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Martedì, 7 Febbraio 2023
Pro e contro

Come funziona il price cap Ue e quali effetti (e limiti) ha

Dopo mesi di trattative i Paesi membri hanno trovato un accordo sul meccanismo per evitare speculazioni, ma Bruxelles teme rischi di mercato ed è pronta a ritirarlo prima che entri in funzione

Dopo mesi di trattative i Paesi membri dell'Unione europea sono riusciti a raggiungere un difficile accordo sul cosiddetto "meccanismo di correzione del mercato", un sistema pensato per imporre un tetto massimo al prezzo di importazione del gas nel blocco. Il provvedimento, pensato per rispondere alla crisi scatenata dalla guerra in Ucraina e far abbassare i costi delle bollette dei cittadini, è stato acclamato dai Paesi come l'Italia, ma accolto con scetticismo da diversi esperti e attori del mercato.

Come funziona il meccanismo

Il tetto potrà scattare a partire dal 15 febbraio 2023 se i prezzi del gas scambiato al Ttf di Amsterdam (l'indice di riferimento per il gas del blocco) supereranno i 180 euro per megawattora per tre giorni. In aggiunta a questa condizione i prezzi dovranno essere superiore di 35 euro anche rispetto a un prezzo di riferimento basato sulle valutazioni dei prezzi del Gas naturale liquefatto (Gnl), sempre per tre giorni. In questo modo il price cap, che è molto inferiore ai 275 euro inizialmente proposti dall'esecutivo comunitario, sarà dinamico e legato anche allo 'spread' con i prezzi del gas acquistato sui cosiddetti mercati spot.

Una volta scattato, il tetto impedirebbe di effettuare scambi sui contratti front-month (a un mese), three-month (a tre mesi) e front-year (a un anno) a un prezzo superiore di oltre 35 eur/MWh rispetto al prezzo di riferimento del Gnl, ma questo limite non potrà mai scendere sotto i 180 euro in totale, anche nel caso in cui il gas liquefatto dovesse essere molto più economico. Il limite di prezzo si applicherà per almeno 20 giorni lavorativi ma si disattiverà automaticamente se i prezzi scenderanno al di sotto di 180 eur/MWh per tre giorni. Il tetto si applicherà a tutte le piattaforme virtuali di scambio di gas nell'Ue ma, almeno inizialmente, non riguarderà eventuali scambi privati che potranno essere fatti al di fuori delle borse. Secondo Bruxelles questo rappresenterà una valvola di sicurezza per le forniture critiche ma non c'è il rischio che tutti passino ai mercati privati per evitare il tetto.

Perché è stato necessario questo tetto

Prima dell'invasione dell'Ucraina il 24 febbraio, a cui sono seguite le sanzioni occidentali, la Russia forniva circa il 40% del gas europeo. Di questo, circa il 65% proveniva dal gasdotto Nord Stream che arriva in Germania e il resto attraverso i gasdotti via Ucraina. Le forniture attraverso l'Ucraina continuano, ma sono a rischio, mentre le forniture di gas attraverso il Nord Stream sono ferme dalla fine di agosto in seguito alla chiusura dei rubinetti da parte di Gazprom e poi alle esplosioni avvenute nelle condutture. Per questa ragione i Paesi Ue hanno dovuto sostituire gli acquisti negoziati in passato con la Russia di Vladimir Putin a condizioni molto vantaggiose, con acquisti sul libero mercato, dove l'aumento della domanda ha fatto schizzare i costi, che sono cresciuti ancora di più a causa di chiare speculazioni.

Le critiche al piano

Per evitare le speculazioni diversi Stati tra cui Italia, Spagna e Belgio, si sono battuti per ottenere un tetto al prezzo agli acquisti, ma da subito hanno trovato la forte opposizione dei Paesi come Germania e Olanda che temono che ponendo limiti al prezzo di importazione del gas i fornitori potrebbero preferire vendere i loro idrocarburi ad altre nazioni, lasciando a secco l'Europa. Queste sono in parte anche le preoccupazioni degli operatori del mercato, che non gradiscono quella che ritengono una interferenza del pubblico troppo invasiva.

In una nota inviata alla Commissione l'Intercontinental Exchange (Ice), che ospita le contrattazioni del gas Ttf, ha chiesto a Bruxelles di non procedere con la sua proposta sostenendo che potrebbe indurre i fornitori a smettere di vendere i futures su quella piattaforma di scambio, con conseguente aumento dei prezzi. L'Associazione delle Borse europee dell'energia ha affermato che il piano Ue potrebbe rappresentare un grave rischio per la stabilità finanziaria dei mercati energetici europei e indurre le utility a passare a un trading privato più rischioso per evitare il tetto. Timm Kehler, amministratore delegato del gruppo tedesco dell'industria del gas Zukunft Gas, ha definito l'intera impresa una "illusione politica", che non "sopravviverà alla prova della realtà". "In un'economia di mercato, i prezzi sono determinati dalla domanda e dall'offerta, e non da decreti politici", ha affermato.

Il problema delle scorte

Quest'anno l'Unione europea è riuscita a riempire le riserve fino a un picco del 96% a novembre, per cercare di garantire forniture invernali sufficienti. Con la chiusura dei gasdotti russi il modo più ovvio per aumentare le forniture adesso è il Gnl, che arriva su navi cargo da Paesi come gli Stati Uniti. Per questo nazioni come la Germania, la Polonia e i Paesi Bassi hanno costruito o stanno ampliando i loro terminali di rigassificazione che possono ricevere imbarcazioni cariche di gas liquefatto da tutto il mondo. Secondo le previsioni le capacità di importazione di Gnl di Europa e Regno Unito aumenteranno di circa il 25% entro la fine del 2023 rispetto ai livelli del 2021, secondo i dati compilati dalla U.S. Energy Information Administration.

Ma il gas va comunque comprato e avere impianti non garantisce di avere approvvigionamenti. Quest'anno, a causa della minore domanda e dei prezzi elevati, gli acquirenti cinesi hanno evitato in larga misura il mercato spot del Gnl e alcuni carichi destinati agli acquirenti asiatici sono stati dirottati in Europa. Ma non è detto che il prossimo anno accada lo stesso e la domanda potrebbe essere altissima a livello mondiale, portando i prezzi a schizzare in aria.

Ue pronta al dietrofront

La Commissione ha avvertito di essere pronta a cestinare il meccanismo se dovesse creare problemi di approvvigionamento. La commissaria per l'Energia, Kadri Simson, lo ha detto chiaramente nella conferenza stampa dopo il Consiglio di ieri in cui è stato trovato l'accordo. L'esponente dell'esecutivo ha garantito che la Commissione "è pronta a sospendere, ex-ante, l'attivazione del meccanismo" se una prossima relazione dell'Esma, l'autorità di vigilanza sui mercati dell'Ue, e dell'Acer, l'autorità di regolamentazione dell'energia, insieme all'analisi della Banca Centrale Europea, "dimostreranno che i rischi superano i benefici".

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