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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Caro energia

Perché i prezzi del gas sono tornati ai livelli pre-guerra

Sulla piazza di Amsterdam sembra tornata la calma, anche se il megawattora costa ancora il quadruplo di un anno fa

Il costo del gas naturale è tornato ai livelli precedenti alla guerra in Ucraina: all'apertura dei mercati di martedì 24 maggio, la piazza di Amsterdam, riferimento per l'Europa, faceva segnare un prezzo di 87 euro per megawattora, lo stesso toccato alla vigilia dell'invasione russa. Certo, il combustibile costa ancora caro, il quadruplo rispetto a un anno fa, ma rispetto al picco record di 345 euro registrato a marzo si tratta di una buona notizia.

Per gli analisti, le ragioni del calo dei prezzi vanno cercate nell'aumento delle forniture di gas naturale liquefatto, nel clima mite che ha ridotto i consumi per riscaldamento, nella maggiore produzione eolica europea che sta sostituendo la domanda di gas, oltre che dalla relativa calma negli approvvigionamenti via gasdotto dalla Norvegia e della stessa Russa (escluse le note turbolenze nei confronti di Polonia, Bulgaria e Finlandia).

Le scorte "si stanno riempiendo rapidamente mentre il Continente corre per sostituire le forniture russe - scrive Gas Intelligence - Le scorte erano a circa il 43% della capacità lunedì (23 maggio, ndr), rispetto alla media quinquennale del 46% per questo periodo dell'anno". Le buone notizie dai magazzini sarebbero mertio delle navi di gnl, che "continuano a dirigersi verso l'Europa nordoccidentale per la rigassificazione", spiega Lu Ming Pang, analista di Rystad Energy, segnalando le ripercussioni di queste rotte sull'Asia, dove i prezzi invece sono in aumento.

"In Europa sta arrivando così tanto gnl che i venditori lo stanno offrendo a uno sconto per assicurarsi gli slot di consegna disponibili", scrive ancora Gas Intelligence, che aggiunge: "Anche il clima mite e la maggiore produzione eolica nel Continente stanno riducendo la domanda di gas naturale. Le forniture di energia rimangono scarse, tuttavia, poiché dodici reattori nucleari rimangono offline per manutenzione in Francia, uno dei principali esportatori di elettricità per l'Europa". 

Secondo il Sole 24 Ore, a determinare una certa serenità sul mercato europeo del gas ha pesato anche la risoluzione (provvisoria) del problema del pagamento del gas russo in rubli. Prima l'Eni, seguita da altre compagnie europee come le tedesche Uniper e Rwe, hanno potuto effettuare i pagamenti a Gazprom in scadenza a maggio aprendo un doppio conto (uno in euro, l'altro in rubli) presso la banca controllata dal gigante russo del gas, Gazprombank. In questo modo, sostengono Italia e Germania, si è potuto rispettare l'obbligo di pagamenti in rubli per le imprese straniere deciso dal presidente Vladimir Putin per proteggere la moneta nazionale delle sanzioni Ue, ma anche evitare di violare le stesse sanzioni di Bruxelles, per la precisione quella che vieta rapporti con la banca centrale russa.

Non è chiaro se tale soluzione sia condivisa o meno dalla Commissione europea, che è rimasta sul vago finora, salvo sventolare il rischio di una procedura d'infrazione. Fatto sta che il timore che le compagnie Ue non riuscissero più a pagare Gazprom potesse portare a un improvviso stop alle forniture aveva contribuito a tenere i prezzi alti. Superata questa impasse, almeno per ora, i governi possono proseguire a riempire le scorte, che si stanno riavvicinando alle medie stagionali (46%). Entro ottobre, bisognerà arrivare all'80%, secondo quanto richiesto da Bruxelles. Per il Sole, rispettare questo target "potrebbe non essere una passeggiata": le nubi si saranno pure diradate in questi giorni, ma i possibili elementi di incertezza sul mercato restano. A partire dal fatto che la guerra è ancora in corso.

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