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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Il peso delle sanzioni / Russia

La Russia si affida alle auto della Guerra fredda, con tecnologia cinese e stabilimento Renault

Dopo l'addio delle case automobilistiche europee, il Cremlino rispolvera il marchio Moskvich. Ma dovrà fare affidamento al know-how di Pechino e della Volkswagen

A sud-est di Mosca il moderno stabilimento della Renault è rimasto vuoto da quando i francesi hanno deciso di lasciare il Paese in risposta alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina. Ed è qui che potrebbe iniziare la seconda vita del marchio Moskvich, la storica casa automobilistica che ha vissuto i suoi anni di gloria durante la Guerra fredda, quando assicurava i trasporti delle famiglie dell'Urss e dei suoi alleati europei, non senza qualche problema di sicurezza. La Moskvich è fallita con il crollo del Muro di Berlino, ma adesso il Cremlino sta valutando di rispolverare il marchio, anche per ragioni di propaganda. Il problema è che le sanzioni hanno lasciato il Paese senza componenti elettronici e know-how. Un problema che potrebbe essere risolto grazie alla Cina.

Stando a quanto riportano diversi media, tra cui il quotidiano Vedomosti che ha dato la notizia del piano di rilancio della Moskvich, sarà il produttore di camion russo Kamaz a occuparsi di produrre le nuove vetture e a gestire lo stabilimento Renault della periferia di Mosca. Per farlo, i dirigenti di Kamaz sarebbero già in trattativa con il gruppo cinese Jac, che dovrebbe fornire la tecnologia necessaria e i modelli di auto adatti per sfruttare l'impianto abbandonato dai francesi. Il quotidiano tedesco Die Welt sottolinea come i modelli Jac si basino a loro volta su tecnologie sviluppate dalla Volkswagen. In altre parole, le nuove Moskvich avranno poco di autotartico, ma rischiano con molta probabilità di essere la dimostrazione di come senza globalizzazione sia difficile produrre auto. Anche nella Grande Russia. 

Il settore automotive del Paese è stato tra i più colpiti dalle sanzioni occidentali. Ad aprile, la vendita di nuovi veicoli si è più che dimezzata, da un lato per i timori dei consumatori, dall'altro per la carenza di produzione interna. La principale casa automolistica russa, la Avtovaz (che fino a pochi giorni fa era controllata da Renault e che produce la Lada), ha sospeso la produzione per la mancanza di componenti almeno fino a giugno. In attesa di capire che ne sarà dei progetti sulla Moskvich, la Lada dovrebbe essere l'ancora di salvezza per il settore: i modelli e buona parte della catena di approvvigionamente sono made in Russia. Ma per mettere in strada i veicoli sarà comunque necessario risolvere il problema delle componenti mancanti.

Per superare questa crisi, la Russia sta intensificando i lavori per lo sviluppo del corridoio di trasporto internazionale nord-sud, una rete multimodale lunga 7.200 km di rotte navali, ferroviarie e stradali che vanno dall'India, dall'Iran, dall'Afghanistan e dalla regione del Caspio verso l'Europa. Venerdì scorso, Teheran ha dichiarato che avvierà i negoziati con Mosca sulla fornitura di componenti e turbine per auto in cambio di materie prime russe. Ma gli sforzi richiedono tempo, e nell'attesa per Mosca sarà fondamentale sfruttare i rapporti con Turchia e Armenia, oltre che la stessa Cina, dicono gli analisti. Per diversi esperti, la carenza di componenti potrebbe durare più a lungo di quanto stima il Cremlino. 

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