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Lunedì, 8 Agosto 2022
Caro carburanti

La guerra "premia" i big della benzina: 13 milioni al giorno di profitti extra solo in Italia

Lo studio di Greenpeace: dall'inizio del conflitto in Ucraina 3 miliardi di incassi aggiuntivi in Europa

Dall'inizio del conflitto in corso in Ucraina, le compagnie petrolifere hanno guadagnato almeno 3 miliardi di euro di profitti extra (in gergo "windfall profit") dalla vendita di diesel e benzina in Europa. Più di un decimo di questi guadagni, che si aggiungono a quelli mediamente incassati dall'industria del settore, è stato registrato in Italia, con una media di 12,5 milioni di euro al giorno. È quanto emerge da una nuova analisi commissionata da Greenpeace Central and Eastern Europe.

Nel solo mese di marzo, stando allo studio, l'industria petrolifera ha incassato una media di 107 milioni di euro di entrate extra al giorno (94 dalla vendita di diesel e 13 da quella di benzina), mentre i cittadini di tutta Europa sono stati vessati da aumenti senza precedenti del costo dei carburanti. In Italia le entrate extra delle compagnie petrolifere nel mese di marzo sono state in media di 387,5 milioni di euro, pari a 12,5 milioni al giorno (10,4 dalla vendita di diesel e 2,1 da quella di benzina).

Sebbene i prezzi del greggio siano aumentati da gennaio a marzo di 19,38 centesimi di euro al litro, l'aumento più significativo ha riguardato i prodotti raffinati come il diesel, che ha registrato +30/31 centesimi al litro, e +36,52 alle stazioni di rifornimento. Anche i prezzi della benzina hanno seguito un trend simile ma più debole. L'analisi di Greenpeace mostra come le multinazionali del petrolio stiano sfruttando la situazione di crisi per assicurarsi enormi margini di profitto lungo la filiera, mentre la base media dei loro costi resta poco intaccata.

"È inaccettabile che mentre milioni di persone in Europa lottano contro l'aumento delle spese per carburante ed energia senza precedenti, le compagnie petrolifere stiano facendo salire i prezzi per trarre profitti record dalla guerra e dalla crisi energetica che loro stesse hanno contribuito ad alimentare", dichiara Federico Spadini, campagna trasporti di Greenpeace Italia. "L'Unione Europea deve fermare chi sta approfittando della situazione e tassare questi enormi profitti, utilizzando le entrate ottenute per sostenere le famiglie più colpite e accelerare la transizione del settore dei trasporti verso forme di mobilità sostenibile e indipendente dal petrolio", aggiunge.

La Commissione europea ha già proposto agli Stati di procedere con una misura di questo tipo per finanziare un fondo di aiuti per famiglie e imprese colpite dai rincari. L'Italia è stata tra i primi a muoversi in tale direzione, con una tassa sugli extra-profitti, "che però deve essere rivista e migliorata perché è troppo timida sul contributo richiesto (appena il 10 per cento degli extra-profitti) e poco focalizzata sulle aziende dei combustibili fossili, che alimentano il conflitto in corso", sostiene Greenpeace. L'ong chiede anche che Bruxelles indaghi per valutare se "i recenti aumenti dei prezzi dei carburanti" non siano dovuti ad accordi di cartello o di fissazione dei prezzi". 

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