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Lunedì, 8 Agosto 2022
L'intervista / Italia

"Sul salario minimo intervenire subito per evitare un'emergenza sociale"

Secondo l'eurodeputato 5 Stelle Furore serve un accordo "entro la fine della legislatura". E sul reddito di cittadinanza dice: "Strumento fondamentale per combattere la povertà"

Dopo l'approvazione della direttiva Ue sul salario minimo, anche l'Italia si deve adeguare in tempi brevi e approvarlo “entro la fine della legislatura”, soprattutto perché la crisi e l'inflazione galoppante potrebbero creare “un'emergenza sociale”. Lo sostiene Mario Furore, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, che difende anche il reddito di cittadinanza dagli attacchi che sta subendo nel nostro Paese, ritenendolo uno “strumento fondamentale nella lotta alla povertà”.

Dopo lunghissime trattative è stato finalmente trovato un accordo sul salario minimo in Europa, come valuta l'intesa raggiunta?
Considerata la forte opposizione dei partiti conservatori e di molti governi l’intesa è sicuramente la migliore possibile. Il governo italiano ha sostenuto con convinzione il provvedimento e noi siamo molto soddisfatti che non abbia seguito le sirene di chi in Forza Italia e nella Lega non ritenga una priorità combattere il fenomeno dei lavoratori-poveri che colpisce oltre 3,5 milioni di italiani. La nostra posizione è chiara: aumentare i salari è l’unico modo per far recuperare un po’ di potere di acquisto ai lavoratori. L’inflazione alle stelle rischia di aumentare la povertà relativa e assoluta nel nostro Paese e quindi bisogna intervenire subito, prima che questo problema diventi una vera e propria emergenza sociale.

Il Consiglio nazionale del M5S ha chiesto di intervenire con urgenza, ma ci son ancora differenze di vedute nella maggioranza, le crede si possa trovare un accordo in tempi brevi?
Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha annunciato di volere convocare le parti sociali a luglio per iniziare una discussione sul tema e questo è sicuramente un primo passo nella giusta direzione. Auspico che si trovi nella maggioranza un accordo entro la fine della legislatura. Il Paese non può aspettare.

Quale sarebbe a suo avviso la soluzione ideale per il nostro Paese?
Il taglio del cuneo fiscale può certamente contribuire ad affrontare il problema, ma guai a ridimensionare il fenomeno dei salari da fame con un problema fiscale perché non è così. In Belgio, per esempio, dove la tassazione è superiore a quella italiana, il salario minimo è presente e tutela i lavoratori con adeguamenti automatici al tasso di inflazione. Inoltre, la direttiva interviene sulla contrattazione collettiva che in Italia è ad un binario morto. Negli ultimi 10 anni i contratti collettivi nazionali sono quasi raddoppiati passando da 551 a 992 e di questi oltre 622 sono scaduti e circa 300 sono considerati contratti pirata in quanto sono sottoscritti da organizzazioni che non fanno parte del Cnel e non sono quindi rappresentative del mondo del lavoro. L’Italia dunque supera la soglia dell’80% dei lavoratori coperti dalla contrattazione collettiva, così come richiesto dalla direttiva, ma solo sulla carta. Nella realtà proliferano contratti scaduti e contratti civetta che non possono essere considerati in linea con i principi della direttiva semplicemente perché non rispettano i criteri di adeguatezza dei salari.

Il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra ha sostenuto che il salario minimo potrebbe alimentare il sommerso e allontanare dalle tutele dei buoni contratti collettivi milioni di lavoratori, crede ci sia questo rischio?
Lavoro nero e sommerso dovrebbero essere contrastati con il massimo rigore. Non a caso la direttiva stessa obbliga gli Stati membri a rafforzare ispezioni e controlli. Per quanto riguarda i contratti collettivi, è vero che il salario minimo può rivelarsi molto vantaggioso per le piccole e medie imprese, ma l’obiettivo della direttiva è quello di migliorare le relazioni industriali e aggiornale alle esigenze del terzo millennio. Le nostre invece sono vetuste, non funzionano. Infine, non dobbiamo dimenticare che uno degli obiettivi della direttiva è quello di contrastare il dumping salariale che colpisce le nostre imprese. Il salario minimo fa bene anche alle nostre aziende.

Il dibattito sul salario minimo in Italia si svolge mentre in tanti chiedono anche l'abolizione del reddito di cittadinanza, diverse imprese denunciano che sarebbe alla base della loro difficoltà di trovare dipendenti, crede sia possibile? Pensa si debba intervenire anche su questo provvedimento?
A più riprese l’Ue ha difeso il reddito di cittadinanza, uno strumento fondamentale nella lotta alla povertà lavorativa e per una maggiore giustizia sociale, e ricordo che in autunno arriverà anche una raccomandazione europea sul tema. Eppure, da forze politiche che si dichiarano europeiste a parole ogni giorno arrivano attacchi inqualificabili e basati su una montagna di fake news contro questo strumento. Per il M5S è fondamentale avviare un percorso verso il reddito universale incondizionato e rinnovare i contratti collettivi affinché i livelli retributivi siano adeguati all’attuale livello di inflazione che sta erodendo in maniera drammatica il potere di acquisto degli italiani.

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