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Venerdì, 2 Dicembre 2022
La crisi energetica

I Paesi Ue stanno davvero riducendo i loro consumi energetici?

Secondo un'analisi di Politico, solo la Spagna ha fissato dei limiti vincolanti. Mentre gli Stati più a rischio (Germania e Italia) sono in ritardo

Entro il prossimo marzo, i Paesi Ue dovranno risparmiare ben 45 miliardi di metri cubi di gas per rispondere alle minacce della Russia di tagli alle forniture. È quanto calcola la Commissione europea, anche se alcuni esperti temono che le stime vadano corrette al rialzo. Bruxelles ha lanciato un piano per razionare i consumi di gas del 15% rispetto alla media degli ultimi anni. Ma proprio gli Stati che dovrebbero attuare i tagli maggiori si sono affidati finora più agli annunci, che ad atti concreti. Vale per la Germania, come per l'Italia.

È quanto emerge da un'analisi di Politico, autorevole quotidiano di Bruxelles. Che assegna i voti più alti alla Spagna, tra i grandi Paesi Ue quello che dipende meno dal gas russo. Ma vediamo nel dettaglio.

Germania

La Germania è sena dubbio il Paese Ue che rischia di più da uno stop alle forniture di gas da Mosca: secondo i calcoli della Commissione Ue, ben 10 dei 45 miliardi di metri cubi che l'Europa deve tagliare da qui a marzo fanno capo a Berlino. Eppure, "nonostante sia uno dei più accesi sostenitori del risparmio energetico", il governo tedesco "non ha ancora un piano vincolante per ridurre drasticamente il consumo energetico". Alla fine di luglio, scrive Politico, il ministro ecologista dell'Economia, Robert Habeck, "ha emesso una serie di raccomandazioni , alcune delle quali, a suo avviso, diventeranno legalmente vincolanti". Per ora, però, si tratta solo di consigli: vale per gli edifici pubblici come per quelli privati, così come per le grandi industrie. 

Di contro, in assenza di regole vincolanti, numerose città e regioni tedesche hanno adottato misure proprie, ad esempio riducendo l'illuminazione stradale e fissando limiti di temperatura negli edifici pubblici. La capitale Berlino sta spegnendo i riflettori che illuminano 200 edifici storici e monumenti, mentre la Baviera ha emesso un proprio piano per risparmiare energia negli edifici della pubblica amministrazione.

Mosse però considerate poco efficaci per ridurre davvero i consumi. Le ong ambientaliste chiedo al governo, dove siedono i Verdi, misure più concrete. Ma nella maggioranza, tanto i socialdemocratici, quanto i liberali sembrano restii a imporre vincoli.

Francia

Parigi ha annunciato un piano di "sobrietà energetica" a metà luglio, che per il momento è ancora in una versione di bozza. Quella definitiva dovrebbe venire presentata a fine settembre. Il ministro per la Transizione energetica Agnès Pannier-Runacher ha già indicato che il governo vuole vietare ai negozi di lasciare le porte aperte mentre l'aria condizionata e il riscaldamento sono in funzione. Vuole anche vietare l'illluminazione dei cartelloni pubblicitari in tutte le città tra l'1 e le 6. Misure che però non sembrano poter ridurre i consumi ai livelli richiesti dall'Ue. La Francia riceve un quinto del suo consumo di gas dalla Russia.

Spagna 

Pur essendo, tra i grandi Paesi Ue, quello meno dipendente dal gas russo, e pur avendo guidato la resistenza alla richiesta della Commissione Ue di una riduzione obbligatoria dei consumi, ottenendo una serie di esenzioni, la Spagna ha adottato l'approccio più radicale sul risparmio energetico in Europa: Il decreto presentato pochi giorni fa ordina alle imprese di limitare l'aria condizionata a 27 gradi in estate e il riscaldamento a 19 gradi in inverno. Il governo ha anche detto ai negozi di installare serrature automatiche per evitare che le porte vengano lasciate aperte mentre i sistemi di riscaldamento sono in funzione e di assicurarsi che le loro vetrine siano spente a partire dalle 22. Misure simili sono già in atto per gli edifici pubblici. Le misure sono per ora facoltative per le famiglie.

Germania

Il piano: nonostante sia uno dei più accesi sostenitori del risparmio energetico, Berlino non ha ancora un piano vincolante per ridurre drasticamente il consumo energetico. Alla fine di luglio, ha emesso una serie di raccomandazioni , alcune delle quali, a suo avviso, diventeranno legalmente vincolanti. Il governo ha invitato gli edifici pubblici e gli edifici per uffici a smettere di riscaldare "stanze in cui le persone non trascorrono regolarmente il tempo", come corridoi e grandi atri. Ha anche raccomandato alle grandi industrie di attuare misure di risparmio energetico che "ripaghino economicamente entro due anni". Per sostenere le famiglie nel risparmio energetico, Berlino ha anche eliminato l'obbligo per gli inquilini di mantenere una temperatura minima negli appartamenti. 

In assenza di regole vincolanti, numerose città e stati tedeschi hanno adottato misure proprie, ad esempio riducendo l'illuminazione stradale e fissando limiti di temperatura negli edifici pubblici. La capitale sta spegnendo i riflettori che illuminano 200 tra i suoi edifici storici e monumenti, mentre la Baviera ha emesso un proprio piano per risparmiare energia negli edifici della pubblica amministrazione.

Polonia 

All'opposto della Spagna, "Varsavia non ha presentato un piano nazionale per risparmiare energia". Con le forniture di gas russe già a zero, gran parte del dibattito politico polacco è incentrato sulla minaccia di un'incombente carenza di carbone che potrebbe lasciare alcune famiglie incapaci di riscaldarsi questo inverno. Il primo ministro Mateusz Morawiecki a luglio ha chiesto ai polacchi di isolare le loro case prima di quella che ha definito una stagione di riscaldamento "difficile". Nello stesso discorso, Morawiecki ha annunciato che il Paese avrebbe stanziato "altri miliardi" per dare sussidi ai proprietari di case per un migliore isolamento e l'acquisto di sistemi di riscaldamento più puliti. Misure che l'opposizione ha criticato perché poco incisive rispetto all'emergenza. Gli analisti temono che in inverno, la Polonia si potrebbe trovare a corto di ben 2 milioni di tonnellate di carbone.

Italia 

Infine, il Belpaese. Politico segnala che nonostante gli impegni a voce del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, e le indiscrezioni uscite sulla stampa, l'Italia non ha provveduto ancora a redigere un vero e proprio piano. Il motivo, sembra indicare il quotidiano di Bruxelles, potrebbe essere ricercato nella campagna elettorale in corso: "Con il Paese che si dirige verso le elezioni di settembre, è probabile che la questione cada in grembo alla nuova amministrazione".  

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