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Lunedì, 8 Agosto 2022
Economia

La Russia verso il default minaccia di pagare il debito in rubli

La mossa convincerebbe le agenzia di rating a dichiararla inadempiente. Timori sugli effetti: le banche italiane sono tra le più esposte

La Russia potrebbe presto andare in default. Lo scenario ipotizzato da tanti osservatori negli ultimi giorni è stato confermato da Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo monetario internazionale. L’economista, già numero uno della Banca mondiale, ha spiegato che un default di Mosca non è più “improbabile". “La Russia ha i soldi per onorare il proprio debito, ma non può accedervi”, ha detto durante un'intervista al canale statunitense Cbs.

La metà delle riserve estere della Banca centrale russa - circa 315 miliardi di dollari - si trovano infatti ‘congelate’ e fuori dalla disponibilità dei russi a causa delle sanzioni imposte dall’Ue dai Paesi alleati, a partire da Usa, Regno Unito, Canada e Giappone. Di conseguenza, Mosca ha annunciato l’intenzione di rimborsare in rubli i creditori dei “Paesi ostili” fino alla revoca delle sanzioni, ha affermato il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov.

Una mossa che potrebbe convincere le agenzie di rating - che hanno già classificato come spazzatura i titoli russi - a considerare la Russia inadempiente. L’ufficialità sull’incapacità del Paese di Vladimir Putin di pagare il proprio debito potrebbe arrivare già mercoledì, quando Mosca dovrà consegnare 117 milioni di dollari in pagamenti di interessi su titoli di Stato denominati nella valuta statunitense.

Le conseguenze del potenziale default russo sono difficili da valutare. La crisi finanziaria globale del 2008 e la pandemia del Covid-19 hanno mostrato come gli shock negativi possano ‘contagiare’ l’intero sistema finanziario globale con effetti su tutte le economie. Tuttavia, hanno garantito negli ultimi giorni le istituzioni europee, il sistema bancario del Vecchio Continente si è dimostrato ben più resistente allo shock della crisi pandemica. Secondo Bruxelles tale forza sarebbe il risultato delle riforme approvate dopo la grande recessione innescata dalla crisi finanziaria del 2008. Tuttavia, non bisogna dimenticare che le banche italiane sono tra le più legate all’economia russa, con crediti in sospeso per circa 25 miliardi di dollari. Un elemento da non trascurare nel braccio di ferro economico con Mosca che, anziché avere un chiaro vincitore e un perdente, potrebbe invece avere tanti perdenti.

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