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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Il documento

Ue verso tetto a rinnovabili e nucleare (e non al gas), e tagli ai consumi elettrici

A Bruxelles circola la bozza su cui la Commissione europea sta lavorando per contenere i costi delle bollette. Bocciato (per ora) il modello spagnolo

Il modello iberico non conviene. Anziché sul gas, è meglio fissare un tetto al prezzo di rinnovabili, nucleare e carbone. Una misura che da un lato potrebbe consentire agli Stati di risparmiare denaro da riutilizzare per sostenere i consumatori più esposti al caro bollette. E dall'altro, da accompagnare con provvedimenti che non limitino solo il consumo del gas, come già concordato, ma anche quello più generale di energia elettrica. È quanto emerge da un documento di lavoro della Commissione europea (un non-paper nel gergo di Bruxelles) che dovrebbe trasformarsi nella proposta annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen per constrastare l'effetto dei rincari energetici sull'economia Ue.

Il documento, pubblicato da Euractiv e citato anche da Politico, contiene una serie di schede che affrontano i pro e i contro delle varie proposte emerse in questi mesi per far fronte ai rincari delle bollette per famiglie e imprese. Tra queste c'è il cosiddetto modello iberico, quello attuato dal 15 giugno scorso da Spagna e Portogallo, i quali hanno potuto attuare un tetto al prezzo del gas all'ingrosso con l'obiettivo di frenare la "trasmissione" dell'impennata dei prezzi del gas sui consumatori finali. Come è noto, infatti, il prezzo dell'elettricità in Europa viene determinato dal costo della fonte più costosa, in questo caso il gas naturale: chi vende elettricità, anche se viene prodotta dal solare o dal nucleare, lo fa allo stesso prezzo delle centrali a gas.  

Nel documento, la valutazione che viene fatta dalla Commissione è che il modello iberico ha in effetti avuto finora effetti positivi nel contenere gli aumenti in bolletta (che sarebbero stati ben più alti senza il price cap), ma ha portato anche a un aumento dei consumi di gas. Inoltre, lo schema iberico prevede che la differenza tra costo reale del gas e quello fissato dal tetto venga ricompensato alle centrali. Tale compensazione viene pagata dagli stessi consumatori in bolletta. Il governo spagnolo, dati alla mano, sostiene che anche così famiglie e imprese stanno versando meno di quanto avrebbero fatto senza price cap. Ma stando alla valutazione di Bruxelles, questo schema allargato a tutta l'Ue comporterebbe alla lunga costi insostenibili che annullerebbero gli effetti benefici. E inoltre darebbe un vantaggio a Paesi collegati alla rete Ue come Regno Unito e Svizzera che potrebbero comprare elettricità a buon mercato da noi senza però sostenere i costi di compensazione. Insomma, un carne che si morde la coda, secondo i funzionari europei.

Da qui, la proposta di andare a colpire non il gas, ma le tecnologie di generazione elettrica cosiddette “inframarginali”, ossia rinnovabili, nucleare e lignite (carbone), che hanno costi operativi inferiori a chi produce l'oro blu. Come dicevamo prima, le imprese energetiche che utilizzano tali tecnologie per generare elettricità e venderla, hanno realizzato anch'esse profitti enormi (solo in Germania è stato calcolato che l'industria fotovoltaica abbia realizzato oltre 2 miliardi extra profitti tra dicembre 2021 e gennaio 2022, prima ossia della guerra in Ucraina). E non a caso, quando si è parlato di tassare gli extra profitti dei giganti del gas, molti esperti hanno indicato che tale imposta dovrebbe riguardare anche altre centrali, come quella fotovoltaiche o nucleari. 

Nel suo documento, la Commissione dice chiaramente che la sua proposta esclude qualsiasi tassa sugli extra profitti. E anzi, che l'ha già adottata, come l'Italia, dovrebbe porvi fine. Per Bruxelles, il suo price cap generebbe risparmi non direttamente in bolletta, ma alle casse degli Stati membri. Per questo, nel suo piano, le risorse risparmiate dai governi centrali devono servire a misure per aiutare consumatori "selezionati", ossia quelli più esposti ai rincari. 

Al fianco di queste misure (price cap e aiuti anti-rincari), Bruxelles propone anche "misure di riduzione della domanda per il consumo di energia elettrica". Già nel pieno dell'estate, Commissione e Stati membri avevano trovato a fatica un accordo per ridurre del 15% i consumi di gas in inverno. Ora, l'esecutivo Ue raddoppia e chiede che anche i consumi elettrici vengano ridotti: la riduzione della domanda di elettricità, scrive Euractiv, "potrebbe essere ottenuta attraverso gare d'asta per il risparmio di una certa quantità di elettricità, in modo simile alle proposte presentate a luglio per ridurre i consumi di gas. Per le famiglie, la riduzione potrebbe essere incentivata remunerando i consumatori per la riduzione del consumo di energia".

Sul fatto che quest'ultima misura possa funzionare, diversi esperti si erano già espressi in modo negativo nelle settimane scorse. Invece, il price cap sulle tecnologie inframarginali era stato indicato come una soluzione più indicata rispetto al tetto sul gas, soprattutto negli ambienti più scettici verso questo tipo di intervento, soprattutto in Germania e Olanda. Nel documento della Commissione, poi, non si parla di riforma del mercato del gas.  

Se la bozza si trasformerà in una proposta vera e proprio lo si saprà nei prossimi giorni. Di solito, ai "leak" sui media seguono serrati negoziati tra i governi Ue nelle chiuse stanze di Bruxelles prima che i "draft" finiscano in un documento definitivo finale. Proprio in queste ore, la presidente von der Leyen ha parlato della necessità di introdurre un tetto sul gas, specificando però che si tratterebbe solo di quello russo. Un po' come sta facendo il G7 per il petrolio.

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