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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Le trattative

Price cap a 'forbice' sul gas e legato a nuovi indicatori, il possibile compromesso Ue

La pressione su Bruxelles affinché imponga un tetto al prezzo degli acquisti dai Paesi fornitori si fa sempre più forte, si cerca una soluzione tecnica per raggiungere un consenso tra i Ventisette

La pressione sulla Commissione europea affinché trovi un compromesso per riuscire a proporre un tetto al prezzo di acquisto del gas del blocco si fa sempre più forte. Oggi al Consiglio Ue straordinario sull'Energia il tema, che non era in testa all'agenda dei lavori, di fatto è stato quello centrale nelle trattative tra i Ventisette. "Siamo in guerra energetica con la Russia”, una guerra “che ha anche forti effetti sulla nostra industria”, ha detto Jozef Sikela, ministro dell'Industria della Repubblica Ceca, Paese che detiene la presidenza di turno dell'Ue. E in una guerra servono provvedimenti eccezionali, come quelli che chiede il blocco di 15 Stati di cui fa parte l'Italia.

“Il prezzo non riflette la legge di domanda e offerta, ormai segue un meccanismo suo, speculativo”, ha lamentato Roberto Cingolani al termine di quella che potrebbe essere la sua ultima riunione come ministro dell'Energia a Bruxelles. Come ha spiegato il ministro “la priorità adesso è abbassare i prezzi. Ma c'è una seconda priorità: evitare che questa azioni porti a una carenza di forniture”.

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Ed è questa la preoccupazione dei governi contrari al price cap, guidati dalla Germania, che ha scelto di procedere da sola, imponendo si un price cap, ma pagano con i soldi pubblici ai fornitori la differenza di prezzo, con un provvedimento che costerà 200 miliardi di euro e che di certo non è alla portata di tutti. La paura è che imponendo un tetto ai prezzi di acquisto del gas, i Paesi fornitori potrebbero decidere di rivolgersi ad altri acquirenti, lasciando l'Europa a corto di idrocarburi, magari non al momento che le scorte sono a un ottimo livello, ma in futuro.

Il compromesso potrebbe essere quello di proporre più che un tetto fisso, una forbice, un range di prezzi ritenuti accettabili dall'Europa, e che questo range siano legati ad indicatori indipendenti, che quindi risultino ragionevoli ai mercati. “Si tratta di indicizzare il costo del gas a qualcosa di diverso dal Ttf e lavorare su una media di grandi indicatori di riferimento come Henry Hub o Brent e altri. Si è pensato che può essere realizzata una forchetta tra un prezzo minimo e un prezzo massimo in cui possa esservi una variazione seguendo il mercato e non insegua una variazione fuori controllo”, come avviene attualmente, ha spiegato Cingolani. Al momento è nel Ttf olandese, il punto di scambio virtuale del gas, che viene fissato il costo. Ma è lì anche che sta schizzando a livelli ritenuti non accettabili. Per questo ora si pensa di rivolgersi ad altri indicatori, ritenuti più affidabili, come lo statunitense Henry Hub o il Brent, che viene solitamente utilizzato per il petrolio ma ora ha sempre più influenza anche sulle valutazioni del gas.

Il range di prezzi (che comunque sarebbe un tetto, visto che è quello massimo che conta) non sarebbe fisso ma legato al giudizio di osservatori internazionali. Resta il fatto che in un sistema di libero mercato non è detto che un Paese esportatore, come l'Algeria, la Norvegia o l'Azerbaigian ad esempio, accetti di abbassare i propri prezzi di vendita, e per questo potrebbero rivolgersi ad altri mercato. Ma come si dice l'unione fa la forza. Se l'Ue riuscisse a concordare una posizione comune, sarebbe difficile che un fornitore di gas sarebbe disposto a perdere un mercato così importante, e finirebbe per cedere alle sue richieste, soprattutto se percepite come tutto sommato ragionevoli.

Alla Commissione l'arduo compito di mettere sul tavolo una proposta concreta, e di farlo in tempi brevissimi, visto che è attesa già sul tavolo del Consiglio europeo informale che si terrà a Praga la settimana prossima, il 6 e 7. Ma l'esecutivo comunitario resta scettico sulla misura, e secondo la commissaria all'Energia, Kadri Simson, un tetto generalizzato al prezzo del gas all'ingrosso “è una opzione legittima, ma è un intervento radicale che nel mercato implica condizioni unilaterali non negoziabili”. Simson ha ribadito che la Commissione ritiene importante “usare il nostro potere negoziale con i produttori, per esempio vogliamo negoziare un corridoio di prezzo non un 'cap' fisso”.

Questa sarebbe la strada degli acquisti comuni, i cui la Commissione potrebbe provare a negoziare a nome di tutti un prezzo migliore acquistando in blocco, per poi dividere tra gli Stati il gas, come ad esempio si è fatto con i vaccini. Ma ancora più che con i vaccini c'è il rischio che poi si creino frazioni pesanti fra i governi al momento della divisione delle scorte. La strada insomma è in salita ma la sensazione è che oramai sul tema non si torna indietro e un compromesso in qualche modo verrà trovato. Ma le trattative saranno dure e, come spesso accade, potrebbero portare a un compromesso troppo annacquato che rischierebbe alla fine di deludere tutti.

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