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Lunedì, 27 Giugno 2022
Solidarietà / Germania

In Germania il reddito di cittadinanza anche ai rifugiati

Il Senato federale ha stabilito che avranno diritto al Hartz IV, che oltre a un sussidio economico, garantisce anche il pagamento dell'affitto e di eventuali spese sanitarie

In Italia Matteo Renzi vorrebbe abolirlo, e ha annunciato una raccolta firme per un referendum abrogativo, in Germania invece il reddito di cittadinanza, o almeno il suo equivalente tedesco, sarà non solo mantenuto ma addirittura esteso anche ai rifugiati ucraini. Dal prossimo primo giugno, secondo quanto deciso dal Bundesrat, il Senato federale, questi ultimi avranno diritto al Hartz IV, il sussidio gestito dall'agenzia per il Lavoro tedesca, purché siano stati regolarmente registrati e con permesso di soggiorno.

Al momento i rifugiati in difficoltà economiche ricevono già un sussidio economico, in base alle regole pensate per i richiedenti asilo, ma adesso, oltre a una cifra di denaro mensile, grazie all'Hartz IV avranno diritto anche all'assistenza sanitaria e ai soldi necessari per l'affitto di un'abitazione. L'agenzia si dovrà occupare poi di sostenere le persone nell'ingresso nel mercato del lavoro e nell'eventuale relativa formazione. Verrà offerto supporto anche nell'assistenza all'infanzia e nel riconoscimento delle qualifiche di studio.

A inizio maggio il ministero per la Migrazione tedesco aveva calcolato oltre 700mila rifugiati ucraini entrati in Germania, di cui 240 mila minori, ma il ministero Federale dell'Interno ha sottolineato che alcune delle persone registrate come rifugiati potrebbero essere già tornate in Ucraina o essersi recate in altri Paesi. Tra gli adulti, l'80% è costituito da donne, in quanto agli uomini è vietato lasciare il Paese.

E una misura del genere dovrebbe essere presa anche dall'Italia, secondo Bruxelles. Nelle sue ultime raccomandazione per il nostro Paese, la Commissione ha lodato l'intervento e sottolineato che “ha aumentato l'adeguatezza del reddito minimo dal 21,9% della soglia di povertà nel 2018 al 90,7% nel 2019”. Tuttavia, ha lamentato il report, “le differenze regionali nel potere d'acquisto e la mancanza di estensione ai gruppi vulnerabili, compresi i residenti non italiani”, quindi anche i rifugiati, “e i nuclei familiari più numerosi, potrebbero ridurre l'impatto del regime sulla riduzione della povertà”.

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