesso ai finanziamenti del Recovery fund: 68,8 miliardi di sussidi e 122,6 miliardi di prestiti. 

L'Italia spera in nuovi aiuti Ue per far fronte all'inflazione. Ma Bruxelles dice no (per ora)

L’Italia ha tempo fino al 31 dicembre 2026 per richiedere, con due tranche all’anno, tutti i finanziamenti del Recovery. La scadenza, prevista dal regolamento Ue sul piano di ripresa post-pandemica, potrebbe convincere i partiti italiani a dormire sugli allori, ma questo sarebbe un grave errore. Infatti, il governo Draghi finora ha attenuto il prefinanziamento (concesso a tutti gli Stati che ne fanno richiesta) da quasi 25 miliardi e una prima rata da 21 miliardi. La richiesta della seconda rata, che ammonta ad altri 21 miliardi, è ancora oggetto di valutazione da parte dei funzionari Ue. Ma la vera sfida sarà quella di mantenere gli impegni presi per poter fare la prossima richiesta di finanziamento entro la fine dell’anno. Con le elezioni alle porte e i tempi tecnici per formare un nuovo governo, l’Italia potrebbe perdere per strada qualche provvedimento previsto dal Pnrr e arrivare a fine anno senza aver fatto i ‘compiti a casa’ necessari a ottenere la prossima tranche da circa 20 miliardi. 

Tuttavia, se anche l’Italia dovesse mancare la scadenza di fine dicembre sarebbe inesatto dire che quei 20 miliardi andrebbero persi. Il governo di Roma avrebbe infatti altri quattro anni per recuperare il tempo perduto e rimettersi al passo col cronoprogramma dettato dal Pnrr. Cosa diversa sarebbe se il futuro esecutivo post-Draghi dovesse cominciare a non rispettare sistematicamente gli impegni presi e a mancare tutte le scadenze fissate con Bruxelles. In questo ultimo caso, la Commissione potrebbe prima sospendere i finanziamenti per sei mesi, poi ridurre l’importo dei fondi destinati al Paese che non rispetta i patti. Se lo Stato ‘disobbediente’ continua per la cattiva strada per 18 mesi, Bruxelles potrebbe definitivamente negare l’accesso agli altri finanziamenti e procedere col recupero del prefinanziamento, ovvero quei 25 miliardi che l’Italia ha ricevuto ad agosto 2021. Una vera beffa per il Paese che più di tutti aveva insistito per il piano straordinario Ue basato sul debito comune per stimolare la ripresa post-pandemica, ma è ancora troppo presto per dire come andrà a finire.

Il Governo Draghi non c'è più, l'Italia al voto il 25 settembre 2022

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